Lo scacchista turco, la truffa del robot     

Lo scacchista turco, la truffa del robot     

L'automa del turco giocatore di scacchi (cr. J. Racknitz Wikimedia commons)

In realtà nascondeva un giocatore in carne e ossa

Nel 1809 durante la campagna d’Austria Napoleone alloggiò nel Castello di Schönbrunn e durante un ricevimento ospitò Johann Mälzel, inventore del metronomo ma anche di automi musicali. L’ingegnere stava girando l’Europa per esibire una spettacolare macchina da lui acquistata anni prima: il turco, un automa in grado di muovere i pezzi su una scacchiera ma anche di stravincere quasi tutte le partite. Un antesignano dei moderni motori scacchistici oggi imbattibili anche dai più grandi giocatori del mondo.

La reggia di Schönbrun (cr. L.R. Krol Wikimedia commons) 

Il Settecento con la sua cultura illuminista e razionalista era stato il secolo d’oro degli automi. Basti pensare all’anatra digeritrice (che era anche in grado di defecare) del 1739 e al cigno d’argento del 1773, capace di chinare la testa, afferrare e inghiottire piccoli pesci essi stessi d’argento, tuttora funzionante e godibile in un museo inglese.


Stampa di Wolfgang von Kempelen (Wikimedia commons) 


Il turco era stato costruito nel 1770 da un inventore ungherese, Wolfgang von Kempelen. Consisteva in un busto a grandezza naturale di uomo barbuto in abiti ottomani e turbante. Il braccio sinistro teneva una pipa, il destro appoggiava su un mobile sul quale era posta una scacchiera ed era in grado di muovere i pezzi. La figura emetteva un suono ad ogni mossa e poteva assumere varie espressioni facciali. Il mobile aveva sportelli su tutti i lati che venivano aperti prima di ogni partita per mostrare a spettatori e giocatori ingranaggi e meccanismi a orologeria che garantivano il funzionamento.


A.J. Gros, "Napoleon au pont d'Arcole" (Wikimedia commons)


Napoleone cercò di mettere in difficoltà la macchina, muovendo per primo (cosa non prevista) e tentando mosse illegali (vietate dal regolamento), ma questa rispose tranquillamente rimettendo i pezzi al loro posto. Divertito, il sovrano decise infine di giocare seriamente ma perse in sole diciannove mosse.


David Martin, "Ritratto di Benjamin Franklyn" (Wikimedia commons)


Lo sconfitto più famoso prima di Napoleone era stato Benjamin Franklin nel 1783 a Parigi. Lo scienziato e politico rimase seriamente colpito dall’automa, tanto che nella sua biblioteca personale spicca tutt’oggi uno dei primi libri scritti sul macchinario nel 1787. Nello stesso anno il turco conobbe la sua più sonora sconfitta contro François Philidor, il più grande scacchista del tempo. Il figlio, che era presente, dirà successivamente che suo padre la ricordava come “la partita più faticosa della sua vita”.


Il grande scacchista François Philidor (Wikimedia commons)


Fin dalla sua costruzione l’automa era stato esibito in Europa e poi negli Stati Uniti, provocando stupore ed entusiasmo ma anche timori: molti, soprattutto le signore, rifiutavano di avvicinarsi per paura di essere pervasi dagli spiriti maligni. Naturalmente c’era anche chi sospettava. La fiducia nella capacità creativa dell’uomo vacillava di fronte a prestazioni del turco che non avevano spiegazioni: gesti per indicare l’inizio della partita, riposizionamento dei pezzi dopo errori. Molti partecipanti agli eventi analizzarono i movimenti di Mälzel sospettando che intervenisse sulla macchina mediante magneti o fili invisibili.


Johann Mälzel, inventore del metronomo (dal sito Beethoven and Johann Mälzel)


Nel 1827 a Baltimora durante una partita il macchinario smise di funzionare e due ragazzi credettero di intravedere una figura che improvvisamente compariva e si dileguava. Il principale giornale cittadino scrisse in prima pagina “Si è infine scoperto che lo stratagemma consiste nel fatto che un operatore umano è nascosto dentro la macchina quando viene esibita al pubblico”. Si sospettò un malessere dell’operatore nascosto ma i più erano del parere che una macchina così complessa non potesse essere messa in discussione da due ragazzi.


Lo scrittore Edgar Allan Poe (Wikimedia commons)


Altri sospettavano che si trattasse semplicemente di una trovata pubblicitaria. Astutamente Mälzel interruppe il tour per tenere un basso profilo oppure solo perché l’operatore era veramente ammalato. Anche Edgar Allan Poe, dopo aver visto giocare l’automa nel 1836, pubblicò un opuscolo nel quale concludeva per la presenza di un operatore nascosto dentro la figura umana.


L'automa del turco visto di spalle (Wikimedia commons)


Il turco si esibì fino al 1840 mietendo qualcosa come 70 anni di successi, anche dopo la morte di Mälzel passando ad un altro proprietario. Venne poi conservato in un deposito del Museo di Filadelfia dove fu distrutto nel 1854 da un incendio. Nel 1857 “The Chess Monthly” (rivista scacchistica) pubblicò un articolo nel quale il figlio dell’ultimo proprietario, John Mitchell, rivelava “forse nessun segreto è mai stato custodito come quello del turco. Si sono ipotizzate varie spiegazioni ma nessuno ha mai risolto questo enigma, e adesso che il turco non esiste più non ci sono più motivi per nascondere agli appassionati di scacchi la soluzione”.

La visione dall'alto svela la presenza di una persona (Wikimedia commons) 

La spiegazione era chiaramente la presenza di un operatore (inevitabilmente un grande maestro di scacchi) all’interno del mobile (non nella figura umana), in uno spazio nascosto e non visibile attraverso le aperture. Lo spazio era illuminato da una candela e prendeva aria da un’apertura sul turbante. L’operatore vedeva le mosse poiché la parte inferiore della scacchiera era munita di magneti, le studiava su una scacchiera più piccola e agiva poi su un pantografo che trasmetteva il moto al braccio destro e su una leva che regolava apertura e chiusura della mano, per afferrare e deporre i pezzi. Esisteva anche per ogni evenienza un codice di comunicazione fra l’operatore e il presentatore tramite due dischi numerici sull’interno e sull’esterno della struttura.


Il dottor Gamaliel Bradford (Wikimedia commons)


Il turco fu quindi una bufala memorabile, mai smascherata completamente forse, chissà, per rispetto delle regole sociali durante le esibizioni o semplicemente per mancanza di interesse visto che comunque si trattava di una fonte di grande divertimento. In ogni caso si può essere d’accordo con Gamaliel Bradford, un medico americano che nel 1826 lo studiò approfonditamente e, ipotizzato che non fosse un automa, scrisse “bisogna ammettere che è uno dei meccanismi più ingegnosi che siano mai stati realizzati dall’uomo”.

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