Teddy Reno, un secolo di storia italiana
Teddy Reno fotografato in occasione del suo 99° compleanno (dalla pagina Fb Video virali dal web)
I 100 anni del cantante, produttore e attore
Fare i conti è molto facile. Wikipedia racconta che il signor Ferruccio Merk Ricordi – che i meno giovani ricordano con il nome d’arte di Teddy Reno – è nato a Trieste l’11 luglio del 1926. In altre parole, da questa mattina Teddy Reno ha 100 anni.
Teddy Reno nel film "Il nemico di mia moglie" del 1959 (Wikimedia commons)
Dovendo inserire una professione sulla carta d’identità dovremmo mettere cantante, ma in realtà Teddy Reno è stato anche altro. Certo, una voce calda e pastosa, ideale per il genere romantico che finì per identificarlo - lui friulano - con la canzone napoletana, ma per alcuni decenni Teddy Reno ha avuto un ruolo importante anche nel cinema, e non sempre per semplici comparsate. Senza dimenticare che nell’Italia bigotta del dopoguerra la sua storia d’amore con la giovane Rita Pavone fece scalpore, in anni in cui il divorzio ancora non esisteva.

Teddy Reno, in secondo piano, con Rita Pavone, Giuliano Tordi e Roberta Piazzi (Wikimedia commons)
Negli anni d’oro del cinema italiano in bianco e nero, quando spesso i cantanti si tramutavano in attori per improbabili trame amorose risolte con melense serenate al chiaro di luna, Teddy Reno ha invece lasciato una traccia precisa pur costretto nell’ambito del numero musicale, come se il pubblico non potesse uscire dal cinema senza avere ascoltato una canzone. Messo accanto ai giganti del cinema e del teatro comico, Teddy Reno ne è comunque uscito a testa alta.
La scena della lettera in "Totò, Peppino e la malafemmina", 1956 (Wikimedia commons)
Un titolo per tutti: Totò, Peppino e la malafemmina. Teddy Reno è il nipote di Totò e Peppino – i famosi fratelli Caponi della lettera scritta in albergo – ed è proprio lui che si innamora di una cosiddetta malafemmina, che poi tanto mala non è, visto che nel finale del film si scoprirà che è diventata moglie e ovviamente madre per un Teddy Reno con la testa a posto (“sul collo”, dice Totò) e una laurea in medicina.

Maria Luisa Mangini, in arte Dorian Gray (Wikimedia commons)
Studente squattrinato appena arrivato dal paesello con una caciotta donata dallo zio Peppino, Teddy Reno fa la conoscenza del mondo femminile grazie a una splendida Dorian Gray (in realtà si chiamava Maria Luisa Mangini), attrice del varietà. Il loro incontro su un terrazzo con scambio di confidenze e di fette di caciotta è un inno alla buona recitazione ma anche al perbenismo imperante (i due non si toccano con un dito), rimandando l’appagamento di ogni desiderio all’immancabile lieto fine.
Totò con Memmo Carotenuto e Mario Castellani in "Totò, Peppino e i fuorilegge" (Wikimedia commons)
Pochi mesi dopo è la volta di Totò, Peppino e i fuorilegge, quello con la scena del brindisi alla faccia della moglie avara di Totò (impersonata da Titina de Filippo) trasmesso in diretta televisiva. Teddy Reno qui ha il ruolo di se stesso, compare e canta una canzone al night dopo un numero di ballerine da bella epoque. Quindi trasgressione in un locale notturno frequentato da donne di malaffare? Forse, ma gli uomini sono tutti in smoking e ordinano champagne, quindi sono ricchi e si prendono uno svago, la famiglia tradizionale (che certo al night non va) è salva.
Con Rita Pavone e il sindaco Dipiazza, la consegna del sigillo trecentesco, massima onorificenza del comune di Trieste (cr. Gts Wikimedia commons)
Due film presi fra i ventidue in cui nei titoli di testa compare anche Teddy Reno. Si potrà obiettare che il ruolo dell’artista triestino nel cinema è molto inferiore rispetto a quello giocato nella musica e nella canzone, considerando che Reno oltre che cantante è stato anche produttore e fondatore della casa discografica CGD. Tutto vero, tutto giusto. Però è bello anche ricordare come grazie a lui si sia realizzata una fusione fra la tradizione melodica italiana e il cinema nella sua stagione più grande, popolata dagli attori che ne hanno fatto la storia.

In un fotogramma del film "Totò, Vittorio e la dottoressa" (Wikimedia commons)
Senza per forza usare parole grosse ed eccessive, nei suoi cento anni da Teddy Reno, Ferruccio Merk Ricordi ha rappresentato un buon pezzo dell’Italia che cambiava, spinta dal miracolo economico e dalla scolarizzazione di massa: un Paese che amava ancora le canzoni intime e passionali ma che dopo la guerra aveva soprattutto voglia di divertirsi e non sopportava più le discriminazioni causate da un diritto di famiglia fuori dal tempo e dalla logica. A rivoluzionare la canzone ci pensò Modugno nel 1958, gli anni 70 avrebbero portato gli anni di piombo ma anche le più importanti riforme sociali. Tutto questo, forse in modo semplice ma non ingenuo, ci era stato anticipato da Teddy Reno con la sua voce, i suoi film e la sua esperienza di vita personale.
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