Il vento nelle mani - Il Garda fa sul serio
Il popolo del windsurf sull'alto Garda nella zona di Torbole (cr. Benreis Wikimedia commons)
Sulla cresta delle onde
La sponda nord del lago di Garda, quella che cade in terra trentina, è famosa poiché le giornate senza vento sono rarissime anche se, negli ultimi anni, causa il cambiamento climatico, sono più frequenti. Il lago è molto esteso in direzione nord/sud appoggiato com’è tra la Pianura Padana a sud e le montagne a nord, ci sono quindi discrete differenze di temperatura tra gli strati d’aria che generano differenze di pressione e i conseguenti venti termici.
Inoltre la forma del lago, che si restringe progressivamente man mano che si procede verso nord, e che nella parte finale presenta, sia sulla sponda destra che su quella sinistra, alte montagne che lo racchiudono, crea una specie di “galleria del vento”.
Gli appassionati di questo sport, da maggio a settembre, costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione di questa autoproclamata “Repubblica del Vento”. Torbole, Riva del Garda, Malcesine ne sono le capitali e si spartiscono il congruo Pil generato, in stile romagnolo, da molteplici scuole di surf, noleggiatori, negozi specializzati, riparatori e strutture che garantiscono la ricettività e il divertimento.
I due venti
In realtà i venti principali del lago di Garda sono addirittura due, il Peler e l’Ora, e si danno il cambio, instancabili, nel corso della giornata, garantendo condizioni adatte per tutti i livelli.
Il Peler soffia dalle montagne verso la pianura padana, inizia prima dell’alba, aumenta progressivamente e dà il massimo quando i raggi del sole illuminano l'acqua della sponda occidentale.
Prima dell’alba c’è un insolito andirivieni per le strade del lungolago, sono i surfisti esperti che si dirigono a Malcesine. Surfisti assonnati, che non hanno rinunciato a far baracca la sera prima, infagottati nelle loro felpe multicolori, aspettano sulla riva che ci sia luce piena e che il Peler abbia il vigore che li soddisfa. Al momento opportuno si infilano la muta (l’acqua è sempre gelida a qualsiasi ora del giorno, anche nei mesi più caldi) e sfidano il vento forte che pettina le onde e liscia la superficie del lago. Senza le onde le tavole sfrecciano senza ostacoli e si raggiungono le velocità più alte.
Una volta soddisfatto della sua esibizione di potenza, il Peler rallenta, i surfisti ritirano le tavole e affamati fanno, in auto, il percorso inverso alla ricerca di un posto in cui fare colazione; i più provati tornano a dormire.
Sono ormai le 9, il Peler è diventato una amichevole brezza, così le scuole di windsurf disseminate sulle sponde iniziano i corsi per i principianti.
La partenza dei windsurf davanti a Torbole (cr. Fitti Wikimedia commons)
Come se fossero nidiate di anatroccoli, si vedono partire, da vari punti della riva, vele tutte uguali in fila indiana che seguono una vela più grande tenuta da un energumeno che urla e si sbraccia. Si distinguono chiaramente quelli che hanno più giorni di corso sulle spalle perché riescono a seguire le traiettorie del maestro mentre i novizi, al primo piccolo rinforzo di vento si trovano in acqua o “partono per la tangente”. Ogni tanto il Peler regala ancora qualche raffichetta, sbiadito ricordo della sua recente potenza, è come una sfida ai più baldanzosi e un invito per il pomeriggio, momento in cui centinaia di surfisti si prenderanno il loro divertimento, o la loro dose di cocente frustrazione, a seconda del livello tecnico.
Fine turno
Finalmente il Peler timbra il cartellino della fine turno di lavoro verso le 11 e subentra una specie di bonaccia irreale, gli inesperti sono rimasti in mezzo al lago senza benzina e tocca sdraiarsi proni sulla tavola e usare le braccia come remi per riguadagnare la riva.
Spentosi il Peler il tempo sembra sospeso, le spiagge lasciate in uso a chi prende il sole. Man mano che ci si avvicina alle 13 inizia l’afflusso di persone dinoccolate che appoggiano le loro sacche dove c’è posto, ma non stendono con cura i teli da bagno e non li “apparecchiano” con abbronzanti, giornali, non si sdraiano, ma gironzolano naso all’insù; sono visibilmente in attesa che accada qualcosa.
Nonostante le bandiere che sui pennoni solo a tratti sbattono fiacche come se avessero sbuffi di tosse e tutto lasci pensare che sarà un caldo e afoso pomeriggio estivo, aspettano la mitica Ora, il secondo vento termico della giornata, quello che spira da sud, dalla parte bassa del lago.
Torbole vista dalle montagne sul lago (cr. Kent Wang Wikimedia commons)
La tensione aumenta, qualcuno impaziente inizia a prepararsi, qualcuno butta l’occhio alle montagne in direzione Riva del Garda, è importante che non ci siano nuvole nere in avvicinamento perché potrebbero fare da tappo all’aria calda che preme da sud per trovare uno sfogo.
Poi all’orizzonte il pelo dell’acqua sembra diventare ruvido mentre a riva è ancora liscio e tranquillo, è come se il lago fosse percorso da un brivido seguito dalla pelle d’oca.
E’ la conferma definitiva: anche oggi l’Ora si materializzerà, il tempo che ci metterà ad arrivare, la sua intensità e quanto durerà non è prevedibile, ma intanto le bandierine invertono la direzione in cui sventolano, al principio un po' svogliate, poi sempre più entusiaste fino a crepitare come se fossero mosse da un motore a scoppio. E’ finalmente arrivato il momento di scivolare in acqua.
(2 - continua)
Leggi anche Le rotelline del windsurf
Riproduzione riservata