Le città in affitto, ultima rendita del passato
Una veduta del Canal Grande a Venezia (cr. D. Descouens Wikimedia commons)
Bezos, Dua Lipa e l’effetto Disneyland dell’Italia
Tra l’agosto 1728 e il luglio 1729, Montesquieu visita l’Italia. Esperto conoscitore delle strade della storia e del mito, il Barone, vent’anni prima di dare alle stampe Lo spirito delle leggi, durante il suo viaggio europeo sceglie di visitare lo stivale per studiare i luoghi, i costumi e le tradizioni di coloro che, nell’immaginario, erano stati i romani ma che, all’epoca, si trovavano dispersi in un pulviscolo di regni, ducati e repubbliche.

J.A. Dessier "Ritratto di Montesquieu" (Versailles, Wikimedia commons)
Gli appunti di viaggio, i Voyages - fino al 1939 di proprietà dei Montesquieu, poi acquistati da uno dei grandi padri nobili dell’Europa unita, Robert Schuman, e successivamente passati ad altre mani - offrono uno spaccato di un paese che già allora era, prima di tutto, l’apoteosi delle grandi cose contraddittorie, un insieme di nobiltà e miseria: raffinatezza culturale e assenza di unità nonché di peso diplomatico; cuore della cristianità e patria del carnevale; culla della civiltà occidentale e insieme sua reliquia. Visitata, descritta e ammirata, l’Italia era il palcoscenico prediletto del Grand Tour, il rito con cui l'aristocrazia europea completava la propria educazione camminando tra rovine, chiese e corti. 
J.W.H. Tischbein, "Goethe nelle campegne romane" (Wikimedia commons)
Le contraddizioni che Montesquieu trecento anni fa acutamente notava si sono in parte dissolte, in parte aggiornate. Oggi l’Italia, unitaria e pienamente repubblicana, pur essendo ancora (ma non si sa per quanto) l’ottava economia mondiale, continua ad essere attraversata da contraddizioni che ne definiscono il particolarismo nel panorama europeo occidentale: Nord contro Sud; centro contro periferia; legalità formale contro illegalità diffusa; formazione contro fuga di cervelli. Tra queste, una contraddizione che, ormai da anni, sta assumendo una salienza politica sempre maggiore è quella tra un paese che esiste e un paese che viene visitato: due Italie che spesso faticano a coesistere negli stessi spazi.
Jeff Bezos con la moglie Lauren Sanchez (cr. Numer 10 Wikimedia commons)
A tal proposito, due esempi recenti e dall’ampia eco mediatica possono tornare utili: il matrimonio di Jeff Bezos a Venezia, e quello di Dua Lipa a Palermo. Un grande imprenditore innovatore e una popstar - a loro modo personalità eccezionali - hanno optato per un Grand Tour 2.0, affittando porzioni di centri storici, per definizione spazi pubblici limitati, preziosi e di costosa tutela: da una parte, le celebrazioni hanno fatto pubblicità e generato introiti economici, pubblici e privati; dall’altra, questi luoghi sono stati trasformati in Disneyland con il plauso entusiasta delle istituzioni locali e la protesta di chi ci abita.
L'isola di San Giorgio a Venezia, dove si sono svolte le nozze di Besos (cr. Mfield Wikimedia commons)
Bezos e Dua Lipa non sono anomalie ma la forma più visibile - e più fotografata - di una retorica diffusa nel dibattito pubblico italiano, ossia che il turismo sia il petrolio del paese. E’ chiaro che il problema non è il turismo in sé ma le modalità con cui si creano e vengono gestite le rendite del grande passato italiano.

Dua Lipa con il marito Callum Turner (cr. Celestinesucess Wikimedia commons)
La retorica del turismo come petrolio ha in realtà una sua logica: il patrimonio nazionale è reale, i numeri del turismo sono grandi e il settore genera effettivamente reddito. Tuttavia, non si possono ignorare gli effetti perversi sul lavoro e sulla sostenibilità delle città prodotti dalla vendita (o svendita) delle proprie doti e bellezze. Il turismo, soprattutto se interpretato come petrolio, genera occupazione stagionale, spesso mal pagata (l'opposto di quello che servirebbe per trattenere i cervelli che il paese continua a perdere) e trasforma i centri storici in negozi da aeroporto. Inoltre, le rendite generate da un patrimonio mantenuto con soldi pubblici finiscono in larga parte a operatori privati e spesso stranieri.
Palazzo Gangi a Palermo, sede della festa di nozze di Dua Lipa (cr. W. Moroder Wikimedia commons)
Andando oltre il caso limite di Venezia, anche in una città di medie dimensioni come Bologna le contraddizioni abbondano: la città cresce, in un decennio gli arrivi turistici sono cresciuti del 59% e i posti letto su Airbnb - 17.000 nel 2024 - hanno superato quelli alberghieri tradizionali, inevitabilmente generando tensioni nel mercato residenziale, dove un’offerta scarsa è fronteggiata da una domanda crescente (pompata tra l’altro anche dalle richieste studentesche, dal momento che i principali centri storici italiani sono anche sedi universitarie).
Firenze, foto di scena dal film "Camera con vista" (cr. Johnny Freak Wikimedia commons)
Ecco quindi che la “grande cosa contraddittoria” montesquieiana risulta più chiara: è la stessa retorica petrolifera che produce le esternalità negative di cui, quotidianamente, ci si lamenta. In questo senso episodi come i matrimoni di Bezos e Dua Lipa non sono incidenti di percorso, né si possono ricondurre alla megalomania individuale, ma la logica conseguenza di un modello Grand Tour 2.0: spogliati del valore formativo (cioè dal cosiddetto piacere di capire, rimpiazzato dal solo piacere di vedere), questi eventi sono possibili e creano tensioni perché il turismo viene vissuto come meccanismo di sostituzione di domande di sviluppo - sociale, economico, culturale - che nel paese rimangono senza risposta.
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