La pių grande avventura di sempre

Il discorso di Kennedy il 12 settembre 1962 alla Rice University (Crediti Nasa on the Commons)
Le parole di Kennedy, l’inizio di tutto
Ci siamo lasciati con una frase: noi siamo esploratori. E ora ripartiamo da qui, perché in fondo la storia dell’Umanità è nata proprio dal desiderio di esplorare tipico della nostra specie: una esplorazione che non nasceva, agli albori della nostra evoluzione, solo dalla necessità di trovare nuovi territori di caccia, ma dal desiderio di conoscere il mondo “oltre”. Oltre le caverne, oltre i boschi che le circondavano, oltre i fiumi, oltre i mari, oltre gli oceani. E quando tutte le terre erano state esplorate, abbiamo alzato gli occhi al cielo, e abbiamo cercato il modo di conquistarlo. Sviluppammo le tecnologie per volare, ma non ci bastava. C’era ancora un’altra frontiera che ci sfidava a raggiungerla: lo Spazio. Lo osservavamo da migliaia di anni, ma dopo la fine della Seconda guerra mondiale, per la prima volta quell’impresa sembrò possibile.
Era il 1962. Il 12 settembre un giovane John Fitzgerald Kennedy, eletto presidente degli Stati Uniti poco più di un anno prima, tiene un discorso ormai diventato leggenda alla Rice University, in Texas. "We choose to go to the moon – annuncia – abbiamo scelto di andare sulla Luna, e lo faremo entro questa decade".
L'era dello Spazio
La visione di JFK cambiò per sempre la storia dell’Umanità. E le sue parole, rilette oggi, fanno ancora venire la pelle d’oca, per il carico di significato che hanno. Vi consiglio di andare a cercare online il testo integrale, perché vale davvero la pena leggerlo tutto. Ma vediamone una parte insieme: "Scegliamo di andare sulla Luna in questo decennio e di fare le altre cose – disse Kennedy - non perché sono facili, ma perché sono difficili, perché questo obiettivo servirà a organizzare e misurare il meglio delle nostre energie e abilità". E concluse: "Molti anni fa, il grande esploratore britannico George Mallory, che sarebbe poi morto sull'Everest, quando gli fu chiesto perché volesse scalarlo, rispose: “Perché è lì”. Ebbene, lo spazio è lì, e noi lo scaleremo; e la Luna e i pianeti sono lì; e nuove speranze per la conoscenza e la pace sono lì. E quindi, mentre salpiamo, chiediamo la benedizione di Dio per la più rischiosa, pericolosa e grande avventura in cui l'umanità si sia mai imbarcata".
Il sacrificio dell’Apollo 1
Quel capolavoro di oratoria fu l’inizio di tutto. Tutto quello che viviamo oggi. Sette anni dopo, Neil Armstrong fu il primo essere umano a mettere piede sulla Luna. Sette anni difficili, di rincorsa alla Russia in una Guerra Fredda che – allora come oggi - minacciava di distruggere il pianeta. Sette anni in cui gli Stati Uniti piansero l’equipaggio dell’Apollo 1, morto in un incendio divampato nella capsula durante un'esercitazione alla rampa di lancio. Al pilota comandante Virgil "Gus" Grissom, al pilota senior Edward White e al pilota Roger Chaffee la Nasa dedicò una targa che ancora oggi racchiude il senso della esplorazione dello Spazio: «In memory of those who made the ultimate sacrifice so others could reach for the stars. Ad astra per aspera (a rough road leads to the stars). God speed to the crew of apollo 1», che tradotto è più o meno così “In memoria di coloro che hanno reso l'ultimo sacrificio perché altri potessero raggiungere le stelle. Ad astra per aspera: attraverso le asperità si arriva alle stelle. Buon viaggio all'equipaggio dell'Apollo 1”. “God Speed” è l’augurio di buon viaggio del mondo del volo spaziale, e l’ultimo saluto agli astronauti che ci hanno lasciato. “Diedero la loro vita al servizio del loro paese per la continua esplorazione della frontiera finale dell'umanità – si legge in un’altra targa in loro memoria - Non siano ricordati per la loro morte, ma per gli ideali per cui hanno vissuto”.
Astronauti statunitensi al lavoro durante una missione spaziale
Da allora ad oggi decine di migliaia di donne e uomini hanno raccolto la loro eredità e quella di tutti gli astronauti che hanno conquistato lo Spazio, portando l’Umanità sempre più lontano nel Sistema Solare. Tra un anno torneremo alla Luna, ma stavolta per restarci. E poi ci spingeremo verso Marte, che diventerà una nuova casa per gli abitanti della Terra. E ancora più lontano, già oggi, ci sono delle sonde robotiche costruite dagli umani che viaggiano nello spazio profondo. Messaggere di una specie ancora bambina che si affaccia all’immensità dell’Universo. Sono le Voyager, partite dalla Terra 48 anni fa, nel 1977.
Una avventura incredibile, la loro. Ma la tengo per la prossima puntata, perché c’è ancora tanta strada da fare.
(2- continua)
Leggi anche Prima parte del viaggio
Riproduzione riservata