Mazzola, il gol capolavoro alla Svizzera

Mazzola, il gol capolavoro alla Svizzera

Mazzola, il ct. Valcareggi e Capello nel centro tecnico di Coverciano (Wikimedia commons)

Palleggi da funambolo, la rete, la gioia degli emigrati

Le partite celebrative all’indomani di un grande successo, di una coppa messa in bacheca, di una stella cucita sulla maglia, sono sempre ad alto rischio. Perché alla fine si tratta di amichevoli, la tensione non è quella di un impegno agonistico e le teste dei calciatori sono ancora ferme al momento magico della vittoria. Spesso queste partite organizzate per offrire un’occasione di trionfo a una squadra davanti al proprio pubblico finiscono malissimo.



La formazione dell'Italia nella partita di Berna (dalla pagina Fb Cesare Sama)

Rischiò di andare così anche nell’autunno del 1970 quando la Nazionale italiana, reduce dal secondo posto al mondiale del Messico e dalla vittoria nella semifinale con la Germania, andò a Berna per giocare un’amichevole con la Svizzera, a quell’epoca non una squadra di primo piano. Tutte le volte in cui l’Italia andava a giocare in paesi meta dell’emigrazione italiana – come la Svizzera di quegli anni – la partita si riempiva di significati che andavano ben oltre lo sport, come narrato in infiniti film, da “Pane e cioccolata” con Nino Manfredi fino al più leggero “Mezzo destro mezzo sinistro” con Andrea Roncato.


Stretta di mano fra i capitani (dal sito Il Nobile calcio)

Non era un mistero per nessuno che gli italiani all’estero si trovassero in una situazione di inferiorità economica e di sudditanza psicologica nei confronti del Paese che li ospitava. Il calcio era l’unico strumento di rivincita. L’arrivo degli azzurri era salutato da manifestazioni di piazza fra l’ingenuo e il commovente, come se davvero una vittoria dell’Italia potesse cambiare le sorti di una vita lontana da casa.


Mazzola attorniato dai tifosi a Rotterdam (cr. Anefo Wikimedia commons)

Di tutti questi significati si caricò Svizzera-Italia del 17 ottobre 1970, prima uscita azzurra dopo il secondo posto al mondiale messicano. Nessuno, ripensandoci dopo tanto tempo, prese davvero sul serio l’impegno, organizzato anche in preparazione ai futuri campionati europei. Doveva essere una sgambata ma non lo fu. Nessuno aveva voglia di spremersi troppo e ancora meno di rischiare un infortunio. E andò di conseguenza. Una Svizzera che partiva intimidita dall’Italia (il solo nome di Riva evocava una minaccia incombente e incontenibile) prese coraggio e andò in vantaggio dopo un quarto d’ora, anche se in modo fortunoso. Tiro da trenta metri, deviazione involontaria di Cera a spiazzare Albertosi.


Riva in azione (dalla pagina Fb La nostra serie A negli anni 70)

La reazione dell’Italia? Poca cosa, la partita si trascinò senza emozioni rischiando di infliggere un’ulteriore umiliazione agli immigrati italiani che riempivano lo stadio di Berna. Ma a volte i miracoli accadono. Accadde quel pomeriggio d’ottobre in Svizzera, quando, a 5 minuti dalla fine, un’azione che sembrava destinata a finire nel nulla portò la palla sui piedi di Sandro Mazzola al limite dell’area, in posizione centrale. Un palleggio, un secondo palleggio di prima, un terzo, un quarto, un quinto, poi pallone appoggiato a terra e tiro di destro a infilarsi accanto al palo più lontano con il portiere elvetico che non si muove nemmeno, conscio di non poter fare nulla.



La partita inutile generò uno dei gol più belli di sempre, il più bello di Mazzola che se ne rese conto subito esultando con la gioia di un bambino. Una palla innocua trasformata tutta al volo con l’abilità di un giocoliere, un’azione funambolica mai vista prima considerando che Maradona nel 1970 aveva dieci anni e in Europa nessuno sapeva della sua esistenza.


Una foto storica: Mazzola, Rivera e Lo Bello in Inter-Milan (cr. Salvo Consoli 2 Wikimedia commons)
 
Nel dopo partita Sandro Mazzola forse peccò in retorica dicendo di avere segnato quel gol meraviglioso nel nome dei nostri immigrati costretti a una vita grama ma almeno per quella volta la retorica non fece male a nessuno, anzi. Davvero gli italiani in Svizzera il lunedì successivo ritornarono tutti ai loro lavori rimpiangendo la patria lontana ma almeno quella sera poterono dire con orgoglio che Sandro Mazzola era uno dei loro.


Ystomin contro Netzer nella finale europea del 1972 (dalla pagina Fb Tas Shabbir)

Quanto ai successivi campionati europei, l’Italia vinse il girone di qualificazione ma uscì nei quarti ad opera del Belgio che ospitò la finale a Bruxelles: Germania ovest contro Urss. Vinsero i tedeschi 3-0 e scorrendo la formazione dei bianchi si ritrovano oggi i nomi dei campioni che due anni più tardi avrebbero vinto il mondiale di Monaco, rimandando le velleità dell’Olanda dei fenomeni.

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