Coscienza, roba da filosofi e scienziati

"La conciencia" (la coscienza) di Antonio Guijarro Morales (cr. Wikimedia commons)
Dalla ricerca ancora solo teorie
Le origini della coscienza rimangono uno dei misteri più affascinanti e complessi della scienza, al pari della nascita dell’universo. Decenni di studi nel campo delle neuroscienze, della neuropsicologia e della fisica non sono riusciti a svelare i meccanismi attraverso i quali la coscienza si manifesta, né a fornire una spiegazione scientifica dei fenomeni di esperienza extracorporea o di pre-morte.
Ma cos'è la coscienza?
La definizione non è univoca, assume diverse sfumature di significato a seconda del contesto. Il dizionario De Mauro la definisce come “la consapevolezza che l’uomo ha di sé e del mondo esterno… funzione psichica in cui si riassume ogni esperienza e conoscenza del soggetto… situazione in cui l’anima è in rapporto con se stessa ed è in grado di conoscersi e giudicarsi”.
Questa definizione si avvicina molto al concetto, che qui interessa, di coscienza fenomenica, ovvero la consapevolezza di sé e del mondo, quella che svanisce durante un'anestesia totale o il coma o le normali fasi di sonno profondo. Quella che ci permette di dire “io so che esisto e che io sono io”, e di interrogarci sul senso della nostra esistenza.
Altra cosa è la coscienza morale, cioè la “consapevolezza del valore morale delle proprie azioni, di ciò che è bene e ciò che è male, la sensibilità che influenza le scelte e l’agire umano” e riguarda i concetti di onestà, lealtà, senso del dovere, responsabilità sociale e così via.
L’interrogativo più complesso e dibattuto è: come nasce la coscienza fenomenica? Come mero prodotto dell’attività elettrica del cervello, oppure emerge da un sistema ignoto e indipendente?
La natura delle sensazioni fisiche, delle emozioni, dei pensieri e dei sentimenti, compresi quelli spirituali come il senso di connessione con l’universo o il senso di una presenza trascendente più vasta di noi, non è ancora spiegabile attraverso prove scientifiche. Per molti, la risposta a questa domanda è nella fede e nella sottomissione al divino.
Le teorie
Alcune di queste teorie si ispirano alla fisica quantistica, un campo complesso che studia la realtà a livello subatomico, volendo rappresentarla nella sua essenza profonda, quella che sfugge all'osservazione empirica e alle leggi della fisica classica.
Concetti come campi quantistici, Q-bit e Qualia sono al centro di queste teorie e alla base dei computer quantistici e superconduttori, con una potenza di calcolo oggi inimmaginabile.
Lo scienziato Federico Faggin (cr. Intel free press Wikimedia commons)
La ricerca scientifica sulla coscienza s’intreccia con la sfida tecnologica dell’Intelligenza Artificiale (IA) la quale, attraverso algoritmi generativi del linguaggio e di interazioni complesse, sta scardinando molti assunti culturali e conoscitivi.
Il tentativo e, forse, la possibilità di creare macchine coscienti solleva interrogativi fondamentali sulla differenza, a parte quella biologica, tra umani e macchine, con ovvie implicazioni etiche, socioeconomiche e politiche.
Mentre nel mondo della fisica classica, newtoniana, la fede in ciò che non si vede poteva essere considerata visionaria, nel mondo della fisica quantistica sarebbe ingenuo credere solo a ciò che si riesce a vedere.
Scienziati come Federico Faggin, il fisico inventore dei microprocessori e del touch screen, sostengono, attraverso teorie speculative, che l’intero universo, compreso l’uomo, sia composto non solo di particelle e di forze di attrazione e repulsione ma anche di flussi di informazione, relazioni e interazioni. La realtà sarebbe un continuum dinamico di informazioni, fisiche, psichiche e spirituali, in cui la coscienza gioca un ruolo fondamentale, e che rimarrebbero anche dopo la morte e la dissoluzione del corpo.
La percezione dei segnali e la comprensione del loro significato, il provare emozioni e sensazioni, in quanto fenomeni quantistici, si basano, secondo questa scuola di pensiero, sul sentimento del sé, esperienza interiore individuale non riproducibile e clonabile in un computer o un robot.
La coscienza, dunque, esisterebbe a prescindere dal cervello, dai suoi complessi e necessari ma non sufficienti segnali elettrici, come facoltà intrinseca all’universo.
Mondo e cellule
Riccardo Manzotti arriva ad affermare che la coscienza umana coincide con il mondo stesso, e che sia fatta della stessa materia delle cose, del mondo.
Penrose e Hameroff sostengono che sia l’effetto di vibrazioni quantistiche dentro le cellule nervose.
Il fisico e matematico Roger Penrose (cr. Biswarup Ganguly Wikimedia commons)
Daniel Dennett riconduce l’origine della coscienza all’interno del cervello e propone l’ipotesi che sia prodotta dall’interazione complessa tra diverse aree cerebrali che conduce ad una sintesi unitaria. Scrive: “Nemmeno una delle cellule che compongono il nostro corpo sa chi siamo o se ne preoccupa.”
Giulio Tononi e Marcello Massimini, neuroscienziati italiani di fama internazionale, da anni esplorano i confini della coscienza tra realtà fisica e mentale. I loro studi si concentrano sulla relazione tra attività cerebrale e coscienza, misurando i fenomeni del sonno profondo, in cui la coscienza scompare, i sogni, nei quali ricompare, gli stati di coma e di coscienza minima.
Sostengono che la coscienza sia presente solo se c’è attività metabolica cerebrale e se sono conservate le complesse integrazioni tra le informazioni nervose.
Purtroppo la natura e la genesi del pensiero rimangono misteriose, sfuggenti. Nessuno scienziato può dire di averne visto uno.
Siamo esseri coscienti ma il nostro cervello non è attrezzato per valutare se stesso.
Pre-morte
Dopo un arresto cardiaco, l’attività cerebrale permane per alcune decine di secondi, fino a un minuto. Poi i neuroni smettono di funzionare per due-tre minuti, periodo oltre il quale compaiono i danni che provocano la morte cerebrale. Da questa non si torna indietro. Ma se la persona viene rianimata entro i primi minuti, se si risveglia, dopo un periodo confusionale, è in grado di raccontare qualcosa: è l’esperienza di pre-morte.
Viene riferita come positiva: si entra e si esce dall’esperienza del tunnel, compare una visione positiva della propria vita, si incontrano le persone amate, si può provare un senso di dissolvimento dell’io, di liberazione dai confini spazio-temporali, di fusione con gli esseri viventi e l’universo, amore incondizionato, naufragio in una luce estatica, che ricorda poeticamente l’Infinito di Leopardi.
Colui che ritorna al mondo cambia la propria prospettiva di vita, ha una buona predisposizione verso gli altri, non teme più la morte ed è più sereno.
La storia dell’umanità ci ha insegnato che qualcosa che si avvicina a questo può accadere durante meditazioni profonde, o attraverso rituali, cerimoniali, anche senza l’uso di sostanze allucinogene. Di tutto ciò non si conoscono ancora i meccanismi neuronali.
Lesioni a livello del lobo temporale o rare forme epilettiche dette “estatiche” possono produrre esperienze di tipo mistico-religioso.
Coscienza artificiale
Sono ancora pochi, a oggi, gli scienziati che ritengono possibile il raggiungimento della coscienza da parte di macchine dotate di Intelligenza artificiale. Ma sottolineano con forza il fatto che l’esperienza cosciente potrebbe essere raggiunta grazie all’enorme grado di competenza linguistica generativa e alla progettazione di ambienti sempre più favorevoli alle loro caratteristiche. Una mente più intelligente di noi da aggiungere alle nostre menti.
Il neuroscienziato Anil Seth (cr. Carlos Figueroa Rojas Wikimedia commons)
La maggioranza degli scienziati, al contrario, sostiene che l’Intelligenza artificiale padroneggia il linguaggio in assenza di coscienza, poiché questa non nascerebbe e non coinciderebbe con il linguaggio stesso.
Anil Seth sostiene che la coscienza è un aspetto intrinseco dei sistemi viventi e non potrà mai essere una proprietà replicata nei sistemi artificiali: “L’intelligenza è qualcosa che i sistemi fanno, la coscienza è un aspetto di ciò che i sistemi sono”.
Ma non pochi temono che, un domani nemmeno troppo lontano, qualcosa possa sfuggire di mano ed essere utilizzato da personaggi di potere e di pochi scrupoli.
Tutto questo può far aprire gli occhi alla meraviglia o farli chiudere forte per la paura.
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