Foto, la rivincita dell'imperfezione

Foto, la rivincita dell'imperfezione

Una ragazza al tramonto sul mare (cr. Tomi4K Wikimedia commons)

Vanno di moda immagini con i nostri difetti

Con l’inizio dell’anno si è affermata una nuova tendenza sui social media, cioè la moda di pubblicare vecchie foto che risalgono al 2016. Foto filtrate con un social media che si chiama Snapchat, quelle con le orecchie da cagnolino o la ghirlanda di fiori, foto colorate e terribilmente sgranate.

L’inizio del 2026 ci sta facendo vivere un vero e proprio deja-vu. Ma come mai Instagram è diventato improvvisamente un tuffo nel passato? La verità è che nel 2026 i social media sono diventati una vetrina perfetta, quasi asettica. Ti mostri impeccabile davanti a quelli che ti seguono, misuri ogni parola, pensi a cosa dire e soprattutto a come apparire.

10 anni fa

Dieci anni fa non era così, si pubblicava per pura spontaneità. Non c’era la pressione della prestazione costante, c’era solo la voglia di esserci e di immortalare un momento. Si tratta di quella che potremmo definire nostalgia digitale. Ci mancano i tempi in cui pubblicavi la foto della pizza con gli amici, magari mossa e sovraesposta, senza stare lì a pensare se il carattere grafico delle storie fosse quello giusto, se l’impaginazione della griglia fosse coerente o se la luce fosse quella del tramonto perfetto. Era un’estetica del "brutto ma vero", una celebrazione dell’imperfezione.


I saltatori (cr. Rock McCharles Wikimedia commons)

Nel 2016 i social media già esistevano, facevano parte della nostra quotidianità, ma ancora non erano diventati uno strumento di guadagno così diffuso e strutturato. Non esisteva l'ansia da algoritmo che abbiamo oggi, quel pensiero sottile ma costante secondo cui ogni pubblicazione deve essere migliorata al massimo per piacere a un sistema prima ancora che alle persone.

Basta ansia

Il volersi rifugiare nel passato è un rimedio ogni volta che il presente ci mette ansia ed è innegabile che il panorama digitale attuale sia diventato complesso. I social media ad oggi sono colmi di contenuti generati dall’intelligenza artificiale, di volti creati dal nulla, di sfondi perfetti che non esistono nella realtà e di video manipolati così bene da sembrare veri.


Chiacchiere fra bambini in Svizzera (cr. F. Lademann Wikimedia commons)

In questo mare di finzione tecnologica, riguardare le vecchie foto ci fa sentire al sicuro. C’è qualcosa di rassicurante in quel periodo di internet spensierato. Se ci pensiamo, il 2016 è stato l'anno di transizione, avevamo già i telefoni digitali ma la nostra mentalità nel pubblicare era ancora genuina. È incredibile come basti un’inquadratura un po’ storta o un flash sparato in faccia per sbloccare ricordi che credevamo sepolti sotto strati di foto curate al millimetro.


Una simpatica coppia al Junior Prom night negli Stati Uniti (cr. C. Bohannon Wikimedia commons)

Nel 2016 non è che fossimo immuni alle tendenze, anzi, eravamo tutti presi a seguire le stesse identiche mode, a scattare foto utilizzando i filtri di Retrica oppure pubblicare foto con i bordi bianchi, ma lo facevamo con una naturalezza che oggi si è persa proprio perché mancava quella pressione invisibile di dover sembrare sempre la versione migliore di noi stessi.


Ragazzina con il braccialetto della pace (cr. D. Buma Wikimedia commons)

Se una foto era brutta spesso la caricavamo lo stesso perché rappresentava un momento vero. Oggi invece ogni contenuto sembra passare attraverso un filtro mentale prima ancora che digitale, ci chiediamo se quell’immagine sia coerente con il nostro profilo, se possa attirare critiche o se risulti abbastanza professionale.


Nella foto sfuocata una ragazza con il gatto (cr. J. Hilger Wikimedia commons)

Questa ricerca ossessiva della perfezione nel 2026 ci ha svuotati rendendo le nostre bacheche tutte uguali, piene di vite perfette che sembrano finte e visi così levigati da perdere ogni espressione. Anche se seguivamo le mode di allora lo facevamo per il gusto di partecipare, per ridere con gli amici, senza l'ansia che quel contenuto dovesse generare chissà quale ritorno economico o di immagine. Per questo quel recupero del 2016 ci fa bene, rivedere quegli scatti significa ricordarsi di quando internet era ancora un luogo leggero.

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