Il messaggio ancora attuale di San Francesco    

Il messaggio ancora attuale di San Francesco    

Giotto, "Morte e resurrezione di San Francesco", basilica di Assisi (Wikimedia commons)

Fra il 3 il 4 ottobre di 800 anni fa la sua morte, quale eredità ci lascia  

Sono passati otto secoli da quando, nella notte fra il 3 e il 4 ottobre 1226, Giovanni di Pietro di Bernardone, meglio conosciuto come Francesco, moriva a 44 anni, devastato dalle malattie; sarà canonizzato, meno di due anni dopo, nel luglio del 1228. Un uomo essenzialmente libero, che ha rotto gli schemi del suo tempo, aperto nuove strade e segnato la vita di credenti e non credenti, che ha contribuito a salvare la Chiesa, allora in declino.  Davanti alla decadenza del clero e alla grave crisi morale e di fede che attanagliava la Chiesa, Francesco, a differenza di altri riformatori evangelici e pauperistici del suo tempo, non volle allontanarsi e accusare, ma cercò di attuare l’invito fattogli, quando era giovanissimo, dal Crocifisso di San Damiano: “Va e ripara la mia casa che cade in rovina”. Per questo suo amore alla Chiesa, nessuno riuscirà a riformarla così profondamente, senza ricorrere a critiche o condanne, ma solo testimoniando con la sua stessa vita il Vangelo con umiltà, mitezza e fedeltà.


Giotto, "San Francesco e il sultano durante il viaggio a Damietta" (Basilica di Assisi Wikimedia commons)


Dopo otto secoli i temi principali del suo messaggio e della sua azione - povertà, pace, fraternità, compassione, cura dei più fragili, rispetto del creato, dialogo con tutti - conservano ancora aspetti di straordinaria attualità e continuano a parlare al mondo, attraversando culture, generazioni e confini, tanto che sono stati ripresi anche in recenti encicliche dei papi Francesco e Leone.


Giotto, "San Francesco dona il mantello a un povero" (basilica di Assisi Wikimedia commons)


Il tema della povertà è centrale nella vita e nella predicazione del santo di Assisi: essere povero per lui è la condizione per essere libero da ogni legame e condizionamento, affidandosi soltanto a Dio. Infatti Francesco ha fatto un gesto ai suoi tempi veramente rivoluzionario: spogliarsi materialmente dalle ricchezze del padre – come tramandano le Fonti Francescane e gli affreschi di Giotto – per vivere poveramente ma con letizia, consegnandosi a Dio, da umile e misera creatura, in totale armonia però con il creato. Attualizzando questo pensiero, la povertà francescana mantiene tutta la sua freschezza e vitalità: significa non ridursi a dipendere dall’avere – ricchezze, carriera, successo –, ma cercare invece di essere, vivendo insieme agli altri, con semplicità, senza prevaricare nessuno. Ne discende anche un forte senso di condivisione, a cui si richiama papa Francesco - unico pontefice nella storia della Chiesa che ha voluto prendere il nome del santo di Assisi - nell’enciclica Fratelli tutti del 2020: la vita di ciascuno di noi è intrecciata con quella degli altri e tutti insieme siamo corresponsabili del mondo.


Papa Francesco durante la visita a Napoli del 2015 (cr. Finizio Wikimedia commons)


Altro tema centrale del pensiero e dell’agire di San Francesco è il rapporto tra l’uomo e la natura: la forza poetica e profetica  del Cantico delle creature, tra l’altro una dei primi testi in lingua volgare, dove sono declamati come fondamentali i quattro elementi che ci circondano – vento, acqua, fuoco e terra -,   fa di lui un  modello di semplicità e fratellanza e anche  un precursore dell’ecologia moderna e della sostenibilità, dove la specie homo non è al di sopra delle altre specie, non è dominante, ma alla pari, integrata con le altre creature e con il mondo naturale.


Giotto, "La predica agli uccelli" (Louvre Wikimedia commons)


Qui veramente è ribaltato il pensiero occidentale che per lo più giustifica il rapporto predominante e violento dell’uomo sugli animali. Papa Francesco si è ispirato nell’enciclica Laudato sì del 2015 alla laude francescana dedicata al creato, ritenuta unica via di salvezza davanti a una modernità sull’orlo del baratro, travolta dalla crisi climatica, dalle guerre e dagli egoismi. Anzi le due citate encicliche di papa Francesco vanno lette insieme: non può esservi ecologia integrale senza pace e viceversa; l’uomo, specie fra le specie, deve stare perfettamente inserito in un’armoniosa ottica ecocentrica; tutti noi, nei comportamenti e nei percorsi di vita, persino nei piccoli gesti, dobbiamo essere corresponsabili della salvezza del mondo.


Giotto, "Estasi di San Francesco", basilica di Assisi (Wikimedia commons)


San Francesco d’Assisi ha costruito ponti di pace con la sua predicazione di fraternità universale e anche con il suo dialogo interreligioso con i musulmani: famoso il suo incontro a Damietta, nel settembre 1219, con il sultano d’Egitto al-Malik al-Kamil tenutosi con reciproco grande rispetto, tanto che ebbe come conseguenza la concessione da parte del sultano per i francescani di predicare in Terrasanta.

Papa Leone XIV nel viaggio a Montserrat (cr. Sergio Lopez Prieto Wikimedia commons)

Di qui l’invito di papa Leone a essere “testimoni disarmati e disarmanti di pace” rivolto a credenti e non credenti fin dalla sua prima apparizione nella Loggia delle Benedizioni appena eletto al soglio petrino.  Sempre papa Leone ha dedicato all’amore verso i poveri la sua prima esortazione apostolica Dilexi te pronunciata il 4 ottobre 2025, festa appunto di San Francesco; infine ha stabilito che sia giubilare l’anno 2026, ricorrenza degli ottocento anni dalla morte del Santo.



La tomba di San Francesco nella cripta della basilica inferiore di Assisi (dalla pagina Fb San Francesco d'Assisi)


Nel cammino spesso difficile della vita per tanti restano in eredità le parole di umiltà, di bellezza e difesa del creato, di fraternità, di pace di Francesco. Per questo pochi uomini quanto lui, che ha lasciato in eredità la povertà e la pace, hanno aperto la strada per le generazioni future. Anzi, in un’epoca come la nostra segnata da guerre maledette, il lascito spirituale di San Francesco rappresenta una ricchezza che non si traduce in moneta ma in azioni concrete per la coesistenza pacifica, come vediamo fare ai francescani della Custodia di Terrasanta che, con il cardinale Pizzaballa, agiscono in modo continuo come pacificatori, per quanto possibile, in quei luoghi insanguinati dall’odio e dalla prevaricazione.

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