La crisi del matrimonio: il naufragio del noi
Una coppia di sposi all'altare (cr. Hani Kanaftchian Wikimedia commons)
Calano le nozze, i filosofi spiegano perché
Secondo Zygmunt Bauman (1925-2017), il sociologo e filosofo che meglio ha saputo descrivere la fragilità (liquidità dell'amore e della società) dei rapporti umani nel XXI secolo, la logica del mercato si è inserita, almeno in parte, anche nel matrimonio: quando smette di funzionare e non soddisfa più i nostri bisogni, come un oggetto lo sostituiamo invece di ripararlo. L'uomo odierno vive un tragico dilemma: desidera la sicurezza di un legame stabile ma teme, per diversi motivi, la responsabilità dell'impegno a lungo termine.
_Mirela_britchi-wdtr.jpg)
Due coppie di sposi in posa a Bucarest (cr. Mirela Britchi Wikimedia commons)
In Italia, il matrimonio ha sempre rappresentato un'istituzione sacra e la base della società civile, più che in altri Paesi. Nel 1974 si celebravano 440.000 matrimoni, nel 2024, a distanza di cinquant'anni, solo 172.000.
_cambrdige_canada_Anne_edgar-wdtr.jpg)
Sposi su una collina in Canada (cr. Anne Edgar Wikimedia commons)
Le ragioni del fenomeno e del conseguente, inarrestabile, calo delle nascite sono molteplici: cause economiche, sociali e lavorative, l'incertezza del futuro, la laicizzazione della società con l'aumento delle coppie di fatto. Per molte donne il matrimonio non è più la meta finale cui approdare per realizzarsi come nella mentalità degli anni 50, mentre per l'uomo può rappresentare un rischio economico troppo elevato, in caso di separazione o divorzio.

Matrimonio fra 800 e 900 in Svezia (cr. Agnes Andersson Wikimedia commons)
Nell'ambito della diminuzione generale dei matrimoni, emerge una modesta tendenza all'aumento di quelli civili e quelli in seconde nozze, prevalentemente in regime di separazione dei beni. In fondo, forse, la mancanza di fiducia è tenace. Questa laicizzazione della società sta sciogliendo legami un tempo dati per scontati e porta a una trasformazione delle relazioni sociali che incide anche, soprattutto a causa della denatalità e dell'invecchiamento della popolazione, sulla sostenibilità del sistema economico, pensionistico e assistenziale.

Matrimonio per cinque coppie in Germania (cr. Ladislaus Hoffner Wikimedia commons)
Hegel (1770-1831), oggi, difenderebbe a spada tratta i legami sociali e le tradizioni. Infatti sosteneva che l'individuo, attraverso il matrimonio, l'educazione dei figli e la gestione del patrimonio, supera il proprio egoismo per un bene comune. Lo Stato, per lui, era come “una famiglia in grande” dove il singolo impara a sottomettersi al bene comune proprio a partire dall'esperienza del vincolo matrimoniale e del legame familiare.
_Daniel_Suarez-wdtr.jpg)
Coppia di giovani sposi (cr. Daniel Suarez Wikimedia commons)
Durkheim (1858-1917), uno dei padri fondatori della moderna sociologia, sottolineava il ruolo normativo e integrante delle istituzioni sociali come la famiglia. Il matrimonio, secondo il suo pensiero, contribuiva a fornire norme essenziali non scritte, quali la fedeltà coniugale, la coabitazione, il mantenimento reciproco dei figli, favorendo il consolidamento di una rete sociale di protezione. A fronte di una inevitabile limitazione della libertà personale individuava un guadagno nella protezione dall'isolamento e dalla solitudine, contro la possibilità di fragilità psicologiche. Durkheim valutava il matrimonio non in termini di sacralità o comandamento religioso, ma di utilità sociale e temeva che non sarebbe stato sostituito da altre forme di unione altrettanto valide.

Cerimonia e festa di nozze in Unione sovietica, anni 80 (cr. Dora Gyorgy Wikimedia commons)
Al contrario, altri filosofi sarebbero meno preoccupati della crisi del “Per Sempre”. Schopenhauer (1788-1860) riteneva che l'amore di coppia, istituzionalizzato nel matrimonio, fosse un inganno figlio dell'istinto di sopravvivenza, che egli definiva la “volontà di vivere”, per perpetuare la specie umana e l'inevitabile dolore. L'amore sarebbe una sorta di trappola biologica, un istinto che spinge all'accoppiamento, un inganno della natura che ci fa credere che nell'amore e nel matrimonio ci sia la felicità. L'illusione, secondo il suo pensiero, evapora dopo il raggiungimento dello scopo riproduttivo, mentre nuove creature sarebbero condannate al dolore e alla inevitabile morte. Una delle sue massime più citate: “Due infelicità si incontrano per dar vita a una terza infelicità”.
-wdtr.jpg)
Sposi con il bouquet subito dopo le nozze (cr. Glen McCallum Wikimedia commons)
Nietzsche (1844-1900) vedeva il matrimonio tradizionale come una gabbia, una forma di schiavitù che imbriglia l'energia vitale, all'interno di valori intrappolati entro schemi di comportamento borghesi.
Simone de Beauvoir (1908-1986), invece era critica nei confronti del matrimonio nella misura in cui rappresentava uno strumento di sottomissione della donna e, forse, interpreterebbe la crisi attuale come un segnale di liberazione dal ruolo sociale obbligato di moglie, madre e figlia.

Nozze celebrate su una nave in Antartide (cr. Apcbg Wikimedia commons)
La conclusione può essere affidata a tre brevi e illuminanti citazioni. Due tratte da Zygmunt Bauman:
“La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto sembra fare la relazione di coppia. In una relazione puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche di più. Cambiano solo i nomi che diamo all'ansia”.
“Il sesso è sempre stato un'attività molto riservata. E a questo doveva forse la sua potente capacità di creare solidi legami tra le persone. Avendolo privato della sua riservatezza rischiamo anche di spogliarlo del potere di tenere uniti uomini e donne”.
Gli sposi e gli amici a Kapiti Bay in Nuova Zelanda (cr. VonPhotograph Wikimedia commons)
La terza invece è tratta dai fratelli Goncourt, riferita ai matrimoni del XVIII secolo: “Il matrimonio non implicava l'amore, a malapena lo permetteva.” Auguriamoci che almeno l'amore resista più a lungo della istituzione matrimoniale in sé.
Riproduzione riservata