Camminare, ultima azione gratuita 

Camminare, ultima azione gratuita 

Pochi pedoni in un giorno di pioggia a Rouen (cr. J. Lascar Wikimedia commons)

Gesto politico nelle città che esistono per vendere

Le dieci di sera: nella mitologia che ci portiamo dietro, è l'ora in cui la strada italiana si riempie, le sedie fuori dai bar, il passeggio di chi non ha un posto preciso dove andare e ci va comunque. Solo che adesso (sarà il caldo) non passa quasi nessuno. Passa, ogni tre minuti, un ragazzo in bici con lo zaino cubico sulle spalle: guarda il telefono al manubrio, svolta, sparisce.

Nella stampa del 1794, Rousseau con Voltaire (Wikimedia commons)

Un tipo di circolazione ha preso il posto di un altro. Non camminano più le persone; cammina il cibo, viene da noi. Noi che abbiamo smesso di camminare senza scopo. Rousseau, nelle Passeggiate del sognatore solitario, lo chiamava il puro «sentimento dell'esistenza». Lo confesso prima che lo pensiate voi: sono il primo a ordinare quando piove e a scegliere il divano. La contraddizione la osservo da dentro, come tutti.

Il gesuita Michel de Certau (da La Civiltà cattolica)

Michel de Certeau diceva che camminare sta alla città come l'atto di parola sta alla lingua: il pedone non esegue la mappa, la enuncia: taglia la piazza in diagonale, si ferma dove non era previsto. Scrive un testo che nessun urbanista aveva pianificato, un testo che è la città viva. Una città che nessuno percorre a piedi è una frase mai pronunciata: corretta, e morta. Qui sarebbe facile far scattare l'atto d'accusa: la tecnologia ci ha resi pigri, la gente non esce più di casa perché può farsi arrivare tutto con il cellulare. È un copione consolante e falso. Chi resta a casa non lo fa solo per fiacca: uscire, in Italia, è diventato caro. La FIPE certifica un paradosso: i consumi fuori casa crescono in valore [sfiorano i 102 miliardi] ma calano le visite. Si spende di più e si esce di meno.

Giovani durante un'apericena (cr. N. Caranti Wikimedia commons)

L'aperitivo perde quasi il 6% di visite e costa in media quasi otto euro; una cena, ventitré a testa; nel 2025 hanno chiuso oltre diecimila bar. Conviene allora rileggere Henri Lefebvre: la città è un valore d'uso, un luogo da vivere, che il capitale tende a comprimere in valore di scambio. Se restare a casa è spesso autodifesa, è perché la città in cui potevi semplicemente stare è stata sbarrata dietro un prezzo d'ingresso. La domanda giusta non è "perché non si esce più?", ma il suo rovescio: perché si dovrebbe? Quanto ci costa uscire?


Henri Lefebvre (cr. Bert Verhoeff Anefo Wikimedia commons) 


La consegna a domicilio, allora, non è il colpevole. È il sintomo e l'infrastruttura. Sintomo, perché mentre le visite calano gli ordini a domicilio salgono. Infrastruttura, perché non si limita a offrirti un'opzione: cambia la forma della città intorno a sé, anche per chi non lo usa.


Consegna a domicilio con Capitan America (cr. Axelv Wikimedia commons)


Come le ferrovie dell'Ottocento decisero quali paesi vivevano, la consegna a domicilio riorganizza la città attorno alla circolazione delle merci e non delle persone: aprono le dark kitchen, indirizzi senza sala né insegna; i tavolini lasciano il posto alle rastrelliere dei rider; le strade si pensano per i mezzi in transito, non per i corpi che indugiano. È la profezia di Walter Benjamin che si chiude: lui aveva visto i luoghi del passeggio diventare luoghi del commercio; noi abbiamo smaterializzato la vetrina dentro un'applicazione, e non bisogna più nemmeno raggiungerla. Viene a noi.


Walter Benjamin (cr. C. Joel Wikimedia commons)


Uscire per consumare costa sempre di più; camminare resta gratuito ma residuale, perché la città è ridisegnata per non essere attraversata. Una piazza dove si passeggia senza comprare niente, per un'infrastruttura che vive di transazioni, è solo spreco di suolo. Ma il nemico non è il ragazzo in bici, prima vittima del disegno, né la comodità in sé: è un'idea di città come catalogo di servizi da acquistare a distanza.

Shangai, "The bund" (cr. C.A. Galindo Wikimedia commons)

Che fare? Non venitemi a dire "riscopriamo la lentezza": fare del camminare diecimila passi da sincronizzare con l’applicazione ‘salute’ lo ricolonizza con la prestazione, l'ultima cosa gratuita che ci restava. E lasciate perdere pure la nostalgia, che assolve il presente. Resta una strada piccolissima: uscire di sera e camminare senza comprare niente. È un corpo che occupa lo spazio comune senza generare una transazione, che lo tiene in vita col solo fatto di starci. È l'unica presenza urbana che nessuno può fatturarti, e [se Rousseau aveva ragione] uno dei pochi modi rimasti per sentirsi, semplicemente, esistere.

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