I mostaccioli di frate Jacopa
Sassetta, Il funerale di San Francesco (dettaglio) (cr. The National Gallery, Londra, Wikimedia commons CC BY-NC-ND 4.0)
Accompagnarono San Francesco da Sorella Morte

Padre Alberto Farina, Jacopa de Settesoli, vetrata nella chiesa dell'Immacolata a Greccio (cr. Chritopher John SSF via Wikimedia commons)
Francesco, durante il suo viaggio a Roma nel 1210, aveva conosciuto questa nobildonna che lo aveva aiutato a trovare alloggio; i due diventarono amici, tanto che lui la chiamava affettuosamente “frate Jacopa”, non per sminuirne la femminilità, ma per accentuare il fatto che ella faceva parte a pieno titolo della fraternitas dei suoi seguaci.
Jacopa de' Settesoli (Frate Jacopa). Particolare dell'affresco nella Basilica Inferiore di San Francesco, Assisi (cr. Luiclemens via Wikimedia commons)
La beata Jacopa Settesoli nacque forse prima del 1190 verosimilmente a Roma. Se è un’ipotesi la sua appartenenza alla famiglia romana dei Normanni, è documentato il suo ingresso nella famiglia Frangipane grazie al matrimonio con Graziano, del ramo romano dei Settesoli, cognome con cui viene comunemente indicata. Il 18 maggio 1217 Jacopa, da alcuni anni vedova e tutrice dei due figli Giovanni e Graziano, era in possesso appunto del mulino de Septem Soliis; parecchi anni più tardi, nel 1230, amministrava un possedimento presso Marino (nei Castelli romani), soggetto dagli inizi del XIII secolo al dominio dei Frangipane. Di “Jacopa Frangipane” si conserva la matrice di un sigillo, caratterizzato da sette soli disposti in cerchio.
ll Transito di San Francesco, dipinto di José Benlliure y Gil. In primo piano Jacopa Settesoli (via Wikimedia commons)
La sua notorietà dipende, più che da queste scarse seppure interessanti notizie biografiche, dalla sua amicizia con Francesco d’Assisi, tramandata dalle Fonti Francescane. Sconosciuta nelle primissime agiografie del Santo (forse per non dare luogo a insinuazioni sul rapporto fra i due?), Jacopa è menzionata ampiamente nella Compilatio Assisiensis, databile al 1246, e nel Tractatus de miraculis, composto tra il 1247 e il 1250 da Tommaso da Celano. In questi testi Jacopa compare negli ultimi giorni di vita di Francesco, come una sua vecchia amica spesso frequentata a Roma.
Assisi, Basilica di Santa Maria degli Angeli, la Porziuncola (cr. Diego Baglieri tramite Wikimedia commons)
“Domina” delle più nobili e ricche dell’Urbe, vedova e devota, insieme al figlio e con numeroso seguito si recò alla Porziuncola, presso Assisi, per salutare Francesco morente verso la fine del settembre 1226. Il Santo aveva fatto scrivere una lettera per informarla del suo grave stato, con la preghiera di mandare un panno non tinto, per farne una tunica per la sepoltura, e anche il “mortariolum”, dolce che Jacopa gli aveva spesso preparato. Negli Actus beati Francisci (1330 circa) si trova anche il testo della lettera, seppure di discussa autenticità: “Sappiate, fratelli, che madonna Jacopa de’ Settesoli, amica fedelissima del nostro Ordine, se ricevesse la notizia della mia morte, ne proverebbe un dolore immenso. Perciò scrivetele che venga qui; e ditele anche che vi porti quel dolce, che era solita prepararmi, fatto di mandorle, zucchero o miele e altre cose»” (questa la traduzione dal latino).
La tunica di San Francesco, il cuscino cucito da Jacopa e l'evangelario (foto Sailko / Wikimedia Commons / CC BY-SA 4.0)
Anche nello Specchio di perfezione viene descritto un episodio quasi identico. Prima che la lettera fosse inviata, Jacopa bussò però alla porta, recando con sé quanto chiesto da Francesco e in più incenso e gran quantità di cera per farne candele, come da propria ispirazione. Il frate portinaio chiese allora cosa fare, dato che alla Porziuncola non erano ammesse le donne, Francesco rispose che la norma non andava osservata per Jacopa venuta da lontano per fede e devozione. Francesco assaggiò soltanto il dolce “perché ogni giorno il suo corpo veniva meno per la grandissima infermità e si avvicinava alla morte”.

Giotto, Il compianto delle Clarisse (1295-1299), Basilica superiore di San Francesco, Assisi (Wikimedia Commons pubblico dominio)
Il Tractatus de miraculis riporta anche che Francesco la chiamava “frater Jacoba” e che alla Porziuncola andò “cum filiis”, aggiungendo un episodio, di cui alcuni storici dubitano: frate Elia le avrebbe mostrato il corpo morto di Francesco, su cui lei avrebbe visto le stimmate. In conclusione del racconto Tommaso cita infatti che suo figlio Giovanni Frangipane, successivamente “Romanorum proconsul et sacri palatii comes” (Proconsole dei romani e conte del Sacro Palazzo), giurò sulle stimmate come testimone oculare, probabilmente al processo di canonizzazione di Francesco che si svolse prima del 19 luglio 1228. Bonaventura da Bagnoregio racconta inoltre che Francesco donò a Jacopa un agnellino che la avrebbe accompagnata nella preghiera.
Vista della Piazza Inferiore e della Basilica di San Francesco ad Assisi (Foto Motorpferd Wikimedia Commons / Licenza CC BY 2.5)
Risulta che nel 1237 Jacopa era ancora impegnata con il figlio Giovanni nel governo di Marino; comunque era rimasta in contatto con i compagni di Francesco, come indica una sua visita a frate Egidio presso Perugia. Incerta è la data della morte, che si può porre al 1239; sicuro invece il luogo della sua sepoltura ad Assisi, dove evidentemente la donna si era ritirata negli ultimissimi tempi: la basilica inferiore di San Francesco. Fino al 1932 la tomba era dietro l’altare maggiore, a sinistra, dove ancora è visibile un affresco che probabilmente la raffigura (recentemente restaurato).

La tomba di Jacopa Settesoli ad Assisi nella cripta di San Francesco (Foto Luiclemens Wikimedia Commons / Licenza CC BY-SA)
Con la sistemazione della sepoltura di San Francesco nel 1926, in occasione delle celebrazioni per il VII centenario della morte, la tomba di Jacopa fu spostata all’incrocio delle due rampe che scendono al sepolcro del Santo, attorno al quale furono poste le tombe dei quattro suoi compagni Rufino, Leone, Masseo e Angelo Tancredi; sulla nuova tomba di Jacopa fu spostata anche la lapide: “Hic requiescit Jacoba sancta nobilisque romana” (Qui riposa Jacoba santa e nobile romana).

Particolare del pulpito di Santa Croce a Firenze, il bassorilievo di Benedetto da Maiano raffigura i funerali di san Francesco (Foto Sailko, Wikimedia commons CC BY 3.0)
Vanno infine ricordate le proposte di identificazione – seppure contestate da alcuni critici - di Jacopa in una delle donne vicine al cataletto con il corpo di Francesco nel riquadro sul Saluto e compianto di Santa Chiara e delle sue compagne durante il corteo funebre di San Francesco, ventitreesima su ventotto scene del ciclo giottesco realizzato negli anni 1290-1299 (basilica superiore di Assisi), e ancora nella figura femminile – nella cui aureola sono appunto riprodotti sette soli – posta accanto a San Eleazaro nell’affresco di Simone Martini, degli anni 1312-18, nella cappella di San Martino (basilica inferiore di Assisi), e infine in una figura femminile ai piedi di Francesco morto di autore ignoto del XVII secolo (santuario di Fonte Colombo di Rieti).
I santi Chiara e Francesco d'Assisi, particolare dal Gonfalone della peste di Assisi (circa 1470), opera di Niccolò di Liberatore l'Alunno (foto vismaya-maitreya Wikimedia Commons
Francesco conferisce a Jacopa il titolo maschile di frate per due motivi: il superamento delle barriere di genere – fortissime a quei tempi - e il riconoscimento delle sue virtù umane, cioè la fedeltà e la generosità, che fanno di lei un esempio per tutti i frati. Quella tra Jacopa e Francesco è un’amicizia pura e spirituale, esemplare per le relazioni umane.

Mostaccioli secondo una ricetta calabrese (foto Florixc via Wikimedia commons / CC BY-SA 3.0)
Il testo originale latino usa per il dolce donato da Jacopa a Francesco, e da lui tanto desiderato, il termine “mortariolum”, a indicare un cibo pestato in un mortaio, che in italiano è stato tradotto come “mostacciolo” o “dolce dei morti”. Le Fonti Francescane indicano come questi biscotti rappresentino un gesto di cura e affetto significativo, punto d’incontro tra devozione, tradizione culinaria e conoscenze erboristiche. La correlazione emerge chiaramente dall’analisi degli ingredienti, noti nelle spezierie medievali per le loro proprietà benefiche. La ricetta tradizionale si basa infatti su mandorle, miele e spezie, con duplice valenza curativa e simbolica: le mandorle sono un alimento fortificante e ricostituente, simbolo di essenzialità e risveglio spirituale; il miele dolcificante e antisettico, simbolo della dolcezza della Parola di Dio e della gioia del servizio umile; e ancora la cannella, spezia orientale dalle virtù digestive e antisettiche, usata anche come correttore del gusto; i chiodi di garofano, rimedio per mal di denti e infezioni, stimolante e rinvigorente; il pepe, spezia di lusso, digestiva, antibatterica e simbolo di vitalità e forza spirituale; la noce moscata conforto della mente e della memoria e protezione simbolica dal male.
Chi desiderasse approfondire l’argomento può consultare
Fonti Francescane, a cura di E. Franceschini, Padova-Milano, Edizioni Francescane, 1977, con altre edizioni fino a quella del 2011, a cura di E. Caroli.
Marini, Settesoli, Jacopa, beata, in “Dizionario biografico degli italiani”, vol. 92, 2018M.R. Peciarolo, I Mostaccioli medicamento per il corpo e lo spirito inseriti nella tradizione medica francescana, sul web
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