Ecco a voi il catalogo degli idioti
Una immagine che ben rappresenta la stupiditā umana (dal sito Il circolo dei lettori)
La lunga schiera di stupidi, imbecilli e cretini nella nostra cultura
Nel 1801 il poeta tedesco Friedrich Schiller, in un suo dramma ormai dimenticato, inserì un verso divenuto poi molto famoso: “Contro la stupidità gli Dei stessi lottano invano”. John Maynard Keynes, più di un secolo dopo, esasperato per la difficoltà incontrata nello spiegare la sua teoria economica, usò la stessa frase aggiungendo un’ulteriore osservazione: “Ci vorrebbe il Signore. Ma dovrebbe scendere lui di persona, non mandare il Figlio; non è il momento dei bambini”.
Ritratto di Schiller e foto di Keynes (cr. A. Graff per Schiller Wikimedia commons)
Non è quindi certo una novità dei tempi nostri la consapevolezza che la battaglia contro l’idiozia sia in corso da sempre ed abbia scarse possibilità di vittoria. In Francia esiste un aneddoto celeberrimo, attribuito a De Gaulle, che durante un incontro politico con i suoi sostenitori, ne sentì uno particolarmente appassionato urlare: “Mort aux cons!”, cioè “Morte ai cretini!”. Pare che il generale si sia bloccato per un istante e abbia poi commentato: “Vaste programme!”.
Il generale Charles de Gaulle (cr. Office of war information Wikimedia commons)
L’entità del problema è evidente già dai numerosi sinonimi che noi utilizziamo, a partire da stupido, che in latino significava attonito, colpito e bloccato da uno stupore improvviso (noi ora per questa condizione usiamo il termine instupidito). Ma come per gli aggettivi deficiente, sciocco e imbecille (tutti derivati sempre dal latino con riferimento a debolezza o carenza) l’accezione prevalente divenne quella di ottusità mentale.

Uomo affetto da cretinismo per mancanza di iodio (museo di Tolosa Wikimedia commons)
Idiota è invece una parola greca, che indicava il privato cittadino, quello che si faceva gli affari suoi e non partecipava alla vita politica della città e non era in grado di confrontarsi in modo razionale. Sino alla fine dell’ottocento fu il normale termine medico per indicare qualunque persona con problemi cognitivi o disturbi mentali. Cretino invece deriva dal provenzale cretin, che voleva dire cristiano, nel senso di pover’uomo (quello che anche noi ancora definiamo un povero cristo). Per questo una sindrome da carenza di iodio che colpiva endemicamente gli abitanti delle valli alpine tra Francia e Italia, e caratterizzata da un vistoso gozzo sotto la gola, fu battezzata cretinismo.

Miniatura raffigurante Calandrino nella novella dell'elitropia (Wikimedia commons)
La figura dello stupido in compenso ha avuto un duraturo successo in letteratura, dalla commedia greca e romana in poi (basti pensare ad alcuni personaggi di Plauto). Quattro novelle del Decameron hanno come protagonista Calandrino, uomo gretto e ignorante che però si crede furbo e viene inevitabilmente sempre beffato. Con la modernità il catalogo si allarga in modo spropositato.

J.M. Moreau, stampa colorata dal Candide di Voltaire (Wikimedia commons)
Nel Candido di Voltaire il protagonista omonimo diviene il prototipo dell’ingenuo credulone, la cui bontà ne fa uno sfortunato o peggio un disadattato. È il capostipite di una linea che arriverà fino al principe Myskin (è lui L’idiota di Dostoevskij) o a Gimpel, il protagonista dell’omonimo e splendido racconto di Isaac Singer, che sa perfettamente che tutto ciò che gli viene raccontato è falso, ma sceglie di crederci come atto di fede in Dio. “Era un cretino” è la lapidaria ultima battuta del romanzo di Sciascia “A ciascuno il suo” e riguarda proprio il mite professore che ne è il protagonista (e alla fine la vittima).

Luigi Pirandello sulla spiaggia di Camaiore (Wikimedia commons)
Rimanendo a casa nostra pure Pirandello scrisse un’opera teatrale dal titolo L’imbecille, mentre Ermanno Cavazzoni e Daniele Benati ne hanno fatto strepitosi cataloghi. Non dimentichiamoci però che nel Candido c’è anche un altro personaggio, il cretino erudito, cioè Pangloss, da cui si può arrivare direttamente a Bouvard e Pécuchet di Flaubert.
Il personaggio comico di Cretinetti (Wikimedia commons)
Il cinema poi si è sbizzarrito all’inverosimile su questi caratteri. Basta dire che uno dei primi protagonisti del cinema muto aveva come nome d’arte “Cretinetti”. Cominciò però ad affermarsi anche il personaggio idiota, ma buono e fortunato, un capovolgimento della tradizione.

Leslie Nielsen, protagonista di "Una pallottola spuntata" (cr. A. Light Wikimedia commons)
Potremmo citare il protagonista della serie Una pallottola spuntata, interpretato da un grande Leslie Nielsen e il più iconico di tutti, l’indimenticabile Forrest Gump di Tom Hanks. C’è però un attore straordinario che ha dato vita a ben tre personaggi leggendari, tutti comicamente e dolcemente cretini. Parliamo di Peter Sellers, che è stato l’ispettore Clouseau nella serie della Pantera rosa, l’attore indiano Bakshi in Hollywood Party e il mite e mitico Chance in Oltre il giardino. La perla finale è un film del 2006, Idiocracy, che preconizza allegramente il nostro futuro.

Il libro di Carlo Cipolla
Se poi volete vere riflessioni, serie o semiserie, su questo argomento vi consiglio l’ancora attuale raccolta di saggi e articoli di Fruttero e Lucentini, La prevalenza del cretino, il saggio Sulla stupidità di Robert Musil o L’imbecillità è una cosa seria di Maurizio Ferraris. Va da sé che il testo base continua ad essere Le leggi fondamentali della stupidità umana di Carlo M. Cipolla, che contiene un’apparente contraddizione logica: come è possibile che la percentuale di stupidi sia una costante immutabile, che non cambia anche se li dovessimo trovare tutti ed eliminarli. La risposta ce la dà la saggezza popolare: “La mamma dei cretini è sempre incinta”, e di parti plurigemellari, mi viene da dire.
Riproduzione riservata