Addio Sonny Rollins, era il colosso del sassofono

Addio Sonny Rollins, era il colosso del sassofono

Sonny Rollins nel 2012 al Festival jazz di Detroit (cr. NY Culture Beat Wikimedia commons)

Ci ha lasciato dopo 70 anni di carriera e 60 album

All’età di 95 anni ci ha lasciato lo scorso 25 maggio Sonny Rollins, uno tra i più grandi sassofonisti della storia del jazz. Nasce a New York, cresce ad Harlem, a dodici anni già padroneggia il sassofono tenore e pochi anni dopo suona con importanti musicisti come Thelonious Monk e Bud Powell per arrivare alla collaborazione con Miles Davis nei primi anni Cinquanta (Dig e Miles Davis and horn), che abbandonerà per iniziare un nuovo percorso artistico, realizzando alcuni dei suoi album più famosi quali Tenor Madness e Saxophone Colossus. Miles Davis lo sostituirà nel suo quintetto con John Coltrane.



Miles Davis (cr. P. Buitelaar Wikimedia commons)


La sua lunga carriera e la sua ampia esperienza artistica hanno vissuto fasi diverse, contraddistinte da una continua ricerca musicale, affiancata da una profonda sensibilità spirituale, dalla pratica dello yoga, dai viaggi in Giappone e India, dallo studio della filosofia zen, restata per lui una guida imprescindibile per tutto il suo percorso artistico.


Il lago di Saiohuji-koke vicino a Kyoto (cr. Ivanoff commonswiki) 


I musicisti a cui guarda inizialmente sono Lester Young e Coleman Hawkins e in particolare la sua interpretazione di Body and Soul, per poi avvicinarsi ai boppers fino a giungere a quel suo stile personale, potente e generoso, che caratterizza in particolare i suoi concerti dal vivo, dove davvero si ha l’opportunità di conoscere e vivere il vero Sonny Rollins.


Lester Young nel 1944 (cr. Ojon Mili Wikimedia commons)


La continua voglia e necessità di ricerca lo porta a vivere momenti di forte crisi, la più nota quando alla fine degli anni Cinquanta, nel suo momento di massimo successo, si ritira dalle scene per cercare di capire meglio la musica che voleva suonare e perfezionare: sono celebri le sue notti di studio in solitario sulla passerella pedonale del ponte di Williamsburg a New York, per poi ritornare alla ribalta jazzistica nel 1962 con uno dei suoi album più famosi, The Bridge.

Immagine aerea delle Isole Vergini (cr. Steven 595 Wikimedia commons)

La musica di Rollins è un flusso continuo e dirompente di lunghi assoli, un suono potente, dove emergono spesso i ritmi caraibici cari ai suoi genitori, originari delle Isole Vergini, insieme alle frequenti citazioni musicali, per le quali prova un fascino irrefrenabile, dense di humor, che richiamano filastrocche, marcette folk e brani di Broadway, divertendo e ammiccando il sempre vasto pubblico presente ai suoi concerti. Per comprendere meglio l’impatto musicale dei suoi concerti, imperdibile il suo disco A night at the Village Vanguard, registrato  il 3 novembre 1957.


La copertina dell'album "A night at the Village Vanguard"


Così lo ricorda Max Gordon, proprietario del locale a New York nel Greenwich Village. “Una volta chi voleva sentire Sonny Rollins doveva venire al Village Vanguard. Ha suonato al Vanguard quattro volte all’anno, tutti gli anni per dieci anni, una volta a fianco di Miles Davis, ma per lo più con un quartetto suo”.


Max Gordon nel 2012 (cr. Brianmcmillen Wikimedia commons)


Inoltre ricorda la sua presenza ad un concerto. “Finalmente comparve Sonny con un caffettano lungo fino a terra (Per Mosè – mi dissi- è ancora mussulmano), la testa rapata a zero salvo per quella croce di capelli lasciati sul cucuzzolo. Gli applausi e le grida di entusiasmo che lo accolsero furono qualcosa di memorabile”.

Numerose sono inoltre le richieste a partecipare a sessioni musicali di musicisti rock che regolarmente Rollins rifiuta, con una eccezione. Charlie Watts, il batterista dei Rolling Stones, è un grande appassionato di jazz e ha sempre dichiarato il suo amore per Rollins.



Charlie Watts, batterista dei Rolling Stones (cr. Poseidon Bild Wikimedia commons)


“Mick Jagger mi aveva chiesto di un sax tenore per Waiting for a friend e lo consigliai di chiamare Sonny, che fece quel brano e poi volle farne un altro, Neighbours, nell’album Tattoo You. Era una sovraincisione, purtroppo però non abbiamo mai suonato insieme”.

Sonny Rollins pur avanzando di età, segue sempre con attenzione le nuove tendenze della musica e così si esprime in una intervista su Musica Jazz nel 2001. “Oggi musiche come l’hip hop e il rap, piacciano o meno, sono molto più aderenti a quella filosofia di cui parlavi, sono più jazz. I rapper oggi hanno una libertà più simile a quella che noi jazzisti abbiamo cercato di affermare tanto tempo fa”.

Il Center for Research in Black Culture (cr. Beyond My Ken Wikimedia commons) 

Dopo 70 anni di carriera e 60 album, Rollins sospende nel 2012 le sue esibizioni pubbliche a causa di frequenti problemi respiratori. Nel 2017 ha donato il suo ricco archivio personale al Center for Research in Black Culture della New York City Library, un vero e proprio lascito artistico, che conserva manoscritti musicali, registrazioni audio e video, corrispondenze e scritti originali, archivio oggi aperto agli studiosi e agli appassionati.

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