Una scuola dalla parte della pace
Giovani in una scuola afgana (cr. Nato training mission Afghanistan Wikimedia commons)
I luoghi, i modelli, i progetti, le conoscenze
Nel giorno in cui in diverse regioni d'Italia termina l'anno scolastico, iosonospartaco ospita questo intervento della pedagogista Tromellini sul ruolo della scuola nella ricerca della pace.
Come dovrebbe comportarsi la scuola per offrire una visione di vita con un futuro dignitoso in un momento come questo sconvolto da conflitti e violenze? Malala Yousafzai, giovane attivista pakistana, premio Nobel per la pace nel 2014, affermava che un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.
Malala Yousafzai con Kamala Harris (office of the attorney general of California Wikimedia commons)
La realtà contemporanea è complessa; la guerra a pezzi è diventata globale, una forza distruttiva che dilaga e pare non avere fine. La guerra è ripugnante e brutta. La scuola di conseguenza dovrebbe educare i giovani alla bellezza, in edifici con spazi luminosi e ricchi di documentazioni, testimonianze dei pensieri e dei saperi di chi li abita. Spesso invece sono scuole fatiscenti e con interni anonimi.

Addestramento di truppe ucraine (cr. U force Wikimedia commons)
La bellezza educa a valori che contrastano con la violenza, la cattiveria, il sopruso generatori di divisioni e morte. Si, siamo in guerra. Per questo la scuola di fronte a una fase storica che fa stare male soprattutto i giovani preoccupati per il loro futuro, dovrebbe dare visibilità a nuovi strumenti educativi, opponendosi alle strategie della difesa e del riarmo.

Lo psicanalista e scrittore Massimo Recalcati (cr. M. Caria Wikimedia commons)
Massimo Recalcati scrive che la cultura è un antidoto all’orrore della guerra. Quella che non trasmette solo nozioni, ma approfondisce l’etica della pluralità che si oppone al pensiero unico, all’odio e alle violenze. L’aula sempre più è il luogo del rispetto, dell’inclusione e dell’accettazione del diverso. La parola plurale salva dalle bombe e si trasforma in domande, critiche, dubbi. Anche disobbedienze, all’obiezione di coscienza contro la guerra come predicava Don Milani a Barbiana ai suoi giovani allievi. In una contemporaneità confusa e brutale, le voci dei grandi indicano rotte alternative.
Foto colorata di Antonio Gramsci (cr. E. Posada Wikimedia commons)
“Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la vostra forza”. Sono le incitazioni di Antonio Gramsci. La scuola ha bisogno di riferimenti alti. Oggi invece il ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara taglia i fondi alla scuola pubblica, impoverisce il valore della storia che deve limitarsi a raccontare i fatti e della filosofia, ridimensionando Spinoza e Marx, troppo pericolosi.

Baruch Spinoza e Karl Marx (Wikimedia commons)
Per educare all’obbedienza e alla cultura della difesa e degli armamenti occorre impoverire i saperi, esaltare l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e il registro elettronico per velocizzare, controllare e punire. Antonio Mazzeo, insegnante, ecopacifista, impegnato sui temi del disarmo, dell’ambiente e della pace, nel suo libro “La scuola va alla guerra” denuncia la precarietà degli insegnanti e la privatizzazione dilagante. Occorre parlare di diritto internazionale e dei diritti dei minori per un futuro accettabile.
Particolare della copertina del libro "La scuola va alla guerra" di Antonio Mazzeo
I giochi di guerra nel deserto del Qatar, l’apprendimento dell’uso delle armi da parte di ragazzini in certi territori sono modelli che possono affascinare i più giovani. E la scuola rischia di avviarsi verso una militarizzazione di contenuti, attraverso un’autocensura di certi argomenti considerati divisivi.

Papa Leone XIV (cr. E. Beltran Wikimedia commons)
Se la scuola è il luogo dell’umanità, custode della fraternità e della giustizia, gli insegnanti potranno discutere con gli allievi del genocidio di Gaza, del sud del Libano, di Cisgiordania e di Ucraina? Oppure sarà in grado di commentare l’enciclica “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV dove sottolinea di dover superare l’idea della guerra giusta e della disumanizzazione del genere umano. L’Intelligenza artificiale non è neutra, dice, bisogna disarmarla.

La ricerca di vittime nella Gaza bombardata (Wikimedia commons)
Ci sono progetti che coinvolgono giovani con l’obiettivo di sensibilizzare al valore della pace e ai drammi delle guerre. “Un selfie per la Pace” ha lo scopo di informare e unire. La fondazione Enaip afferma alcuni principi e coinvolge gli studenti alla diffusione di un messaggio di pace. “La pace non è debolezza. Bisogna essere coraggiosi, avere rispetto e responsabilità. Costruire ponti e non muri” e ancora “Le vittime di una guerra, di qualsiasi guerra, sono sempre i civili...quelli che non hanno colpe. Ecco perché la guerra è sbagliata in sé”.

Il funerale di bambini uccisi a Gaza (cr. Unrwa A. Amra Wikimedia commons)
Il progetto è semplice: realizzare magliette da indossare con un pensiero di pace. La pace non è l’assenza di guerra, è una virtù, uno stato d’animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia.
Riproduzione riservata