La pace non č un colpo di fortuna
Bombardamento israeliano su Gaza (cr. Zyanhayato Wikimedia commons)
I giovani di fronte alla guerra che azzera speranze, desideri, ambizioni
I giovani e il rischio concreto di guerra. Iosonospartaco ospita oggi le considerazioni di Safa El Mefeddel, esperta in nuovi strumenti di comunicazione, studiosa e già inserita nel mondo del lavoro.
Fino a poco tempo fa, l’idea diffusa soprattutto tra i più giovani era che la guerra fosse solo un brutto ricordo confinato nei libri di storia, un’ombra del passato vissuta dai nonni e tramandata attraverso i loro racconti. Chi è cresciuto negli ultimi decenni lo ha fatto con la radicata convinzione che la pace fosse un dato di fatto scontato, una sorta di diritto di nascita imprescrittibile che nessuno avrebbe mai potuto mettere in discussione o sottrarre.

Bombardamento iraniano su Tel Aviv (cr. Lizzie shanen Wikimedia commons)
Poi, però, arriva quel momento di rottura in cui la realtà bussa alla porta. Ci si sveglia una mattina come tante, si sblocca il cellulare, si aprono i social o si accende la televisione, e la linea temporale viene bruscamente interrotta. I telegiornali o le notizie sparse fra i social media iniziano a riempirsi di immagini di bombe, scie di missili nel cielo e confini distrutti. La consapevolezza più dolorosa è che questi scenari non si trovano dall'altra parte del pianeta, ma a pochi chilometri da casa, in Europa o alle sue porte. Improvvisamente, tutta quella sicurezza in cui una generazione è nata e cresciuta si rivela incredibilmente fragile.

Intervento dei vigili del fuoco ucraini su una scuola bombardata dai russi (cr. state emergency service of Ukraine Wikimedia commons)
Guardandosi intorno, emerge la riflessione spontanea che i giovani di oggi non hanno mai conosciuto la sofferenza vera, quella della privazione estrema e del pericolo costante. Diventa evidente che si è trattato solo di una grande, immensa fortuna, ma la fortuna, per sua natura, non è eterna e può esaurirsi quando meno ce lo si aspetta. La cosa che più spaventa è pensare che l’intero mondo quotidiano, fatto di lezioni in università, lavoro, progetti e legami affettivi, possa subire un arresto brutale da un momento all’altro.
I mezzi aerei che hanno partecipato all'intervento americano in Venezuela (cr. senior airman Katelynn Jakson Wikimedia commons)
La guerra, infatti, oltre a significare una tragica distruzione materiale di case e città, porta con sé una distruzione interiore altrettanto devastante. Significa dover rinunciare ai propri desideri, alle speranze per il futuro e a tutte le piccole cose che si ama fare, mettendole in pausa per un tempo imprecisato che nessuno è in grado di calcolare. Tutto ciò che prima era normale viene improvvisamente cancellato e sostituito da una grandissima ansia.

Bombardamento nella zona iraniana di Shaid Borohjerdi (cr. Avash photo Wikimedia commons)
È un’inquietudine sottile che prende il sopravvento ogni volta che sullo schermo del telefono compare la notifica dell‘ultimora di un giornale. Si vive costantemente sospesi, con il timore che il peggio debba ancora arrivare. La pace non dovrebbe essere considerata un colpo di fortuna o un privilegio per pochi, dovrebbe invece essere un valore assoluto da difendere ogni giorno, una base solida e universale su cui ogni ragazzo e ragazza, in qualsiasi parte del mondo, abbia il diritto fondamentale di costruire il proprio domani.
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