Caro Francesco Guccini, ti ringrazio 

Caro Francesco Guccini, ti ringrazio 

Francesco Guccini nel 2013 al Premio Chiara (cr. Associazione amici di Piero Chiara Wikimedia commons)

Per tutta la vita mi hanno scambiato per te, un grande onore

Ieri mattina, apprendendo della morte di Francesco Guccini, come direttore del quotidiano culturale online che state leggendo mi sono interrogato su chi fosse la persona più adatta a scriverne un ricordo che non fosse banale, che andasse oltre la solita trita sequela di nomi, di titoli di canzoni, di ricordi di questo e quel concerto, di nostalgia per tempi che di bello avevano soprattutto il fatto che eravamo giovani, ma non molto altro.

Guccini sul palco con Vince Tempera alla tastiera (cr. Zuffe Wikimedia commons)

Poi, dandomi dello stupido come ogni direttore dovrebbe fare spesso, ho capito che a scrivere dovevo essere io stesso. Non perché io sia il più bravo o il più informato, caro Francesco, ma semplicemente perché, anche se dopo la tua morte, sono in debito con te di un grande grazie. Perché? Non perché mi hai fatto vivere momenti meravigliosi in qualche tuo concerto (non sono neanche molti quelli che ho visto), non perché mi sono innamorato mentre ascoltavo una tua canzone (mai successo) ma perché per tutta la vita mi hanno scambiato per te.


Guccini gioca a carte all'Osteria delle Dame, 1972 (cr. M. Salustri Wikimedia commons)


Mettendoci l’uno accanto all’altro sarebbe stato ben chiaro che tu eri alto venti centimetri più di me, che avevi vent’anni più di me e forse anche qualche chilo in più, ma quando giravo per la strada prima o poi qualcuno si voltava e diceva alla moglie: “Hai visto, c’è Guccini”. La mia barba, gli occhiali, la postura, mi hanno sempre fatto uguale a te e quindi ho avuto l’immeritato privilegio di essere scambiato per te.

Primo piano di Guccini nel 2015 (cr. Bruno from Roma Wikimedia commons)

Una sera entrando in un ristorante un tale disse a voce alta: “C’è Guccini, speriamo canti qualcosa”, come se un artista si mettesse a disposizione sempre del primo che passa. Il proprietario poi gli spiegò che era meglio che io me ne stessi zitto. Sempre in un ristorante una cameriera mi corse incontro giuliva per avere coronato il sogno della vita, conoscere Guccini in persona. Siccome quel giorno il mio umore non era granché, anziché spiegare come stavano le cose le disse che sì, in effetti, ero proprio Guccini, e il gioco finì solo quando mio figlio mi pregò di dire la verità mentre la cameriera stava radunando tutto il personale per una foto ricordo.  La natura mi ha dato un volto largo come il tuo, una barba come la tua e una voce non troppo diversa. Tanto bastava.


Paolo Steffan, "Ritratto di Guccini" (Wikimedia commons)


Il senso di un quotidiano è fornire notizie e opinioni che non trovi in nessun altro posto e quindi per questo su iosonospartaco.it ho scelto di non ricordarti come gli altri: chi è interessato trova tutto in una lunghissima voce di wikipedia. Ho preferito invece scrivere queste poche righe semplicemente per dirti grazie. Chi fa il giornalista (e io lo faccio da più di 40 anni) finisce per vivere la propria vita ma anche quella degli altri. Devo dirti che per me è stato un grande piacere vivere un poco – senza averlo meritato – anche la tua. Una delle peggiori frasi fatte in occasione della morte di un artista è “siamo tutti più poveri”. Nel tuo caso penso sia vero, un’Italia appiattita e abbrutita vedeva in te non il nostalgico ricordo di un’epoca di lotte e di speranze ma la possibilità di trovare ancora una voce critica nell’epoca del nulla.


Bologna, via Paolo Fabbri 43 (cr. Twice 25 Wikimedia commons)


La tua voce non c’è più, peggio per noi, ma con un poco di cinismo che fa parte della mia professione mi viene anche da dirti che lasciando ora questo mondo non ti sei perso granché. Hai reso immortali luoghi come via Paolo Fabbri a Bologna e Pavana, che non tutti avrebbero saputo collocare con precisione.  E’ l’ultimo dono che hai fatto a questa Italia sempre più triste.


Ernesto Che Guevara (cr. Alberto Korda Wikimedia commons)


Da ultimo vorrei farti una piccola rivelazione: il destino ha voluto che nascessimo lo stesso giorno, il 14 giugno, tu del 1940 e io del 1961. E’ lo stesso giorno in cui è nato, nel 1928, anche Che Guevara. Ti devo dire che con te e il vecchio Ernesto mi sono sempre sentito in ottima compagnia.

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