I supereroi rimasti senza poteri 

I supereroi rimasti senza poteri 

Spiderman immortalato su un ombrello (cr. Nacho Wikimedia commons)

La crisi di un filone dei fumetti e del cinema

Nella cultura popolare contemporanea in cui siamo immersi, sostanzialmente quella americana, la presenza di supereroi nei fumetti e nel cinema è talmente invasiva da ritenerla quasi naturale. Sia chiaro, in tutte le culture sono esistite figure di eroi, spesso fondatori di città o dinastie; figure ricordate nella storia o nella mitologia, capaci di imprese eccezionali o di sacrifici salvifici. Ma sempre di esseri totalmente umani parliamo.


Zurbaran, "La morte di Eracle", 1634 (Wikimedia commons) 


L’equivalente dei supereroi odierni possono ben essere ritenuti gli antichi semidei, nati dall’unione di uomini e divinità, che ereditavano, in realtà abbastanza raramente, alcune doti straordinarie, che ora definiremmo superpoteri, quali la forza fisica di Eracle, figlio di Zeus, la capacità di guarigione di Asclepio, figlio di Apollo, o la somma abilità musicale e poetica di Orfeo, figlio di una Musa. Data la scarsa fedeltà coniugale degli dei greci tecnicamente i semidei erano assai numerosi, e di solito grandi combattenti come Achille, Enea, Teseo, Perseo o le regine delle Amazzoni Ippolita e Pentesilea.


Vera Willoughby, "Teseo e Arianna", 1925 (Wikimedia commons)


Nella mitologia mesopotamica spiccano per analogia Gilgamesh e la sua epopea e in quella induista i fratelli Pandava, protagonisti del poema epico Mahabharata. Ma erano e rimanevano tutti mortali, con qualche rara eccezione, ad esempio Dioniso. L’immortalità continuava a rimanere un privilegio degli dei, e nemmeno tutti (com’è noto nella mitologia norrena gli dei muoiono).

Una illustrazione dal Mahabharata (cr. Preethi1830790 Wikimedia commons) 

In ogni caso questi personaggi tra il mitologico e il leggendario sopravviveranno per molti secoli, nelle forme più diverse, solo nel folklore e nella letteratura. Poi poco più di cent’anni fa nascono i fumetti, che nel giro di qualche decennio se ne impadroniscono.


Batman in un murale (cr. Tedyzet Wikimedia commons)


È la cosiddetta “Golden age”, cioè il periodo che va più o meno dalla fine degli anni ‘30 all’inizio degli anni ‘50 del secolo scorso, che comprende anche tutta la seconda guerra mondiale, quando, mescolando fantascienza, tecnologia, patriottismo, antiche leggende come Atlantide o le Amazzoni, nascono Superman, Batman, Wonder Woman, Aquaman, Lanterna Verde, tutti della DC Comics, e Capitan America della Timely (la futura Marvel).

Capitan America e altri eroi della Marvel (cr. Citè de la BD Wikimedia commons)

Il successo è epocale e molti altri personaggi vengono creati, tutti dotati dei superpoteri più vari, nonché di antagonisti più o meno cattivissimi, con una nettissima contrapposizione bene/male. Esplodono però anche le critiche nella bigotta società statunitense dell’epoca. Molti si preoccupano di una presunta corruzione morale dei giovani lettori (la stessa reazione che avrebbe provocato il rock’n’roll) e dopo l’uscita del libro Seduction of the Innocent, dello psichiatra Fredric Wertham, il mondo dei fumetti si dota di un codice di autoregolamentazione più o meno analogo a quello che negli stessi anni si era data Hollywood.


Lo psichiatra Fredric Wertham (cr. E.B. Bratner Wikimedia commons) 

Ma le catene sono spezzate già agli inizi degli anni ’60 con il rilancio di personaggi come Flash e soprattutto con l’esplosione della Marvel che lanciò sul mercato in pochi anni i Fantastici 4, Hulk, Thor, Daredevil, Dr. Strange e Spiderman, il primo supereroe psicologicamente complesso e complessato. La competizione tra Marvel e DC è serratissima ma negli anni 80 la stanchezza del genere diventa evidente e per superare la gabbia della logica narrativa si inventano multiversi in cui si può modificare continuamente la storia passata dei personaggi.


Superman nel panico in un murale a Tel Aviv (cr. LeRenartQuiPense Wikimedia commons) 


Il risultato è una babele di supereroi senza capo né coda, di solito sempre più muscolarmente ipertrofici che, nonostante poteri quasi divini, finiscono sempre a combattersi a furia di cazzotti. La straordinaria evoluzione della computergrafica ha permesso negli ultimi 25 anni di trasporre al cinema e nelle serie tv, con enorme successo, molti di quei personaggi. Ma oggi come oggi anche i cinecomics sembrano impantanati, con rare eccezioni, negli stessi problemi in cui si trovarono i fumetti quarant’anni fa.



Garth Ennis, autore di "The Boys" (cr. nightscream Wikimedia commons) 


A poco è servito, sulle orme della Disney, creare supereroi di ogni colore, etnia e religione. Non è un caso che al botteghino ormai funzionino soprattutto film che sono in buona parte commedie, come Guardiani della Galassia o Deadpool. Eppure proprio dalla crisi degli anni ‘80 sono emersi graphic novels, cioè fumetti di grande spessore autoriale, che hanno contribuito a rivoluzionare il genere: pensiamo al Batman di Frank Miller (Il cavaliere oscuro), Watchmen di Alan Moore o il ciclo di Sandman di Neil Gayman fino al visionario The Boys di Garth Ennis, la critica più radicale del mondo supereroistico. Critica condivisa anche da Alan Moore, che lo considera un’infantilizzazione preoccupante degli adulti ad opera di un genere nato per i ragazzi.

Il disegnatore Alan Moore (cr. gaius cornelius Wikimedia commons)

L’influenza dei supereroi americani è stata globale e coinvolge i manga giapponesi come la gigantesca industria cinematografica indiana, la cui mitologia è una fonte infinita di personaggi, ma non mancano anche supereroi islamici, come quelli della saga “I 99”, creata in Kuwait da Naif al-Mutawa (il riferimento è ai nomi di Dio, ognuno dei quali rappresenta una virtù o un valore).

Il kuwaitiano Naif al-Mutawa (Wikimedia commons)

Tra le chicche ricordiamo che per dieci anni la Marvel UK pubblicò Captain Britain, arrivato in Italia come Capitan Bretagna, un nome decisamente più da marca di calvados. D’altronde per 15 anni Superman dalle nostre parti uscì come Nembo Kid.

Bruno Bozzetto premiato dal sindaco di Lucca Alessandro Tambellini (cr. N. Caranti Wikimedia commons)

Il contributo italiano al genere è abbastanza scarso nonostante i tentativi, ma tra i fumetti possiamo annoverare Rat-Man e tra i film Vip, mio fratello superuomo di Bruno Bozzetto o il più serio Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Parafrasando Bertolt Brecht potremmo dire: “Sventurata la terra che ha bisogno di (super)eroi”.

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