Dalla natura un calcio alla filosofia
Villaggio sommerso da una inondazione in Nigeria (cr. SMMIMAGES Wikimedia commons)
Il clima ha sconvolto anche la conoscenza del mondo
Il vapore che si solleva lento da una tazzina di caffè in porcellana è un fenomeno banale. Eppure possiamo giocare con quell'umidità che danza per un istante prima di dissolversi e far finta di scorgervi tutta la storia del nostro rapporto con il cosmo. Il primo passo è essere consapevoli degli elementi, accorgersi del mondo.

Le cascate del Niagara (cr. acediscovery Wikimedia commons)
La filosofia occidentale è salpata proprio da qui: dallo stupore. I primi pensatori greci, i Presocratici, cercavano l'Arché, l'origine di tutte le cose, il principio che resta saldo mentre tutto muta. Acqua, Aria, Fuoco: divinità silenziose, l'ossatura gloriosa della realtà.
Oggi, quel filo d'oro che ci legava al respiro del mondo si è spezzato. I secoli si sono accatastati e la rivoluzione industriale ha trasformato il pianeta in una fornace. Di fronte alla crisi climatica, gli antichi elementi hanno subìto una metamorfosi grottesca: da divinità a minacce letali. Come questi principi primi si sono trasfigurati sotto le nostre mani?
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A. Canova, "Urania insegna a Talete i segreti dei cieli", 1799 (Wikimedia commons)
Il viaggio inizia con l'Acqua. Per Talete, a Mileto, l'acqua era il principio della vita, il grembo di ogni cosa. Oggi, il nostro sguardo è costretto a spostarsi dalle acque mitologiche dell'Egeo alle cisterne di Fukushima. Milioni di tonnellate di acqua radioattiva, contaminata dal trizio vengono sversate nel Pacifico (va detto: dopo essere state adeguatamente filtrate). L'oceano, un tempo specchio dell'infinito, è diventato un serbatoio di diluizione per i nostri errori tecnologici.

Raffigurazione di Anassimene (Wikimedia commons)
Poi c'è l'Aria. Per Anassimene era il soffio vitale, lo spirito che teneva insieme l'universo. Oggi è un archivio contabile di colpe industriali. Guardiamo il cielo per calcolare le parti per milione di anidride carbonica, non certo per cercare gli dei. L'aria ha perso la sua innocenza ed è diventata una coperta termica che ci soffoca.

Cielo e nuvole viste dall'aereo (cr. Jessie Eastland Wikimedia commons)
La CO2 non ha odore, non ha colore, eppure trasforma l'atmosfera in un grafico che punta inesorabilmente verso l'alto, verso un calore che la Terra non conosceva dai tempi degli alligatori nell'Artico. Infine, il Fuoco. Nell'Antropocene, il fuoco è impazzito. Basta guardare i mega-roghi che divorano California e Australia.

Fuoco ardente nella boscaglia (cr. MarcusObal Wikimedia commons)
Di fronte a questo scenario apocalittico, ci chiediamo: dov'è finita la filosofia? Le piazze sono piene di un attivismo vibrante, necessario, ma spesso filosoficamente ingenuo. È un ambientalismo "solare", ottimista, che crede esista ancora una "natura" buona e vergine da salvare, separata da noi, ripristinabile con un po' di riciclo e qualche auto elettrica. Il pensiero radicale, però, non offre consolazioni. Qui entra in scena Timothy Morton e la sua Ecologia Oscura. 
Il filosofo ecologista Timothy Morton (dalla pagina Fb Il Corriere nazionale)
Morton ci sbatte in faccia una verità scomoda: l'idea di "natura" come sfondo bucolico da ammirare è un'invenzione romantica. La realtà odierna è fatta di iperoggetti. Un iperoggetto è qualcosa di così massiccio, distribuito nel tempo e nello spazio, che non riusciamo nemmeno a vederlo tutto intero: il riscaldamento globale è un iperoggetto, così come lo sono le scorie nucleari o la plastica negli oceani. Sono entità che ci umiliano, che esistono su scale temporali mostruose rispetto alla breve vita umana.

Foresta a Kuopio, nel nord della Finlandia (cr. Okko Pyykko Wikimedia commons)
Come si vive tra gli iperoggetti? Abbracciando l'estetica del noir. Un pensiero meno solare e più notturno, quello che Morton chiama “ecologia oscura”. Smetterla di mettere “la natura” su un piedistallo, come uno sfondo verde dove andare a purificarci. L’ecologia reale è appiccicosa, compromessa, piena di scarti: ci include, ci sporca, ci riguarda.

Uno specchio d'acqua prosciugato (cr. spencersnygg Wikimedia commons)
Perché proprio il noir? Perché in queste storie il detective non è mai un osservatore distaccato: è invischiato nel sottobosco torbido su cui indaga, fatalmente connesso al crimine stesso. Non esiste una posizione esterna da cui giudicare. Non siamo spettatori del riscaldamento globale; noi siamo il riscaldamento globale. L'idea di purezza è un'illusione pericolosa.

Fondale marino nella zona dell'Elba (cr. albarubescens Wikimedia commons)
L'unica via d'uscita è l'attraversamento dell'oscurità. Dobbiamo accettare di essere parte di una "maglia", una rete in cui tutto è interconnesso in modo vischioso e inquietante. La nostra solidarietà verso il non-umano nasce dalla consapevolezza condivisa della catastrofe prima che da una nostra supposta bontà.

Una tazzina di caffè fumante (dalla pagina Fb The Coffeeholics)
Guardare il vapore del caffè che si dissolve e capire che non sparisce: entra nell’aria che respiriamo, nella storia che stiamo scrivendo, nell’elemento che abbiamo trasformato. Il caffè nella tazzina si è ormai freddato. La grande nave della filosofia si è arenata su una spiaggia di plastica. I filosofi del futuro (o le intelligenze sintetiche che forse ci sostituiranno) non cercheranno l'Arché nelle acque limpide, ma scaveranno tra i nostri tecnofossili. Si domanderanno come abbiamo potuto, noi che misuravamo le stelle, confondere il fuoco divino della ragione con un inceneritore, incapaci fino all'ultimo di sostenere il nostro stesso riflesso.
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