Occhi bendati di fronte alla plastica

Occhi bendati di fronte alla plastica

Ambientaliste in una stanza decorata con bottiglie raccolte in un fiume (cr. Ivusisual Wikimedia commons)

I rischi sono noti, rimandate le soluzioni

Nonostante il Segretario Generale dell’Onu abbia prospettato il rischio di un suicidio collettivo dell’umanità, la recente Conferenza Internazionale di Ginevra sulla regolamentazione della produzione e smaltimento delle plastiche, è naufragata nel silenzio quasi generale. Su 184 Paesi partecipanti, 11 (tra cui Stati Uniti, Russia, Cina, India, Brasile ed Emirati Arabi), hanno posto il veto. Il nodo centrale è rappresentato dallo scontro tra la tutela della salute umana e ambientale e gli interessi economici di un’industria fiorente come quella del petrolchimico e della plastica, ad esso collegata.


Discarica di plastica a cielo aperto in Indonesia (cr. J. Petrlìk Wikimedia commons)

Fino a pochi anni fa l’argomento principale era rappresentato dai drammatici impatti ambientali dei materiali plastici. Oggi ci sono prove inconfutabili sui rischi progressivi per la salute umana, presenti lungo tutto il ciclo di produzione: dall’estrazione del carbone, del petrolio e del gas, principali materie prime per la produzione di plastica, al trasporto, all’uso, al riciclaggio, alla combustione, fino allo smaltimento nell’ambiente. Il 57% dei rifiuti plastici, a livello mondiale, viene bruciato all’aperto.


Rifiuti plastici a terra durante la maratona di Berlino (cr. D.I. Franke Wikimedia commons)

Circa il 20% dei combustibili fossili è impiegato nella produzione di plastica, e gran parte degli oltre 16.000 composti chimici in essa presenti vengono rilasciati durante l’uso dei prodotti finiti, ad esempio durante il contatto tra plastica, alimenti e acqua minerale.

I rifiuti plastici possono inoltre contribuire alla diffusione di malattie infettive trasmesse da vettori, quali le zanzare (Dengue e Zyka), e aumentare la resistenza dei comuni batteri agli antibiotici, complice l’uso sconsiderato che se ne fa in medicina.


Fiume inquinato dai rifiuti plastici (cr. Ivan Radic Wikimedia commons)

Una ricerca medico-scientifica, recentemente effettuata presso l’Università di Tolosa, con l’utilizzo di tecniche complesse di spettroscopia, ha dimostrato che siamo esposti all’inalazione, attraverso i polmoni, di 68.000 microplastiche fini, in media, ogni giorno. Queste galleggiano sospese nell’aria dei nostri ambienti domestici e lavorativi e sono presenti nelle polveri di casa (528 nanoparticelle/metro cubo d’aria) e negli abitacoli dei mezzi di trasporto (fino a 2238/metro cubo).


Spiaggia invasa dalla plastica in India (cr. Ravi Khemka Wikimedia commons)

Si tratta delle microparticelle di plastica di diametro inferiore ai 10 micrometri* (PM 10), maggiormente inalabili rispetto a quelle più studiate, comprese tra i 20 e i 200 micrometri, assunte prevalentemente dall’uomo per via alimentare. Ad oggi è ben nota l’elevata incidenza del cancro al polmone tra gli addetti alla lavorazione del nylon. Ma tutte le microplastiche possono trasportare sostanze chimiche tossiche, metalli pesanti e vari inquinanti organici, fino al cervello, al liquido seminale (una delle cause dell’aumentata infertilità maschile), alla placenta (con rischi non ancora quantificati per il nascituro), al latte materno, all’intestino, al sistema immunitario.


Microplastiche abitualmente presenti nei fiumi (cr. Alf Mertens Wikimedia commons)

Preoccupa il silenzio di troppi governi, dell’informazione, dei mass media. Il Parlamento italiano ha, tre anni orsono, approvato la legge “Salva Mare”, ma non ancora i relativi decreti attuativi che consentirebbero, ad esempio, agli addetti alla pesca, di portare a terra i rifiuti, prevalentemente plastiche, raccolti involontariamente durante la loro attività, senza incorrere nel reato di trasporto illecito di rifiuti. Paradossalmente, sono costretti a rigettarli in mare.


Rifiuti plastici sulla spiaggia delle Hawaii (cr. Eric Johnson Wikimedia commons)

Il tempo per considerare la plastica come una minaccia esistenziale per l’umanità, oltre che per il pianeta, sta scadendo. O forse è già scaduto, tra l’avidità, l’indifferenza, la banalizzazione del problema, in un malinteso senso del progresso.

*1 micrometro = un milionesimo di metro

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