Nel Quarto Stato c'è anche la badante
"Il Quarto Stato", capolavoro di Pellizza da Volpedo (Wikimedia commons)
Il Primo Maggio delle donne costrette a lasciare casa
Nel giorno della festa del lavoro, pubblichiamo questa interpretazione di Pina Tromellini del capolavoro di Pellizza da Volpedo, "Il Quarto Stato".
Dal Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo del 1901, Mariam mi viene incontro. Dietro di lei operai e contadini stanchi, ma battaglieri. Marciano verso la speranza che qualcosa cambi in una vita di lavoro e ingiustizie. Mariam è fiera, tiene in braccio un bambino. Non è il suo, metafora di una vita che nonostante tutto nasce tra le difficoltà.
Il figlio, il marito e gli anziani genitori li ha lasciati a Tbilisi in Georgia, circa dieci anni fa. Mariam parla a chi guarda attentamente il quadro. Ha abbandonato il mondo di prima, privo di prospettive per il futuro, inseguendo il richiamo dell’amica Ana che lavorava in Italia come badante. Mariam, diplomata in una scuola d’arte, a Tbilisi insegnava disegno e teatro in un istituto nel centro della città.
Scene di vita in un cortile di Tbilisi (cr. Adam Jones Wikimedia commons)
Lo stipendio era povero, ma lei ci metteva impegno, perché le piaceva stare con i bambini. Leggeva e seguiva le idee di Asja Lacis, l’agitatrice rossa, regista teatrale, attrice e drammaturga ai primi del 900. Amica di Walter Benjamin aveva creato un progetto di educazione alternativa per orfani di guerra e ragazzi di strada, un teatro politico per bambini.
Il bisogno
Mariam credeva in queste idee. Doveva però mantenere una famiglia alla periferia della città, in un appartamento in cui vivevano tutti insieme. Il marito disoccupato e i genitori con misere pensioni. Dovette assumere una decisione dall’oggi al domani. L’amica Ana le aveva trovato un lavoro con un salario dignitoso, vitto e alloggio presso una famiglia in cui viveva un disabile. Lasciando la Georgia Mariam pensava che se avesse incontrato bambini italiani, avrebbe messo in atto il pensiero della sua maestra.
Stati Uniti. disabile assistita da una badante (dalla pagina Fb Noi per voi)
“Nelle piazze dei mercati, nelle case distrutte vedevo schiere di bambini abbandonati... guardavano intorno come vecchi stanchi, tristi, nulla li interessava. Bambini senza infanzia... non si poteva rimanere indifferenti a quello spettacolo, dovevo fare qualcosa e capii subito che in questo caso non sarebbero certo bastate le canzoncine e i balletti. Per ridestarli dal loro letargo occorreva un impegno che li coinvolgesse totalmente e riuscisse a liberare le loro facoltà traumatizzate.”
Volontaria dalla Caritas austriaca insieme a un'anziana (cr. Caritas Wikimedia commons)
La realtà si presentò diversa, in dieci anni cambiò tre famiglie in cui doveva prendersi cura di anziani non autonomi; rientrò solo una volta in Georgia, alla morte della madre. Mariam cristiana ortodossa pregava ogni sera Santa Nino, l’apostola che portò il cristianesimo in Georgia nel IV secolo. Credeva in quella croce dalle braccia orizzontali, leggermente curvate verso il basso, creata da rami di vite legati con i capelli della santa. Le chiedeva la grazia di sostenerla in questa situazione, lontana dalla sua Georgia che si era liberata nel 1991 dall'Unione Sovietica e aveva costretto lei a non essere libera.
Le amiche
Come tante altre donne che incontrava nelle poche ore autonome: Tatiana, Joana, Natalia moldave, Katerjna, Svitiana ucraine, donne rivoluzionarie che per migliorare la situazione delle loro famiglie erano state costrette ad abbandonare figli, mariti e genitori.
Il concertone del I Maggio 2006 a Roma (cr. M.G. Montagnari Wikimedia commons)
La Georgia così diversa dall’Italia, Mariam la immaginava prima di addormentarsi. Ricordava i ravioli ripieni che cucinava sua madre nei giorni di festa e sentiva l’aroma del vino che li accompagnava. Una terra multietnica con abitanti azeri, armeni, russi e greci si era resa indipendente, rispettosa delle diverse etnie. La miseria però era tanta, non c’era posto per tutti. Mariam raccontava la sua infanzia alle amiche che facevano il suo stesso mestiere. Assomigliava a quella di Asja Lacis vissuta nella campagna lettone in una minuscola casa dove il padre faceva il sarto e il sellaio.
Il corteo del I Maggio 2014 a Milano (cr. cantiere centro sociale Wikimedia commons)
Asja aveva una stanza molto piccola occupata per massima parte da un telaio a cui sua madre tesseva. Il suo mondo era un angolino dietro al telaio, non aveva giocattoli, a parte una logora bambola di pezza. Mariam in Italia aveva trovato un benessere che non immaginava rispetto a come si viveva nel suo paese. La nostalgia era talmente forte che ogni sera pensava che sarebbe rientrata il giorno dopo. E poi ci ripensava. Con i primi soldi inviati alla famiglia suo padre aveva ricostruito le finestre dell’appartamento mal ridotte da tanti anni. Quando il primo maggio si festeggia la giornata dedicata ai lavoratori di tutto il mondo, ci dovremmo ricordare di consacrarla anche a queste donne indispensabili, coraggiose e volonterose.
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