Halloween, uno spazio di libertà   

Halloween, uno spazio di libertà   

Due zucche di Halloween (Jack-o'-lantern) illuminate nella notte. Foto di David Menidrey, rilasciata sotto licenza Unsplash.

La notte che non chiede di dimostrare niente a nessuno

Ogni anno, a fine ottobre, si riaccende il solito dibattito: c’è chi non vede l’ora di mascherarsi e chi liquida Halloween come l’ennesima americanata commerciale. A fermarsi un secondo prima di giudicare, ci si rende conto che dietro le zucche e il trucco pesante c’è qualcosa di molto più interessante e umano.

Viviamo in un mondo che ci chiede continuamente di essere perfetti. Sugli schermi, in ambito lavorativo o nelle relazioni, l’obiettivo sembra sempre quello di mostrare la nostra versione ordinata, risolta, senza sbavature. Halloween funziona quasi come una pausa rigenerante. Non serve a nascondersi, ma a concedersi una parentesi di libertà.

Rendersi brutti, spaventosi o semplicemente ridicoli per una notte non è un gesto superficiale, diventa un modo spontaneo per esorcizzare quello che ci fa paura e per prendere un po’ meno sul serio le nostre ansie. Fin dall'antichità la festa che segnava l'inizio dell'inverno serviva a questo: fare spazio al buio e riderci sopra insieme agli altri.


Un jack-o'-lantern di Halloween con fumo. Foto di Colton Sturgeon su Unsplash / Licenza Unsplash

Non c'è niente di male nel modo in cui la viviamo oggi, tra feste, travestimenti e foto. La maschera ci regala uno spazio protetto dove per qualche ora possiamo smettere i panni del personaggio che recitiamo ogni giorno, che sia lo studente modello, il lavoratore impeccabile, la persona sempre sul pezzo. Ci dà il permesso di sbagliare look, di giocare, di fare pace con il nostro lato più imperfetto.

Scenografia horror per Halloween Foto di Quilia su Unsplash (Licenza Unsplash)

In fondo, la vita di tutti i giorni non è fatta solo di cose serie, corse contro il tempo e filtri perfetti. Abbiamo bisogno anche dell'imprevisto, del gioco, dell'esagerazione. Vestirsi da mostro o fare tardi una sera non ci rende meno profondi, ci ricorda soltanto che sappiamo ancora divertirci. Il bello di questa notte sta proprio nel suo non voler insegnare niente a nessuno. Non ci chiede di dimostrare nulla a nessuno, se non la voglia di staccare la spina. E allora la domanda resta: e se in un mondo che ci vuole sempre seri e a fuoco, l'unica trasgressione rimasta fosse semplicemente quella di ridere di noi stessi per una notte?

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