La foto pių famosa nella storia del jazz

La foto pių famosa nella storia del jazz

A Great Day in Harlem (cr. Art Kane da Facebook)

A New York negli anni Cinquanta

Siamo a New York da sempre la capitale del jazz mondiale.

A partire dagli anni Cinquanta esce dalle grandi sale da ballo come il Cotton Club e il Savoy Ballroom, dove hanno trionfato Duke Ellington e Cab Calloway, per rinascere nei jazz club, affrancandosi dal ballo e trovando maggiori libertà creative.

A Great day in Harlem è la foto più famosa della storia del jazz e offre una istantanea straordinaria e emozionante, un ritratto corale della musica e della cultura di quegli anni. Vediamo come è nata.

Art Kane è allora un giovane della rivista Esquire, non ancora il famoso fotografo che poi sarebbe diventato, ed ha una curiosa e stravagante idea: convocare in una calda mattina dell’agosto del 1958, alle 10 del mattino, all’angolo tra la 126th e la 17th strada, davanti ad una casa in pietra marrone tipica di Harlem, tutti i musicisti jazz che vivevano e lavoravano in quel periodo a New York.

Una insensata follia, questi musicisti suonano fino a tarda ora, vanno a letto alle quattro, cinque del mattino, sono per loro natura indisciplinati e mai puntuali. Chi vuoi che si presenti?

Invece incredibilmente arrivano in tanti, sono 57, tutti i più importanti jazzisti del periodo. Ci sono tra gli altri Count Basie, Art Blakey, Art Farmer, Coleman Hawkins, Dizzy Gillespie, Bennie Golson, Hank Jones, Gene Krupa, Charlie Mingus, Thelonious Monk, Gerry Mulligan, Sonny Rollins, Horance Silver, Lester Young.  Sono presenti anche le poche donne di un mondo prevalentemente maschile, Mary Lou Williams, Marian Mc Partland, Maxine Sullivan. Provate a riconoscerli.

Così Gerry Mulligan, presente nella foto parla di questa fotografia: “E’ stata una idea notevolissima. Ecco perché non potevo fare a meno di esserci. L’idea di avere nello stesso posto tutti quei jazzisti era una specie di utopia, difficile da credere, soprattutto perché l’appuntamento era alle dieci di mattina, questo è il motivo per cui non ci credevo, eppure riuscì, ed ero molto affascinato da quell’incontro”.

La fotografia ci offre una testimonianza dell’importanza della musica jazz in quel periodo e ci suggerisce il valore e la rilevanza della comunità dei musicisti jazz, che pur tra le inevitabili rivalità, sono presentati come una grande famiglia allargata, superando i problemi della discriminazione e del razzismo ancora presente.

Qualcuno si domandò… pensa cosa sarebbe successo se ognuno dei presenti si fosse portato il proprio strumento. Sarebbe stata la più grande jam session della storia.

Anche Steven Spielberg in quel film capolavoro che è The Terminal, rende omaggio a questa vicenda, a questo “scatto” storico, dove il protagonista Viktor, che proviene dal remoto e immaginario stato di Krakozhia, arriva a New York per completare la collezione degli autografi di tutti i musicisti presenti della nostra foto ad Harlem, pazientemente raccolti dal padre nel corso degli anni. Manca infatti solo l’autografo di Bennie Golson, che Viktor riesce a raggiungere in un club e così a completare la preziosa raccolta, conservata in un vecchio barattolo di latta.

La Baronessa Pannonica 

In quegli anni, ricordiamo la figura della baronessa Pannonica “Nica” de Koenigswarter, erede della famiglia dei banchieri Rothschild.

Ha pilotato I bombardieri Lancaster durante la Seconda guerra mondiale, partecipato a gare automobilistiche, ha avuto cinque figli, vive con 300 gatti, ma soprattutto è amica, sostenitrice, mecenate, di molti musicisti jazz. Quando nel 1948 ascolta per la prima volta in Francia, ‘Round Midnight’, abbandona tutto e si trasferisce a New York.

In particolare segue e aiuta proprio Thelonious Monk, paga le bollette, le spese mediche, sostiene la famiglia e Monk le dedica la sua composizione Pannonica.

Molti altri musicisti jazz le dedicheranno, o si ispireranno a lei, loro composizioni, tra I quali Kenny Drew, Sonny Clark, Horance Silver, Art Blekey, Sonny Rollins, Tommy Flanagan.


La Baronessa Pannonica de Koenigswarter con Monk (da Facebook)

E proprio nella sua suite all’Hotel Stanhope di New York morì nel 1955 Charlie Parker, creandole non pochi problemi e inevitabili conseguenze con la sua famiglia di origine.

I Jazz Club a New York vengono aperti in particolare lungo la 52th strada, denominata the street that never sleeps e i loro nomi sono storici, Minton, Birdland, Village Gate, Cafè Bohemia, Basing Street ed è qui che si svolge prevalentemente la vita jazzistica newyorkese.

Non solo jazz. New York negli anni Cinquanta è la capitale internazionale dell’arte e della cultura in competizione con Parigi.

Vivono e operano artisti come Mark Rothko, Willem de Kooning, Jackson Pollock,                                                                                                                          

i musicisti jazz e gli autori della Beat Generation, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs si incontrano alla Columbia University e nei club del Greenwich Village, inizia la sua attività il Living Theatre, nel 1959 apre al pubblico il Guggenheim Museum, gli architetti europei della Bauhaus arrivano a New York, Mies van der Rohe costruisce il Seagram Building, Walter Gropius il Pan Am Building.

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