Il giardino di Annibale ricreato sulle Alpi
Jacopo Ripanda, "Il passaggio di Annibale in Italia attraverso le Alpi" (Wikimedia commons)
Le piante, gli uomini, i colori nelle foto di Marine Lanier
“Il villaggio e il castello non si vedevano più. In fondo si stendevano ampi stagni; dall’altra riva li costeggiavano verdi colline. Laggiù nella gola, dove un torrentello scendeva ad alimentare gli stagni, un mulino seminascosto pareva un piccolo e invitante luogo di riposo. In tutto il semicerchio che si dominava con l’occhio si alternavano conche e alture, boschi e cespugli, il cui verde tenero prometteva per la stagione più avanzata uno spettacolo di straordinario rigoglio. Si distingueva per la sua bellezza una massa di pioppi e di platani quasi in riva allo stagno centrale. S’ergevano e s’allargavano freschi e sani, nel pieno vigore del loro sviluppo”.
(J. Wolfang Goethe, Le affinità elettive)
Il testo di Goethe che avete appena letto ci porta a quell’idea di giardino più amata e diffusa, luogo che ci appare come una emozionante sintesi tra spazio e tempo, tra natura e artificio, tra estetica e immaginario. La sua bellezza è data dall’armonia che governa i rapporti tra gli elementi che lo compongono, intimamente legati alla religione, ai simboli, al gusto e allo stile del tempo, luogo di seduzione, dove la natura stessa è opera d’arte. Non esiste civiltà che non abbia trovato il bisogno di avere i suoi giardini e mettere in scena la propria idea di natura e di cultura.

J.H.W. Tischbein "Goethe nella campagna romana" (Wikimedia commons)
Da sempre l’uomo ha voluto mostrare nel giardino la bellezza delle forme, il piacere di sentirsi al centro della natura, di disegnarla e viverla nel piacere, rifuggendo i luoghi naturali inospitali delle montagne e delle foreste. E’ a questo punto che arriviamo ad un’altra idea di giardino, proprio contrapposta, almeno per buona parte, a quella indicata fino ad ora. Ci spingiamo nei luoghi più estremi del nostro continente, luoghi apparentemente inospitali, come ci ha mostrato la fotografa Marine Lanier (Valence, Francia, 1981) in un progetto espositivo nel corso della recente edizione di Fotografia Europea a Reggio Emilia. Un nuovo modo di guardare e vivere le Alpi. Il loro paesaggio non è più quello rassicurante delle belle forme sopra ricordate, ma quello della natura selvaggia ed ostile, della quale si comincia ad apprezzare il valore emozionale.

La fotografa francese Marine Lanier (dal suo profilo Instagram)
Il paesaggio alpino ci viene presentato come una somma di vicende, di stratificazioni geologiche e climatiche, ma anche il risultato di fatiche umane. Per questo le montagne sono un vero e proprio libro aperto da interpretare e da spiegare in ogni suo aspetto, botanico, storico, scientifico. Tra il 2019 e 1l 2023 la fotografa Marine Lanier ha trascorso intere settimane nel Jardin du Lautaret, situato sulle Alpi francesi a 2.100 metri di altitudine, il giardino botanico più alto d’Europa, dove sono state trasportate e si trovano oltre duemila specie vegetali provenienti da tutto il mondo, custode della diversità della flora d’alta montagna. Ha vissuto insieme a scienziati, giardinieri, botanici per conoscere studiare, preservare e documentare questo straordinario paesaggio alpino.

In quota il cartello che indica l'ingresso del giardino (cr. M. Mongenet Wikimedia commons)
Marine Lanier ha seguito quotidianamente le esplorazioni e le indagini che si svolgono in questo giardino estremo, denominato Le Jardin d’Hannibal, poiché la leggenda narra che fu proprio il passo che attraversò Annibale per arrivare in Italia e attaccare Roma, e con la propria sensibilità artistica ha prodotto una serie di fotografie che rappresentano una riflessione simbolica su questo ambiente: le piante, gli uomini, i colori, i paesaggi, campioni di sopravvivenza in un ambiente ostile.
Foto panoramica del Col du Lautaret (cr. Kevin Gallmann1982 Wikimedia commons)
Così Marine Lenier parla del suo progetto: “Ventidue secoli anni fa Annibale si ribello al dominio di Roma. Mi è sembrato che questo giardino-laboratorio rispecchiasse la sua lotta, quella di Davide contro Golia, un bastione di resistenza a fronte del cambiamento climatico”. Le immagini trasformano le montagne in un luogo surreale, dove dialogano storia e natura, uomini e colori, dove emerge questa convinta necessità di proteggere ogni forma di vita. Marine Lanier con il suo lavoro attraversa luoghi estremi, inaccessibili, producendo opere di grande impatto emotivo, che si immergono in un mondo misterioso e sconosciuto.

Fiori ai piedi delle Alpi nel Jardin du Lautaret (cr. Ziegler175 Wikimedia commons)
“Guardo le piante. Le loro venature scarlatte. Le loro foglie tenere. Al loro contatto mi rilasso. Eccole lì, colorate, delicate o pungenti, come quei cardi blu nell’alba che sorge. Una più bella dell’altra. Sento il loro canto nel vento dei ghiacciai. Nel respiro dell’uomo delle nevi che abita la montagna. Si dice che dei cavalieri abbiano trovato rifugio qui, che abbiano nascosto, molto tempo fa, il loro segreto in una folata d’aria fredda. Raccolgo alghe rosse sulle distese bianche. Cammino per ore. Il giardino. Il vento tra le foglie viola. Le morene, i fiori che sbocciano. I nevai. La sabbia rossa sulla neve. I gesti dei giardinieri. Le esperienze dei ricercatori. La notte che sprigiona i profumi. Non sono più in grado di vedere. Non ho alcuna prova dell’esistenza di queste fotografie. Nella città fantasma, scopro che sto cercando immagini fantasma”.
Il Jardin du Lautaret, sul Col du Lautaret, creato nel 1899, si trova nelle Alpi del Delfinato in Francia, è un istituto di ricerca dell’Università di Grenoble ed è aperto al pubblico durante il periodo estivo.
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