La scrittura, anche Platone sbagliava
Aristotele e Platone nella "Scuola di Atene" di Raffaello, 1509, Palazzo Apostolico (Wikimedia commons)
Il filosofo non l’amava ma oggi è un argine alle false amicizie virtuali
Credo che non vi sia mai stato un periodo così fortemente caratterizzato da continue attestazioni di amicizia e contemporaneamente così arido di autentici rapporti di amicizia come il nostro tempo. Eppure la philìa, come la chiamavano i greci, è un sentimento anche più profondo dell’amore, più duraturo e non estraneo alla categoria dell’utile, perché finalizzato al sostegno reciproco.
Un gruppo di studenti al computer, 2017 (cr. Wikipresence Wikimedia commons)
Ma oggi l’amicizia viene sempre più spesso declinata sul versante della socialità, perché le piattaforme digitali come Facebook, Instagram o X creano falsi rapporti di amicizia basati più che altro sull’apprezzamento delle nostre prestazioni piuttosto che sullo scambio reale di opinioni e emozioni.
Alex e i suoi amici (cr. Alexms22 Wikimedia commons)
D’altra parte parliamo di amicizie in gran parte fittizie, che possono nascere inizialmente da reali rapporti, ma che poi virano inevitabilmente sul virtuale, causa e complici il poco tempo a disposizione, gli impegni lavorativi e familiari, i viaggi e che quindi lentamente si trasformano in rapporti a distanza, rinnovati ogni tanto da qualche occasionale incontro. Così ci illudiamo di avere molti amici e di intrattenere tante relazioni amicali, mentre in realtà non ne abbiamo quasi nessuna.
Stretta di mano fra due amici, 1897 (cr. Internet archive book Wikimedia commons)
La parola scritta – fra l’altro frammentata, destrutturata perché spesso affidata alle immagini e alle icone stereotipate degli emoticon - lungi dal consolidare i rapporti, li indebolisce, perché è solo nell’oralità che possiamo veramente incidere sulle anime, come affermava molto bene Platone, quando nel suo più bel dialogo sull’amore, il Fedro, afferma che lo scritto è come una specie di gioco, come i semi piantati nell’acqua, e che fiorivano solo per otto giorni durante la festa di Adone, mentre la parola detta equivale a qualcosa di più serio, di curato, significa piantare semi nella terra, come fa il bravo agricoltore.
La stele di Rosetta che ha permesso di decrittare i geroglifici egizi (H. Hillewaert Wikimedia commons)
La scrittura è stata una delle conquiste più straordinarie della umanità, non c’è dubbio, e naturalmente dobbiamo difenderla, anche io che sto per l’appunto affidando a un testo scritto i miei pensieri; ma le modalità con cui oggi comunichiamo in modo distratto o compulsivo non hanno niente a che fare con la complessità di un testo scritto.
Quattro anziane amiche a Coopenhagen (cr. C. King Wikimedia commons)
E’ vero che a differenza di ciò che Platone affermava, perché non immaginava neppure lontanamente certi sviluppi della tecnologia, noi oggi, con le piattaforme digitali, abbiamo la possibilità di rispondere a un testo scritto, per cui non è più del tutto vero che esso non possa essere interrogato e contraddetto o approvato, ma rimane il fatto che ciò avviene comunque sempre attraverso la scrittura, che ha dei limiti oggettivi e che non consente un reale dialogo.
Esercizio di calligrafia nelle scuole primarie (cr. L0rents Wikimedia commons)
Non a caso sappiamo ormai con certezza che il nostro buon Platone avesse scritto i suoi dialoghi per esigenze di conservazione e di divulgazione, ma che affidasse “le cose di maggior valore” all’oralità, al confronto orale e dialettico con gli allievi e gli amici. Neppure tanto tempo fa si è detto che le piattaforme digitali ci hanno salvato la vita, hanno mantenuto vivi i rapporti, durante il terribile periodo della pandemia; non so, sarà forse così, ma penso che, di quelli che allora poterono sicuramente essere strumenti utili e in certi casi indispensabili, non ci siamo più liberati e che continuiamo a considerarli necessari e imprescindibili anche quando ne potremmo fare tranquillamente a meno, per lo meno nella vita quotidiana.
Appunti su un diario (cr. P. Slattery Wikimedia commons)
Non riesco a capacitarmi delle innumerevoli incomprensioni che il sistema di comunicazione primario che ormai utilizziamo, cioè i messaggi, mi abbia provocato, fino al punto in certi casi di far rischiare di spezzare amicizie di lunghissima data; la conseguenza è stata che spesso e volentieri ho preferito mentire piuttosto che iniziare una navigazione in acque divenute ormai pericolose o inquinate da malintesi e fraintendimenti.
Giovani impegnati a scrivere in Bangla Desh (cr. M. Knobil Wikimedia commons)
In un contatto reale ciò non avverrebbe: vi sarebbero quei gesti, quegli sguardi, quelle parole rivedute e corrette sul momento che impedirebbero una cattiva o errata interpretazione delle cose. E soprattutto non sarebbe possibile mentire. Non so dunque dire se questa nostra vita sia ormai “inquinata fino alle radici” al punto che non sia più possibile tornare indietro, ma certamente so che mi sento di vivere spesso due vite: una reale, quella in cui dialogo sul serio e costantemente con gli amici di sempre, in cui mi rifletto come in uno specchio, cioè i miei poeti e scrittori, e una virtuale nella quale prevalentemente scambio saluti ed informazioni con amici divenuti “digitali”, con i quali solo occasionalmente riesco ad avere qualche vero e significativo incontro, strappato e ottenuto ormai con grande fatica.
Giovani africani al computer (cr. Kwameghana Wikimedia commons)
E confesso che mi dispiace anche contraddire Platone, che non avrebbe sicuramente mai pensato che oggi come oggi l’unico autentico dialogo potesse essere per qualcuno proprio il primo, che lui aveva ritenuto impossibile, quando, inventando il mito di Theuth, aveva fatto dire a Thamus, il re d’Egitto a cui Theuth aveva portato la sua scoperta, cioè quella della scrittura, che egli la rifiutava garbatamente, perché avrebbe arrecato solo grandissimi danni agli uomini.
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