Il mistero dell'origine delle lingue
Peter Bruegel il vecchio "La torre di Babele", 1563 (Wikimedia commons)
Evoluzione molto più rapida di quella biologica
L'origine del linguaggio e delle lingue è uno dei problemi scientifici più importanti e dibattuti nella storia culturale dell'umanità, tant'è vero che, una volta tanto, è meglio trattarlo in senso cronologico inverso e cioè da quello che (per ora) sappiamo oggi. Duecento anni di linguistica, antropologia fisica, biologia evolutiva, genetica e neuroscienze hanno determinato alcuni punti fermi (e altri controversi e probabilmente irrisolvibili).
Cucciolo di scimpanzè con uno degli operatori del parco di Mefou (Wikimedia commons)
La comunicazione all'interno delle specie animali è indispensabile e onnipresente, ha diversi livelli di complessità, ma è quasi interamente legata a fattori istintivi e comportamentali. La facoltà di elaborare e tramandare informazioni acquisite (una delle caratteristiche principali del linguaggio) è presente, e solo parzialmente, nei cetacei, mammiferi come noi, ma che vivono in un ambiente radicalmente diverso. Le scimmie antropomorfe, a noi vicinissime geneticamente, non hanno percorso un cammino evolutivo in alcun modo paragonabile al nostro.
Sepoltura del periodo neolitico (cr. Vassil Wikimedia commons)
Il genere Homo eredita dai suoi predecessori ominidi, gli australopitechi, la stazione eretta e il bipedismo e con l'utilizzo delle mani acquisisce una sempre maggiore capacità di creare il fuoco e costruire strumenti. Nel giro di due milioni di anni l'aumento delle dimensioni del cervello e il completamento dell'apparato fonatorio (laringe e corde vocali), per la prima volta mostrano la possibilità di un linguaggio vocale nel senso moderno.

Ricostruzione di un uomo di Neanderthal, Gallo-romains museum (cr. P. Hermans Wikimedia commons)
I nostri cugini Neanderthal, sicuramente dotati di un chiaro pensiero simbolico e forme di comunicazione, con ogni probabilità avevano un loro linguaggio (però meno complesso, secondo molti studiosi). I cugini africani divennero la specie Homo sapiens, che siamo noi, la moderna umanità nata 200.000 anni fa e che da 70.000 se ne va in giro per il mondo, dall’Africa alla Patagonia, immutata geneticamente (a parte qualche flirt con i Neanderthal), se non dal punto di vista estetico (pelle, capelli, occhi, dimensioni).
Così doveva apparire l'eruzione del vulcano Toba (Wikimedia commons)
Quindi l’uomo moderno è nato in Africa (teoria della monogenesi), mentre per molto tempo qualcuno ipotizzava un’evoluzione parallela in diversi continenti (teoria della poligenesi). La facoltà del linguaggio sarebbe così il frutto dell’evoluzione del nostro cervello, accaduta una sola volta e in modo estremamente rapido (salto evolutivo) sotto una fortissima pressione ambientale, come quella che appunto 70.000 anni fa, a seguito della gigantesca eruzione vulcanica di Toba, portò la nostra specie sull’orlo dell’estinzione (e ne spiegherebbe l’uniformità genetica).
Arte di strada raffigurante Noam Chomsky (cr. W. Bahar Wikimedia commons)
Questa in fondo è l’ipotesi di Chomsky, che nota come un neonato di aborigeni australiani, popolazione separata per 40.000 anni dal resto della propria specie, acquisisce perfettamente come lingua materna quella in cui è allevato. Se questo vale per il linguaggio, vale anche per il suo prodotto principale e cioè le lingue? Detto in soldoni, tutte le lingue attuali derivano da un'unica lingua primigenia parlata dai primi Homo sapiens?
Jim Padgett "La confusione delle lingue a Babele" (Wikimedia commons)
Da sempre l'umanità è consapevole dell'incredibile diversità delle lingue, che si riflette in spiegazioni mitiche o religiose, estremamente differenti nelle varie aree culturali. In alcuni casi è frutto di una punizione divina (la biblica torre di Babele) in altri è un dono, in altri ancora è la conseguenza tutta umana di discordie o semplice lontananza.

J.N. Silvestre, particolare da "Il sacco di Roma da parte dei barbari" (Wikimedia commons)
Quello che è certo è che la lingua è stata, e spesso ancora rimane, uno degli elementi più identitari di un popolo, a cominciare dagli antichi greci, che notoriamente coniarono la parola “barbari” proprio per indicare tutti quelli che a loro parere parlavano in modo incomprensibile (quasi balbettando). Molte volte nella storia, e sempre a torto, qualche popolo ha ritenuto di essere superiore in quanto parlante una lingua superiore.
L'alfabeto ebraico nel codice di Aleppo (cr. dc Wikimedia commons)
Per molti secoli in Europa l'ebraico fu ritenuto, contro ogni evidenza, la lingua primigenia, poi, con il sorgere degli stati nazionali, eruditi di ogni paese proclamarono la propria lingua la più pura discendente di quella parlata nell'Eden. Qualcuno sostenne lo svedese, altri il fiammingo, altri ancora il tedesco, l’inglese fino all’ungherese e al celtico.
Interpreti al lavoro all'Agenzia per l'energia atomica (cr IAEA Wikimedia commons)
Poi finalmente nell'ottocento la linguistica comparativa cominciò a mettere ordine, dimostrando senza ombra di dubbio l'evoluzione o la parentela delle grandi famiglie linguistiche. Un'opera grandiosa che però può arrivare al massimo a 5.000 anni fa sulla base delle fonti scritte e delle ricostruzioni ipotetiche più accreditate (come nel caso dell'indoeuropeo). Risalire a epoche precedenti, nonostante gli innumerevoli tentativi, alcuni dei quali elaborati negli ultimi decenni, produce dei livelli di arbitrarietà e di approssimazione che mettono in discussione qualunque risultato.
Il doppiatore Uwe Karpa al lavoro per tradurre un film straniero (cr. E. Hordes Wikimedia commons)
Già nel 1866 la Società Linguistica di Parigi, appena fondata, inserì nell'articolo due del suo statuto la proibizione di accettare comunicazioni riguardanti l'origine delle lingue, tanto erano diventate cervellotiche e indimostrabili le proposte. Questo perché le lingue si evolvono a una velocità assolutamente non comparabile a quella biologica.
Maestro dei cassoni "Storie di Alatiel" dal Decameron (Wikimedia commons)
Noi siamo in grado di leggere il Decameron nel testo originale, anche se le note ci possono aiutare. Un inglese di media cultura se vuole leggere i Racconti di Canterbury (scritti da Chaucer qualche decennio dopo Boccaccio) deve ricorrere a una traduzione moderna. E stiamo parlando di testi scritti, figuriamoci come sia possibile risalire alla lingua parlata da un nostro antenato in Africa decine di migliaia di anni fa.

M.Q. de la Tour "Ritratto di Rousseau" (Wikimedia commons)
Ogni speculazione a tal proposito ha lo stesso valore di quello che pensava Rousseau nel settecento: “Le prime lingue furono canti e voci appassionate, prima d’essere discorsi semplici e metodici”. Lui però era di parte essendo anche un noto musicista.
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