Giotto, biografo di San Francesco
Giotto, "L'apparizione ad Arles", cappella Bardi (Wikimedia commons)
Conclusi i restauri degli affreschi nella cappella Bardi a Firenze
Due volte Giotto di Bondone si è misurato con le storie della vita di San Francesco d’Assisi, del quale ricorre fra pochi giorni l’800° anniversario della morte. In gioventù, negli anni novanta del Duecento, l’artista aveva realizzato il ciclo di affreschi nella basilica superiore di Assisi dedicata a San Francesco (consacrata nel 1253), dopo che nel cantiere erano già intervenuti il suo maestro Cimabue e altri pittori. Nelle Storie francescane e in alcune Storie bibliche della basilica assisiate sono ben riconoscibili la tecnica pittorica e la visione artistica di Giotto, come si erano ormai configurate: il pittore aveva unito la formazione ricevuta a Firenze da Cimabue con le novità assimilate nel soggiorno romano, soprattutto aveva raggiunto la notorietà con la grandiosa Croce della chiesa fiorentina di Santa Maria Novella.

Giotto, la crocifissione, Firenze Santa Maria Novella (cr. sailko Wikimedia commons)
Decenni dopo, nella maturità - quasi anziano per il metro di quel tempo - Giotto fu chiamato dai ricchi banchieri fiorentini Bardi a decorare la loro cappella di famiglia nella chiesa di Santa Croce, con Storie di San Francesco, santi e allegorie francescane; scopo dei committenti rafforzare il proprio prestigio e il legame con la Chiesa. Gli affreschi furono certamente eseguiti dopo il 1317, anno della canonizzazione del francescano Ludovico di Tolosa, raffigurato nel ciclo con l’aureola di santo, tuttavia la data esatta dell'esecuzione è ancora oggi oggetto di discussione, anche se molti studiosi fanno riferimento al 1325, comunque prima del soggiorno napoletano di Giotto.

Giotto, "La conferma della regola francescana", cappella Bardi (Wikimedia commons)
Alcuni critici spiegano le novità emerse negli affreschi della cappella Bardi come conseguenza dell'intervento di più aiuti di notevole livello, come Maso di Banco, tuttavia la decorazione della cappella Bardi si presenta stilisticamente omogenea e le diversità in confronto con le precedenti opere di Giotto sono conseguenze di una maggiore essenzialità del linguaggio, di un modo di dipingere veloce, alla ricerca di accordi cromatici pastosi e delicati. Quindi meno eleganze, anzi grande semplicità e sobrietà, ai fini di grandiosità nella composizione, con colori luminosi e vellutati e con un'immediatezza nelle espressioni, così che il ciclo della cappella Bardi è ritenuto da molti l’apice dell'arte giottesca.

"Il miracolo di Bonaventura da Bagnoregio" (Wikimedia commons)
Le sei scene della cappella (tre per parete) fanno riferimento alla Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio, nella quale frate Francesco viene presentato come l’alter Christus, pertanto riportano i momenti cruciali della vita del Poverello di Assisi: la rinuncia ai beni paterni, l’approvazione della Regola, l’apparizione al Capitolo di Arles, la prova del fuoco davanti al sultano, la morte, l’apparizione a frate Agostino e al vescovo Guido. Alle sei scene si aggiunge il riquadro con le stimmate, posto sopra l’arcone e visibile solo dal transetto.

Giotto, "La rinuncia di Francesco ai beni terreni", cappella Bardi (Wikimedia commons)
Le Storie francescane di Giotto in santa Croce, rovinate nel tempo anche da infiltrazioni e non più alla moda, furono scialbate a calce nel 1730. Oltre un secolo dopo, nel 1851, furono riportate alla luce da uno tra i più celebri restauratori del tempo, Gaetano Bianchi. Furono restaurate nuovamente tra 1957 e 1958 da Leonetto Tintori con la guida del soprintendente ai beni artistici Ugo Procacci. A oltre 60 anni dall’ultimo intervento conservativo, a giugno 2022 è partito un nuovo restauro grazie alla collaborazione tra l’Opera di Santa Croce e l’Opificio delle Pietre Dure, con il sostegno del Ministero dell’interno e del Ministero della cultura, della Fondazione Cassa di risparmio di Firenze, dell’Associazione per il restauro del patrimonio artistico italiano e di donatori privati, grazie alla campagna Giving4 Giotto.
Giotto, "La prova del fuoco davanti al sultano", cappella Bardi (Wikimedia commons)
Il restauro delle Storie di San Francesco, nella Cappella Bardi in Santa Croce, si è concluso in questi giorni, in occasione dell’anno francescano indetto nella ricorrenza, il prossimo 4 ottobre, degli 800 anni dalla morte del Santo. L’intervento permette una più chiara lettura della pittura di Giotto. Emerge cosi, in tutta la sua potenza, l’invenzione spaziale di Giotto: le singole scene sono unite infatti da una monumentale architettura dipinta che si sovrappone a quella reale della cappella e la trasforma idealmente in una sorta di grande tabernacolo. Entro questa ossatura illusionistica, le scene si svolgono prevalentemente all’interno di ambienti chiusi rappresentati di fronte, come grandi scatole aperte verso chi guarda, con la disposizione delle figure ben visibili nei gesti e negli atteggiamenti.

Giotto, "Francesco riceve le stimmate", cappella Bardi (Wikimedia commons)
Anche negli episodi ambientati all’esterno, come la rinuncia ai beni paterni, l’architettura, complessa, svolge un ruolo centrale, con la presenza dell’edificio (probabilmente il tribunale ecclesiastico) davanti a cui avvenne la clamorosa rinuncia, con la spoliazione di Francesco dalle vesti che indossava e che erano state pagate da suo padre, il mercante Pietro di Bernardone, e con il contemporaneo gesto del vescovo di Assisi che, ricoprendolo con il mantello, lo prendeva sotto la protezione della Chiesa.

Leopoldo Toniolo, "Dante visita Giotto nella cappella degli Scrovegni" (Wikimedia commons)
Le pitture murali di Giotto nella cappella Bardi del primo quarto del Trecento sono state, con tutta evidenza, il punto di riferimento di molti pittori venuti dopo: il linguaggio di Giotto è alla base degli sviluppi artistici dei decenni successivi. Senza Giotto non vi sarebbe stata la pittura di Taddeo Gaddi, Puccio Corona, ma nemmeno Masaccio e Michelangelo.
Chi fosse interessato ad approfondire l’argomento può farlo consultando la voce Giotto di Bondone, di Miklos Boskovits, in “Dizionario biografico degli italiani” e il sito dell’Opificio delle Pietre Dure.
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