Quando Riva imitò un angelo
Gigi Riva in tuffo di testa durante la partita Italia-Germania Est (3-0), 22 novembre 1969. Foto d'archivio giornalistico (ANSA). Immagine riprodotta per finalità culturali e senza fini di lucro ai sensi dell'Art. 70 della Legge n. 633/1941.
Qualificazioni 1970, il gol in tuffo diventato leggenda
Se un calciatore viene soprannominato Rombo di tuono un motivo ci dev’essere e dev’essere anche di quelli buoni. Era il soprannome di Gigi Riva, probabilmente il più potente attaccante che il calcio italiano abbia mai avuto, uno sportivo dal talento immenso, dal fisico possente ma anche un grande uomo, capace di portare riconoscenza e per il quale la parola data era legge.
Gigi Riva è stato il simbolo di un’epoca particolare del calcio italiano e anche della società tutta, da poco uscita dal miracolo economico e sul punto di entrare, senza rendersene conto, negli anni di piombo e delle stragi di Stato. Riva era il campione che si era fatto da solo, arrivato da un paese del profondo nord da una famiglia di modeste condizioni. Trovò il riscatto nel calcio, prima poco distante da casa, poi a Cagliari dove fu portato per l’intuito della dirigenza sarda che lo pagò 37 milioni di lire, cifra con cui nei primi anni 60 si compravano quattro appartamenti.

Gigi Riva con la maglia del Cagliari (circa 1970). Fonte: Archivio storico / Wikimedia Commons. Foto a bassa risoluzione. Opera nel pubblico dominio in Italia (ai sensi dell'art. 92 della Legge 633/1941).
Poteva sembrare una soluzione rimediata, provvisoria, in attesa del ritorno in qualche grande club del nord; fu la scelta di tutta una vita. Riva trovò a Cagliari la sua nuova casa e nei cagliaritani la sua famiglia. Non avrebbe mai più lasciato la Sardegna, vestendo solo la maglia del Cagliari e, in alternativa, l’azzurro della Nazionale.
I 37 milioni erano una bella cifra ma, come dicono gli americani, “paid in full”, conto saldato. Riva accompagnò il Cagliari in serie A dove la squadra abbandonò il ruolo del comprimario per assumere quello di protagonista. I suoi gol smisero di fare notizia, anzi erano una notizia le partite in cui non la metteva in fondo alla rete. Era il 1970 quando il Cagliari di Riva e Scopigno festeggiò lo scudetto, titolo mai più avvicinato in seguito. Logico che anche la squadra nazionale si accorgesse di Gigi, anzi in Nazionale diventò un punto fermo portando a casa l’Europeo del 1968.

Gigi Riva e l'allenatore Manlio Scopigno durante un allenamento dell'Unione Sportiva Cagliari. Fine degli anni 1960. Fonte: L'Unione Sarda / Archivio storico editoriale Autore: Sconosciuto / Non indicato Licenza: Questa fotografia è nel pubblico dominio in Italia poiché il copyright di 20 anni per le fotografie generiche/semplici è scaduto (Art. 92 della Legge 22 aprile 1941 n. 633).
In questo periodo d’oro si profilò all’orizzonte un traguardo più importante, il mondiale del 1970 in Messico. Per conquistarlo bisognava però qualificarsi e, a differenza di quello che accade oggi, un mondiale senza l’Italia non era nemmeno pensabile. Nel 1970 la Coppa Rimet – come si chiamava allora il Campionato del mondo di calcio – era davvero riservato solo ai migliori e non a chiunque come avviene adesso, e l’Italia per andare in Messico aveva l’obbligo di vincere un girone composto da sole altre due squadre, per altro non di primissimo piano: il Galles e la Germania est.
Formazione della Nazionale Italiana di calcio prima dell'incontro con la Germania Est Autore: Sconosciuto / Agenzia di stampa italiana dell'epoca Fonte: Foto d'archivio di cronaca giornalistica (1969) Licenza: Pubblico dominio (PD-Italy)
Il Galles venne sconfitto sia in trasferta sia in casa (4-1 a Roma) ma la Germania est – la DDR come veniva chiamata – si rivelò più ostica del previsto, vincendo due volte con il Galles ma soprattutto pareggiando in casa 2-2 con gli azzurri. Si arrivò all’ultima partita con la qualificazione in teoria ancora incerta.
Campo designato, lo stadio di Napoli, tradizionalmente fortunato per la Nazionale. Unico risultato utile in quel 22 novembre 1969, la vittoria. Le cose presero subito il verso giusto con Mazzola in gol dopo 7 minuti, e ne passarono solo 25 quando Domenghini – altro gioiello del Cagliari – raddoppiò. Ma le emozioni non finirono lì. Venne la volta di Riva. Volata di Domenghini sulla fascia destra, cross dal limite dell’area in apparenza avventato perché nessun azzurro appariva in grado di arrivarci. E invece.
Invece a inseguire quel pallone dal lato opposto del campo c’era proprio Gigi Riva. Rombo di tuono capì subito che con i piedi non ci sarebbe mai arrivato ma non per questo rinunciò. Si lanciò testa in avanti e colpì la palla assumendo una posizione a braccia larghe che lo faceva assomigliare ad un angelo in volo. Un colpo perfetto a spiazzare il portiere tedesco Croy che tentò un intervento riuscendo solo a sembrare goffo.
Un gol pazzesco per il quale venne coniata l’espressione “colpo di testa a volo d’angelo”. Gigi Riva esultò a modo suo, cioè in maniera contenuta, come a voler dire “ho fatto il mio dovere, il mio mestiere è fare gol”, senza mettere in conto di avere segnato una rete di fattura eccezionale, tale da essere ricordata per decenni. Ben altra sarebbe stata la studiata esultanza dei campioncini di oggi, come messo di recente in risalto da Paolo Ziliani in un bell’articolo su “Il Fatto quotidiano”. Calciatori che con il talento di Riva hanno poco a che spartire.
Morale della favola: Italia batte DDR 3-0 e qualificazione centrata. Quello che è venuto dopo è storia. Italia stentata nel girone iniziale in Messico – anche perché Riva non segnò mai -, risveglio nei quarti contro il Messico, poi la più grande partita di sempre in semifinale contro la Germania con Riva che marcò il gol del 3-2 in uno spunto personale degno di un film di Frank Capra e della generosità di un eroe buono alla Bud Spencer. Poi venne il Brasile di Pelè e non ce ne fu più per nessuno.

Il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat riceve la Nazionale di calcio al Quirinale, con Gigi Riva. Palazzo del Quirinale, Roma, 1970. Autore: Fotografo non specificato / Archivio Storico della Presidenza della Repubblica. Licenza: Pubblico dominio in Italia (opera priva di carattere creativo il cui termine di protezione di 20 anni dalla produzione, secondo l'art. 92 della Legge 633/1941, è scaduto). Fonte: Wikimedia Commons
Gigi Riva è morto in Sardegna nel 2024, tradito da quel cuore che lo aveva sorretto in una carriera sportiva unica al mondo. A tributargli una gratitudine immensa non è stata solo la Sardegna ma tutta l’Italia del calcio, orgogliosa di essere rappresentata da un uomo come lui.
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