Oggetti comuni, oggi non ci sono più
Un gruppo di oggetti un tempo presenti nelle case (cr. Hammond historical society)
Viaggio in due puntate sulle vittime del progresso
Pubblichiamo oggi il primo di due articoli sugli oggetti di uso comune condannati alla scomparsa dall'evolversi del costume e delle tecnologie. Il secondo articolo sarà pubblicato il 3 agosto.
Comincia da qui una piccola raccolta personale di oggetti e servizi ormai scomparsi o ben indirizzati su quella via, che in alcuni casi trovate difficile spiegare ai vostri figli (e di sicuro ai vostri nipoti).
Le cabine telefoniche

Cabina telefonica a San Giovanni Valdarno, Arezzo (cr. Walter Giannetti Wikimedia commons)
Fino agli anni ‘50 i telefoni pubblici erano presenti in modo capillare, soprattutto in bar, ristoranti e tabaccherie sparsi dovunque nel paese. Ancora oggi da qualche parte se ne vede la classica insegna rotonda con il disco telefonico o la cornetta su sfondo giallo. Erano normali telefoni per il cui utilizzo si pagava il costo all’esercente a seconda della durata e del tipo di chiamata. In grandi alberghi e in alcune stazioni esistevano già delle postazioni più protette, ma il meccanismo era lo stesso. Con il miracolo economico e l’unificazione delle varie concessionarie in un’unica azienda statale, la SIP, cominciarono ad apparire le cabine telefoniche, dall’inconfondibile colore prima giallo e poi rosso. La crescita diventò esponenziale e ininterrotta fino a tutti gli anni ‘80 giungendo alla cifra record di 300.000. Per un paio di decenni erano pure dotate dell'elenco telefonico del proprio distretto, ma con l’andar del tempo, causa furti e vandalismi, fu poi rimosso. Con la fine degli anni ‘90 l'aumento della telefonia mobile ne arrestò la diffusione, prima lentamente e poi in modo vertiginoso ne ridusse il numero. Oggi ne sono rimaste solo poche migliaia, per lo più concentrate in ospedali, caserme e carceri. Sul sito della Telecom è possibile cercare la cabina più vicina e, per dirne una, nel mio comune, che ha 170.000 abitanti, di quelle stradali ne risultano attive solo sei, probabilmente in via di dismissione. Ci si ricorda in un mix d’incredulità e nostalgia che ci si poteva entrare tranquillamente in due e che spesso occorreva chiudere la telefonata perché fuori c’era qualcun altro in attesa che ti guardava spazientito.
I gettoni telefonici

Le due facce di un gettone telefonico (cr. imago animae Wikimedia commons)
Necessario complemento delle cabine telefoniche italiane sono stati dal 1959 fino all’avvento dell’euro i mitici gettoni a tre scanalature. Anche se non furono inventati in Italia siamo il paese che più di tutti li ha utilizzati come unico mezzo per pagare le telefonate (tanto da divenire una valuta comunemente accettata dovunque). Ci vollero più di vent’anni per poter usare le normali monete, come invece accadeva in altri paesi europei. Il perché rimane ancora oggi uno dei misteri d’Italia, ma certamente il meno grave.
La moquette

La moquette collocata in una moschea (cr. Mohammas Hassanzadeh Wikimedia commons)
Questo rivestimento tessile non è certo un'invenzione recente ed è sempre stato associato a lunghi e silenziosi corridoi di alberghi. Ma negli anni ‘70 diventò molto di moda per almeno un decennio, tanto che pavimenti di cotto, marmo o legno furono coperti da moquette dei colori più vari. Niente di nuovo, qualche decennio prima il linoleum aveva avuto una diffusione simile, anche se ben minore, costituendo una sorta di parquet dei poveri. Però la polvere e la frequente necessità di pulizia non erano certo i punti forti della moquette, tant’è che oggi la ritroviamo, guarda caso, ancora e soprattutto in alberghi ed esposizioni, nonostante i prodotti odierni siano molto più antiallergici e facili da pulire. Piaceva molto ai bambini.
La carta carbone
_Emilian_robert_Vicol-wdtr.jpg)
Fogli di carta carbone (cr. E.R. Vicol Wikimedia commons)
Prima dell'avvento delle fotocopiatrici duplicare un dattiloscritto era possibile solo con l’uso della carta carbone (detta anche carta copiativa), un altro oggetto di cui abbiamo perso la cognizione. Quella sottile pellicola, inchiostrata solo da un lato, veniva posta tra il foglio originale e un altro bianco, poi la qualità della macchina e la forza delle dattilografe facevano il resto. Le più brave arrivavano a utilizzare anche 3 fogli di carta carbone. Ne vediamo ancora qualche pallido riflesso nelle copie che rimangono a noi dopo la compilazione di qualche modulo in posta o dopo un incidente. Quando scriviamo un’email dopo l’indirizzo troviamo la sigla CC, che tutti intendiamo ora come “Copia per Conoscenza”, ma in inglese la sigla è uguale perché l’origine è “Carbon Copy”.
La siringa domestica

Vecchia siringa domestica con la scatola metallica (dal sito Etsy)
Una volta ogni famiglia possedeva una siringa di vetro, con un apposito contenitore di metallo che, riempito d'acqua e messo sul fornello, ne produceva la sterilizzazione. In ogni palazzo poi c’era almeno una persona in grado di fare una puntura a parenti o vicini. La dimensione dell’ago era tale (o così ci sembrava) che ora sarebbe vietato dalla Convenzione di Ginevra e faceva male davvero. Negli anni ’80 le siringhe di plastica monouso e indolori hanno dissolto quello che una volta era un vero e proprio incubo per i bambini. È uno di quei casi in cui non mi viene proprio da esclamare: “Bei tempi!”
1 - continua
Riproduzione riservata