Il Quartetto Italiano, storia di amicizia

Il Quartetto Italiano, storia di amicizia

Un concerto del Quartetto Italiano (dalla pagina Fb Quartetto Italiano)

L’incontro fra Borciani e Valcavi, poi i colleghi della Chigiana

Tra i borghi di Canicchia sopra Casina e Valcava nell’Appennino emiliano negli anni ‘40 la pittura e la musica si intrecciavano con la natura rigogliosa. Anni complicati in cui l’Italia era nel pieno della Seconda guerra mondiale. A fianco delle potenze dell’asse, Germania e Giappone, l’Italia subiva bombardamenti e distruzione. Anche la gente dell’Appennino temeva per il futuro.

Le persone si erano schierate in modo netto tra chi favoriva l’alleanza Mussolini-Hitler e chi era contrario. C’erano luoghi dove si viveva nonostante tutto come in una bolla di relativa tranquillità. Le persone si incontravano, discutevano, creavano.


Visione serale del castello di Carpineti (cr. simonelugarini Wikimedia commons)

Valcava e Canicchia sono due borghi padronali: il primo più in alto guarda il castello di Carpineti, il secondo in una valle verde di prati. Case di sasso, cortili con rose rampicanti, alcune case a torre. Si specchiano l’uno con l’altro.


Ottorino Davoli, "L'ora della musica", 1943 (Wikimedia commons)

A Canicchia si respirava l’arte pittorica di Carlo Bazzani. Si era formato all’Accademia di Belle arti a Modena, allievo del pittore Ottorino Davoli che era insegnante di figura e ornato.  A Canicchia avvenivano incontri culturali tra artisti: il pianista e compositore Luigi Valcavi scendeva da Valcava per suonare il pianoforte con il padre di Carlo Bazzani; Ottorino Davoli e lo scultore Armando Giuffredi spesso soggiornavano a Canicchia nei periodi estivi.

Luigi Valcavi ormai quasi novantenne, dopo una ricca stagione concertistica come pianista, si era rifugiato nel paese dove era nato. Aveva ricevuto le prime basi musicali dal parroco Giovanni Carapezzi sull’organo Traeri a San Michele della Fossa per poi iscriversi al Conservatorio di Milano.


Il conservatorio di Milano (cr. Paolobon14 Wikimedia commons)

Il catalogo delle sue opere comprende melodrammi, musica da camera, composizioni d’ispirazione religiosa. Come interprete si ricordano le esecuzioni di Chopin. Negli anni ‘40 Carlo Bazzani veniva definito il pittore dei campi e Luigi Valcavi il pianista dei monti. Perle che vivevano isolate e nello stesso tempo circondate da altri artisti.


Il Quartetto Italiano nel 1955 (cr. Radiocorriere Tv Wikimedia commons)

Un musicista ventenne nato a Reggio Emilia, Paolo Borciani, non solo aveva sentito parlare di questo pianista che viveva in un borgo dell’Appennino ma lo aveva ascoltato suonare in una chiesa della città.  Paolo era amante della montagna e buon camminatore, iniziò ad andare a Valcava per conoscerlo. Divennero amici, in pomeriggi rasserenati dalla musica: il pianoforte e il violino dialogavano insieme. Il borgo era attraversato dalla musica che faceva dimenticare le brutture della guerra. Il vecchio maestro incitava il giovane violinista a fare progetti per il futuro. “Perché - gli diceva - non ti dedichi alla musica da camera, magari insieme a musicisti che hai conosciuto in Conservatorio?”. Paolo Borciani lo ascoltava, perché lui possedeva esperienza e una visione musicale ampia. Nacque dunque in montagna l’idea di formare il quartetto.


Siena, Palazzo Chigi Saracini, sede dell'Accademia Chigiana (cr. Gryffindor Wikimedia commons)

Paolo non ci pensò due volte: a Siena all’Accademia Chigiana aveva conosciuto la violinista genovese Elisa Pegreffi, Piero Farulli violista di Firenze e il veneziano Franco Rossi, violoncellista. Nell’estate del ‘45 nacque il Quartetto Italiano, un gruppo cameristico che nel tempo acquisì un perfetto equilibrio sonoro insieme a una tecnica raffinata, destinato a diventare “il miglior quartetto del secolo”, secondo le parole del critico americano Virgil Thomson. Luigi Valcavi morì nel 1945 e i suoi consigli furono preziosi per la creazione del quartetto che nel frattempo si esercitava in un appartamento al numero 32 di corso Garibaldi a Reggio Emilia. Nel 1946 uscì la prima incisione discografica a 78 giri del quartetto opera 10 di Claude Debussy.


Debussy al pianoforte con amici, 1893 (Wikimedia commons)

Ogni volta che da Canicchia, lungo una strada che costeggia prati di rotoballe con una maestà opera di Bazzani e dello scultore Fornaciari, si arriva a Valcava per un ripido sentiero delimitato da siepi di bosso, pare di sentire la musica di un piano che suona Chopin e quella di un violino che attraversa le vallate. Incontri intergenerazionali che utilizzavano il linguaggio dell’arte per conoscere altri mondi e per allontanarsi dal buio che li circondava.


P. Farinati "Ritratto allegorico di Matilde di Canossa", 1590 (Wikimedia commons)

Quel pezzo di Appennino è la culla di storie culturali universali, da Matilde di Canossa a vicende più recenti che lo rendono un luogo non solo naturalistico. E quando si ascoltano i giovani quartetti che partecipano al premio Paolo Borciani, ideato dal fratello Guido Alberto Borciani, immagino un ventenne che negli anni ’40 trascorreva il suo tempo con un musicista quasi novantenne.


Il Quartetto Fibonacci, vincitore dell'ultimo Concorso Borciani (dalla pagina Fb Schuntorphe concert society)

E’ questo il significato della piccola immortalità? Quando alcune parti di noi sopravvivono alla morte fisica in rapporto all’eredità lasciata agli altri? Qualcosa allora continua a vivere nel Quartetto Italiano, l’essenza di una relazione nata a Valcava.

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