Quelli che sono rimasti senza Mondiale

Quelli che sono rimasti senza Mondiale

Donnarumma con le mani nei capelli dopo la sconfitta con la Bosnia (dal profilo X Tele Rama)

Questi gli italiani piombati in un tempo vuoto

Nel 1958 sembrò a tutti qualcosa di innaturale che l’Italia non si fosse qualificata ai mondiali di calcio in Svezia. Due volte vincitori della Coppa Rimet – come si chiamava allora la competizione – gli azzurri restarono a bocca asciutta, in un mondiale che per la prima volta godeva di una copertura televisiva degna di questo nome.

Al netto di un possibile e immeritato ripescaggio, la terza eliminazione consecutiva da un mondiale oltre a segnare l’uscita definitiva dell’Italia dai grandi del calcio colloca in un tempo vuoto centinaia di migliaia di italiani. Proviamo a vedere chi sono questi italiani, forse una nicchia, ma, per fortuna, ancora tanti.

Quelli che la domenica pomeriggio si mettevano vicini alla radio con la schedina del Totocalcio in mano.

La schedina del Totocalcio, simbolo del calcio che fu

Quelli che almeno una volta hanno litigato in famiglia dovendo scegliere fra stadio e gita domenicale.

Quelli che andavano allo stadio in curva con un cuscino di gommapiuma e una coperta da mettere sulle ginocchia, il panino con la frittata e compravano il Ramazzotti formato mignon.

I mignon di Ramazzotti

Quelli che per tutta la vita hanno fatto il tifo per la stessa squadra, ereditata dal padre.

Quelli che al momento di andare in pensione vestivano ancora la maglia azzurra in salotto guardando la televisione.

La copertina dell'album di figurine Panini 

Quelli che conservavano gli album delle figurine Panini fra le cose più care.

Quelli che scambiavano le figurine doppie a scuola nell'intervallo a cambi esosi per gli attaccanti più famosi.

Inter anni 70, Corso è il primo a destra in piedi 

Quelli che per derby della Madonnina intendevano il confronto fra i calzettoni arrotolati di Mario Corso e le sgroppate di Giovanni Lodetti.

Quelli che sapevano che le foglie morte non erano una canzone francese ma le punizioni calciate da Corso.

Lodetti, primo a destra accosciato, in maglia azzurra

Quelli che ancora adesso chiamano gli arbitri giacchette nere anche se le giacchette degli arbitri sono di qualsiasi colore fuorché nere.

Quelli che la domenica sera tardavano ad andare a tavola per vedere il secondo tempo di una partita di serie A della quale sapevano già il risultato.

Beppe Viola conduttore della Domenica Sportiva con Graziani, Rivera e Zanetti (fermo immagine)

Quelli che dopo aver visto 90° minuto e Domenica Sprint con tutti i gol guardavano fino in fondo la Domenica sportiva sperando che ci fosse un servizio di Beppe Viola, bellissimo a prescindere dallo sport di cui si occupava. Come quando intervistò Rivera in tram.


Paolo Valenti, conduttore di 90° minuto (fotogramma)

Quelli che l’11 luglio 1982 sono scesi in strada senza sapere dove andare, anche se avevano già i capelli bianchi. Presentarsi al lavoro la mattina successiva era diventato un particolare insignificante, privo di interesse.


La partita a carte fra Pertini, Bearzot, Causio e Zoff (cr. Ansa Wikimedia commons)


Quelli che ritengono Sandro Pertini il presidente di tutti noi e lo ricordano mentre gioca a carte con Zoff, Causio e Bearzot.

Quelli che ad ogni mondiale cambiavano televisore per vederlo meglio.

Quelli che finita la scuola ingrassavano davanti al televisore mangiando patatine e bevendo birra e Coca Cola guardando le partite in compagnia.

Partita vista in compagnia al bar (dalla pagina Fb Ivy Sports & American grill) 

Quelli che le partite le guardavano al bar per poter litigare meglio.

Quelli che ricordano le formazioni delle squadre di un tempo in cui c’erano pochi stranieri ed erano tutti fenomeni. Jair e Falcao li ricordano tutti, difficile rammentare i mille stranieri del campionato scorso.

Quelli che sul risultato di una partita scommettevano un caffè corretto e non lo stipendio.

Inghilterra-Germania, finale del Mondiale 1966 

Quelli che preferiscono vedere la Germania e l’Inghilterra anziché Haiti e Curacao che, per chi non lo sapesse, non è la marca di un liquore ma un’isola nell’oceano Atlantico davanti al Venezuela. Eppure Curacao si è qualificato ai Mondiali e l'Italia no.


Case coloniali nell'isola di Curacao 

Quelli che alla fine di agosto compravano il giornale per avere notizie sulle campagne acquisti che si svolgevano fra presidenti e si concludevano con una stretta di mano. Mediamente ogni squadra muoveva 2 o 3 giocatori, l'assetto generale della formazione rimaneva per anni.

L'hotel Gallia a Milano, a lungo sede del calciomercato 

Quelli che il mercoledì sera si affrettavano a cenare perché poi c’era mercoledì sport in televisione. Spesso erano telecronache di partite di Coppa contro squadre di cui nessuno sapeva nulla, soprattutto se dell'Europa dell'est.

Quelli che non prendevano nemmeno in considerazione l’ipotesi che i figli praticassero uno sport che non fosse il calcio.

1982, Madrid, Zoff alza la Coppa del mondo

Quelli che andavano nelle pizzerie dove al muro era appesa la foto della Nazionale con Zoff che alza la coppa. Negli anni di Maradona, era un punto d'onore di ogni pizzaiolo avere nel locale una foto che lo ritraeva abbracciato a Diego Armando.

La corsa di Mazzone sotto la curva dell'Atalanta 

Quelli che ringraziano la memoria di Carlo Mazzone, a Brescia uomo prima che allenatore nella corsa sotto la curva dell’Atalanta. Dopo la sfuriata non accennò alla minima protesta contro Collina obbligato ad espellerlo. Un signore anche quando andava sopra le righe.

Enzo Jannacci e Beppe Viola (cr. lucarelli wikimedia commons e dalla pagina Fb Marino Bartoletti)

A tutti questi italiani non resta che guardare il calcio degli altri, con il televisore vecchio, senza alcuna garanzia che fra quattro anni le cose andranno meglio, ma con tanta nostalgia per Enzo Jannacci e Beppe Viola che ci spiegavano l’Italia senza prendersi sul serio.

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