Le cose semplici svanite nel nulla  

Le cose semplici svanite nel nulla  

More appena raccolte dai gelsi, una merenda semplice e gratuita oggi quasi impossibile (cr. Geo Lightspeed7 Wikimedia commons)

Davano gioia piccola e pura che non costa niente  

Ispirata dai due articoli di Maurizio Frignani sugli oggetti cancellati dal progresso, Elena Nieddu propone oggi queste considerazioni sulle cose piccole e semplici di un tempo che gratuitamente donavano felicità, sostituite oggi da cose sempre più complesse e sempre costose. Leggendo, qualcuno vi si potrà riconoscere, altri potranno confrontare le esperienze dell'autrice con le proprie.

Dove sono finite le cose semplici? Negli ultimi tempi sono diventate difficili da trovare; quindi, non sono più così semplici. Già, ma cosa si intende per “cose semplici”? Secondo Epicuro, a torto ritenuto il filosofo del piacere sfrenato, semplicità è l’essenziale: l’acqua e un pezzo di pane. In senso lato: ciò che si ottiene senza calcolo, senza tramare. Una sorpresa o qualcosa che costi talmente poco da poter essere comprata con la paghetta di un bambino. Si riconosce la semplicità dal suo effetto: una gioia piccola e pura.



Francesco Guccini (cr. Bruno from Roma Wikimedia commons)

Oggi le cose semplici si sono evolute in direzioni divergenti. Alcune, soprattutto nelle città, si sono trasformate in “esperienze”. Altre sono diventate complicate o illegali. Infine, ci sono cose che si potrebbero anche fare, ma che a una certa età, la gente non fa più. Perché? Non c’è un motivo preciso. Come canta Guccini nella Canzone delle osterie fuori porta, forse perché sta invecchiando.

Cominciamo dalle esperienze

Immaginate una scena: una sera d’estate, un bar di periferia con la vista sulla statale, un gruppo di amici, tavolini di plastica coperti da cerate a fiori. Potrebbe essere “Ecce Bombo”, se nell’aria non fluttuasse “Con un deca” degli 883. Qualcuno ogni tanto si accende una sigaretta, soffia via lento il fumo. Qualcun altro arriva, il casco in testa, a prendersi un bianchino. È buio. Non succede niente.


Un bicchiere di vino bianco, "bianchino" (cr. JIP Wikimedia commons)


Il bianchino è una di quelle cose che, nei bar dei grandi centri urbani, si sono trasformate in esperienza, o in aperitivo, o in apericena. Ma il bianchino era (ed è) ben altro. Servito in bicchieri con qualche alone, non prevede stuzzichini: al massimo ti danno delle arachidi. Come la sua versione analcolica, la spuma, spesso servita sgasata, era la consumazione tipica delle sere sfatte dal calore. Per berlo non si prenotava un tavolo con il telefonino, non si pagava in anticipo.

Il gelato, cosa semplice per eccellenza (cr. Guz alv Wikimedia commons)

Anche il gelato è diventato un’esperienza. Come il suo illustre predecessore, il panino con la mortadella, dematerializzato in ricordo da un famoso chef, il gelato è glamour. Senza arrivare agli eccessi delle foglie d’oro, i gusti di oggi fanno impallidire il puffo, estremo di esotismo degli anni Ottanta e Novanta: cioccolato del Venezuela, crostata di mirtillo, noci di Macadamia e l’immancabile caramello salato. Diventando sofisticato, il gelato non è più semplice e qualche bambino farebbe fatica, con la sua paghetta, a comprare un cono con tre palline.

Il classico panino con la mortadella (cr. Otavio Nogueira Wikimedia commons)

Cose che sono diventate complicate o illegali

Dormire in spiaggia, ad esempio, o fare un falò. Eppure, un tempo era normale. D’estate, in Liguria, le serate si passavano cantando a un passo dal mare. In ogni compagnia c’era chi sapeva suonare la chitarra, chi cucinava le torte dolci e salate, chi portava solo le patatine e chi sapeva fare un falò; e con le faville volavano gli amori. Oggi fare un falò in spiaggia “non è un diritto assoluto”, ammonisce l’intelligenza artificiale di un motore di ricerca, e “in linea generale è vietato”; o, meglio, in alcuni comuni è illegale, in altri bisogna seguire determinate regole.

Un uomo addormentato sulla spiaggia a Barcellona (cr. Juanedc Wikimedia commons)

Pure dormire in spiaggia o in macchina, negli ultimi trent’anni è diventato più complicato. Ci sono ordinanze comunali che vietano queste pratiche e bisogna leggerle con attenzione: se, per sbaglio, ci si assopisce in qualche area blu, si devono pagare le ore della sosta. Si rischia la multa, il che è molto poco da “Vagabondi del Dharma”. Ora, immaginate Jack Kerouac che, nascosto sul treno merci, compulsa lo smartphone per leggere l’ordinanza del comune di Santa Barbara in materia di occupazione di suolo pubblico o di campeggio abusivo: altro che “dormire libero”.

Le cose divertenti che non farò mai più

La categoria più dolorosa. Perdonatemi se vado nel personale.
Negli anni dell’università a Torino, erano i Novanta, vivevo alla casa dello studente di piazza Cavour. Studiavo per gli esami nei ritagli di tempo. Il resto erano nottate nei locali: al Barroomba, al Zona Castalia o ai Murazzi lungo il Po, per ascoltare i Subsonica e, talvolta, scappare dalle retate della polizia. Tornavamo poco prima che i riflessi grigi dell’alba inondassero le strade; cercavamo l’ultima carezza della notte, cioè le brioche del fornaio della zona.
Era, questi, un tipo rude, vestito di un camice sporco che metteva in evidenza la curva della schiena.

Un fornaio al lavoro (cr. Hamdigumus Wikimedia commons) 

Alle tre, alle quattro, bussavamo al suo forno. La porta si apriva e intravedevamo, allineati sulle teglie, i croissant ancora da cuocere. Se era di buon umore, il fornaio ci chiedeva cosa volessimo; poi pigliava un sacchetto di carta e vi ficcava dentro le brioche. A volte, ce lo porgeva dalla porta socchiusa, stendendo poi la mano per avere i soldi. Altre volte, ci faceva entrare per un momento nel suo antro caldo e profumato. Tornati per strada, nelle nuvolette dei fiati, ci dividevamo il bottino. Sulle labbra, lo zucchero a velo s’impastava con la ciliegia della marmellata: era un regalo dell’universo.


Brioches esposte in un bar (cr. Hortensia Bukietowa Wikimedia commons) 


Il punto è questo. Potrei sentirne quel sapore tutti i giorni, oggi, assaggiando un croissant di pasticceria, farcito con marmellata di vere ciliegie di Vignola; potrei trovarlo, con qualche applicazione esperienziale, perfino di notte. Manca tutto il resto, però: il freddo, il forno, il sacchetto di carta. Manca il tempo giusto.

Panchine sul mare in Portogallo (cr. Mister No Wikimedia commons) 

È vero che ognuno, della semplicità, ha un’idea unica, come il cammino per trovarla. La mia è: nell’odore di sale delle panchine del porto; nelle geometrie delle rondini nel cielo; nelle more di città che bisogna mangiare subito, senza lavarle, prima che lascino il segno sulle dita. E questa gioia, pura e piccola, non costa niente.

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