Penelope, ritratto di donna moderna
Irene Papas, Penelope, con Odisseo nello sceneggiato della Rai, 1968 (cr. Leandro Barennes Wikimedia commons)
Decide di non risposarsi, mette alla prova il marito
Quando penso a Penelope, nonostante le innumerevoli e splendide riproduzioni pittoriche sia antiche sia moderne che la ritraggono - quasi sempre operosa al telaio o assorta e pensierosa - l’immagine che mi viene immediatamente in mente è invece quella della Penelope di Irìni Papàs, Irene Papas, per tutti gli italiani che negli anni ‘70 conobbero l’Odissea attraverso quello splendido sceneggiato televisivo in cui questa già grandissima attrice del teatro greco e del cinema europeo recitava insieme al talentuoso e bellissimo attore jugoslavo Bekim Femiu.

Bekim Fehmiu nei panni di Ulisse, Odisseo (dallo sceneggiato della Rai Wikimedia commons)
Perché l’interpretazione intensa e prismatica dell’attrice esprimeva quasi alla perfezione la complessità della personalità e soprattutto del carattere della moglie più celebre di tutti i tempi. Penelope era certamente il modello, la donna che tutti gli uomini greci (e forse anche gli uomini “moderni”) volevano, che certamente ebbero, date anche le norme restrittive cui la donna era sottoposta in quei tempi lontani: la donna dell’attesa, la donna che aspetta paziente, il porto sicuro, l’approdo rassicurante.

Leandro Bassano "Penelope", 1575 (Wikimedia commons)
Tutte queste interpretazioni sono note, storicamente fondate. Senonché Penelope è anche molto altro nel poema di Omero, che va ben oltre gli stereotipi che i maschi hanno creato a loro uso e consumo, perché - come sempre succede - in una grande opera ci sono anche molti dettagli nascosti, che si colgono solo se si legge più attentamente; lo stesso autore si rivolge spesso a più categorie di lettori, figuriamoci poi un’opera come l’Odissea, risultato di numerose successive stratificazioni già nell’epoca antica e poi letture e interpretazioni moderne.
Penelope nella stampa di von Deutsch, 1888 (Wikimedia commons)
Innanzitutto Penelope sostituisce il marito per dieci anni, durante la sua assenza; pur non essendo formalmente regina, di fatto ne fa le veci, come - è inutile dirlo - fanno moltissime donne oggi; per cui direi che questo sia il primo aspetto che fa di Penelope una donna molto moderna. Alleva ed educa il figlio e direi anche bene, se - giunto ai venti anni - Telemaco decide di partire alla ricerca di Odisseo, perché anche lui è stanco di non avere un padre ed è ancora troppo inesperto per prendere il suo posto; è vero che all’inizio del poema si comporta con lei un po’ da saputello e da sostituto del padre, ma forse lo fa per dimostrarle di essere divenuto grande, come fanno certi ragazzi e ragazze che rimproverano le madri tanto per sottolineare che non hanno più bisogno di loro.
A. Bruckmann "Odisseo e le sirene", 1829 (Wikimedia commons)
Certamente Penelope attende, aspetta, ma non è un’attesa passiva, come tutti sanno, è un’attesa nella quale mette in atto un inganno che è il suo tratto più distintivo e che la fa essere degna compagna dell’uomo più astuto per definizione. Sono due esseri del tutto simili, perché a Penelope non manca nessuna qualità del marito; non può imbracciare un’arma ma tiene testa ai pretendenti che bivaccano spudoratamente nella sua casa, proprio perché è una donna sola, ma che non osano toccare, perché la sua scaltrezza e soprattutto la sua abilità nel fingere li frena, un po’ li intimorisce.

A. Kaufmann "Penelope svegliata da Euriclea al ritorno di Ulisse", Odisseo (Wikimedia commons)
E’ una donna molto forte che prima di tutto sta difendendo i suoi beni; forse lo fa anche per fedeltà verso il marito, perché lo ha molto amato e lo ama ancora, ma non nasconde la sua rabbia e la mostrerà anche con lui al momento giusto. Questo è l’aspetto che più amo di Penelope e che il poeta dell’Odissea descrive così bene. Penelope inoltre avrebbe potuto tranquillamente risposarsi, accettando uno dei pretendenti; anche Telemaco all’inizio del poema insiste perché ormai si decida a farlo. Come interpretiamo il suo rifiuto categorico? Come un ossequio a una norma tradizionale?
J. Alaux "Odisseo e i pretendenti", 1812 (Wikimedia commons)
Sotto questo punto di vista il diritto greco era molto chiaro: la donna vedova poteva e in certi casi doveva risposarsi per tutelare meglio il suo patrimonio. Inoltre sarebbe stato proprio un suo dovere, come moglie di un re, per quanto disperso tra i flutti, assicurare a Itaca un sovrano. Io voglio pensare che lo abbia fatto perché non accettava di fare qualcosa di imposto da altri: in fondo Odisseo lo aveva scelto lei e lo aveva amato, non era un semplice marito, era Odisseo, il suo specchio.

F. Primaticcio "Penelope e Ulisse", 1563 (Wikimedia commons)
Lei non era la sua dolce metà, era proprio il suo alter ego. Tuttavia, quando Odisseo tornerà da lei, perché è da lei che voleva tornare, non lo accoglierà a braccia aperte: davvero non lo riconosce sia all’inizio, quando egli è travestito da mendicante e dopo, quando palesa la sua identità? Oppure finge di non riconoscerlo? Gli studiosi si interrogano ancora oggi su questo.
Silvana Mangano è Penelope nel film "Ulisse" di Mario Camerini, 1954 (Wikimedia commons)
E’ quasi certo che la donna finga: non si cancellano dieci anni di lontananza in pochi giorni. Poiché lei ha atteso, anche Odisseo deve ora attendere, pazientemente, deve rispondere alle sue domande più difficili, deve riconquistare la sua fiducia, deve aspettare che Penelope decida se riaverlo o no davvero al suo fianco. E Odisseo capisce, perché è un uomo intelligente, non forza la sua donna, risponde pazientemente alle sue domande, le dà tempo, ma ha paura, il suo timore si avverte, perché sa che non si può ingannare una come Penelope: Odisseo ora non può più fingere.
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