Victor, cresciuto nel bosco
Una stampa del 1805 che riproduce, edulcorata, l'immagine di Victor (Wikimedia commons)
Il selvaggio lasciò una traccia nella storia della pedagogia
Nove angoscianti minuti di crudo realismo aprono il film di cui parleremo: un bambino nudo e sporco si muove nel bosco, curvo come un animale, mangia quello che trova con la voracità di una bestia affamata e si rifugia in buche scavate nel suolo. Non c’è musica, i suoni sono quelli della natura oltre ai grugniti del ragazzino. Attratto dal cibo si avvicina a una cercatrice di funghi che terrorizzata fugge a chiamare alcuni cacciatori i quali riescono a catturarlo mettendolo in un sacco come un animale selvatico. Il film è in bianco e nero e vi si fa largamente uso dell’effetto “iride” (cambio scena mediante apertura/chiusura di diaframma): riferimenti stilistici ai documentari della prima metà del XX secolo tesi a rafforzare l’idea di realtà.
Il regista François Truffaut mentre gira in esterni (Wikimedia commons)
Si tratta de “Il ragazzo selvaggio” (1970) di François Truffaut, che narra fatti reali basandosi sui lavori di Jean Itard, giovane medico parigino che prese in cura il bambino (“Memoria sui primi progressi di Victor d’Aveyron” e “Rapporto sui nuovi progressi di Victor d’Aveyron”, 1801-1806). Truffaut conobbe i testi nel 1967 e ne rimase profondamente colpito tanto che ne progettò una versione filmica con il principale intento di rendere nota la vicenda per la sua valenza storica e scientifica. L’attore e grande regista scelse di interpretare personalmente il medico e si avvalse della consulenza di specialisti in neuropsichiatria infantile per aumentare la verosimiglianza dei comportamenti. E’ certamente sulle loro indicazioni che si basa la scena in cui il ragazzo inseguito dai cacciatori si rifugia su un ramo iniziando a flettere ritmicamente il busto. E’ una stereotipia tipica dell’autismo, comunque espressione di un’estrema sofferenza psicologica.

Ritratto del dottor Jean Itard (Wikimedia commons)
Uno strano essere era già stato avvistato nel 1797 nella regione francese del Tarn ma fu catturato solo nel 1799 (la scena citata) e affidato a una vedova dalla quale fuggì dopo pochi giorni. Si registrò di seguito un suo spostamento verso l’Aveyron a circa 30 chilometri. Finalmente l’8 gennaio 1800 si fece avvicinare da tre uomini che lo portarono nel villaggio di Saint Sernin sur Rance. Dopo un’ulteriore fuga a distanza di una settimana fu visto entrare spontaneamente in una casa, disponibile ad essere avvicinato. Sembrava avere circa 12 anni e aveva molte cicatrici fra cui una da taglio sul collo come se qualcuno avesse tentato di sgozzarlo. Camminava preferibilmente a quattro zampe, non sembrava in grado di emettere suoni e non rispondeva agli stimoli sonori. Fu impossibile ricostruire la sua storia o stabilire collegamenti con fatti riguardanti la scomparsa di bambini.

Saint Sernin sur Rance, il paese in cui fu portato il ragazzo (cr. kyselak Wikimedia commons)
Era stata una società contadina ma civile a tollerare il fatto che un povero ragazzino potesse continuare a vivere nel bosco per anni. Nemmeno la morale cattolica riuscì a muovere il cuore di chi lo aveva incontrato, forse attanagliato dalla personale lotta per la sopravvivenza o poco convinto di poter fare qualcosa per lui. E comunque era una società dalla quale i matti, come sappiamo, dovevano star fuori. Colpisce la modifica comportamentale che improvvisamente lo spinse ad avvicinare i propri simili. Cosa era accaduto nella sua povera mente? Era riuscito a elaborare le recenti esperienze di contatto fino a sviluppare strumenti che gli permettevano di riflettere anche sommariamente sulla propria condizione? E che stavano facendo nascere in lui un pur primitivo bisogno sociale?

Il cortile dell'istituto nazionale dei sordomuti a Parigi (cr. Mbzt Wikimedia commons)
Il “ragazzo selvaggio” fu trasferito all’Istituto Nazionale dei Sordomuti di Parigi e preso in cura dal dottor Itard il quale appurò che non era sordo ma solo “ineducato” a emettere e comprendere i suoni. Gli attribuì il nome Victor, accortosi che la vocale “o”, su cui insiste l’accentazione francese, ne catturava in modo particolare l’attenzione. Si convinse inoltre che fosse sano e che i suoi deficit fossero da attribuire alla mancanza di esperienza sociale, così cercò di dimostrare la sua tesi di fronte al mondo scientifico. Si era in pieno illuminismo e nacque un acceso dibattito sui fattori che distinguono l’uomo dall’animale, su quanto le capacità razionali, le abilità sociali, la bontà e la cattiveria siano da attribuire all’educazione e quanto a potenzialità innate.

Il frontespizio della relazione di Itard al ministro su Victor (Wikimedia commons)
Itard sperimentò metodi inediti di apprendimento e di valutazione dei progressi, tanto che è ancora oggi considerato fra i fondatori della pedagogia speciale che si occupa della disabilità psichica. Victor mostrò inizialmente un rapido miglioramento imparando in pochi giorni alcune espressioni come “Oh Dieu” che usava nei momenti di gioia, migliorando la postura e iniziando a rivelare le emozioni con l’espressione del viso. Ma non andò mai oltre un livello elementare di comprensione, persistendo nel suo mutismo, manifestando fenomeni convulsivi nei momenti di rabbia e sviluppando una certa ossessione per l’ordine degli oggetti.

A Lacaun una stanza del museo del bambino selvaggio (cr. Fagairolles Wikimedia commons)
E’ verosimile quindi che il ragazzo fosse affetto da una grave forma di autismo, probabilmente causa del suo abbandono e forse di una sua tentata barbara soppressione (la cicatrice sul collo). Il film è fedele ai rapporti di Itard, concentrandosi maggiormente sul primo periodo di veloci progressi. Lo caratterizzano un ritmo pacato, una fotografia e una regia sobrie e ortodosse che riproducono le atmosfere dell’epoca. Il personaggio del medico, interpretato come detto dallo stesso regista, è concentrato sui suoi obiettivi scientifici ma anche coinvolto emotivamente soprattutto di fronte alle prime avvisaglie di insuccesso. La pellicola ricevette vari riconoscimenti i più importanti dei quali sono i premi per miglior film e miglior regista presso il National Board of Review di New York.

Un'edizione italiana del libro di Itard su Victor
Povero e caro Victor. Un bambino malato che qualcuno sottopose a una tremenda violenza fisica e morale cercando di ucciderlo o comunque abbandonandolo al suo destino, che la stessa società continuò a sfuggire per anni tanto che la sua piccola mente decise di adattarsi ad una durissima vita lontano dai propri simili, fino a che forse uno sguardo, un contatto, una parola, fecero accendere in lui un desiderio di vicinanza. Dei suoi ultimi anni sappiamo solo che gli fu assegnata una pensione la quale permise alla governante di Itard di tenerlo in casa con lei fino a quando morì per polmonite nel 1828. Aveva, forse, 40 anni.
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