Il miracolo di Christo sul lago d'Iseo
Il tramonto sui Floating Piers, opera di Christo nel 2016 (cr. Zacharymccune Wikimedia commons)
In cammino sulle acque con i Floating Piers
Nel giugno 2016, sul lago d’Iseo, accadde qualcosa di sorprendente: per sedici giorni fu possibile camminare sulle acque, percorrendo una lunga passerella galleggiante, rivestita di un tessuto arancio cangiante. The Floating Piers era l’opera di Christo, artista di origine bulgara morto nel 2020: un’opera unica, irripetibile ed effimera, pensata per integrarsi nel paesaggio secondo la prospettiva della Land Art.

L'artista bulgaro Christo autore dei Floating Piers (cr. peabody awards Wikimedia commons)
A Lovere, sulle rive dello stesso lago, vive dal 1540 una comunità di Sorelle Povere di Santa Chiara. Anche noi, dunque, sentimmo parlare di quell’evento: dei preparativi, della novità tecnica, dei costi, dei comuni coinvolti, dei volontari e delle migliaia di visitatori attesi. Ma l’immagine di uomini e donne che camminavano sulle acque non poteva non suscitare una certa inquietudine: veniva spontaneo pensare a un altro lago, quello di Galilea, e a Gesù che cammina sulle acque e invita Pietro a fare altrettanto.

Alessandro Allori "Pietro cammina sulle acque", 1590 (Wikimedia commons)
Come leggere allora l’opera di Christo? È una sorta di imitazione del miracolo resa possibile dalla tecnica contemporanea, oppure una sottile irrisione della fede? Christo non intendeva rispondere a domande sulla religione; occorre quindi ascoltare l’opera stessa, lasciando che sia il suo linguaggio a suggerire qualche possibile significato.
I Floating Piers fotografati dal cielo (cr. Reinard Kraasch Wikimedia commons)
The Floating Piers non era soltanto un percorso che avvicina il visitatore alla bellezza del paesaggio. Camminando a piedi nudi si sente il movimento dell’acqua; il lago viene osservato da un punto di vista nuovo e l’esperienza coinvolge anche la libertà. Christo definiva infatti il progetto «a demonstration of absolute freedom and total irrationality» (una dimostrazione di libertà assoluta e totale irrazionalità). L’irrazionalità non significa qui assurdità, ma gratuità: l’arte non deve necessariamente giustificarsi attraverso uno scopo esterno, può aprire uno squarcio verso un’esperienza inattesa, verso un mondo nuovo.
Le passerelle posate sul Lago d'Iseo (cr. H. Bischoff Wikimedia commons)
Anche il tempo è parte essenziale dell’opera. I pontili erano destinati a vivere soltanto sedici giorni, per poi essere smontati e scomparire. Migliaia di persone, provenienti da paesi diversi, condividono così un’esperienza che proprio la sua irripetibilità rende più intensa. L’opera effimera sembra ricordare qualcosa della nostra stessa condizione: siamo fatti per non durare in eterno. La bellezza, proprio perché passa, può diventare più preziosa.
Le passerelle viste dal lungolago di Monte Isola (cr. sailko Wikimedia commons)
A questo punto possiamo tornare al lago di Galilea. Anche la Scrittura, come un’opera d’arte, chiede di essere interpretata: le sue acque, diceva Gregorio Magno, sono insieme basse e profonde, accessibili a tutti e inesauribili nel loro significato. Il racconto evangelico ci porta alla fine di una giornata: Gesù, dopo aver sfamato la folla, sale sul monte a pregare; i discepoli sono sulla barca, al buio, mentre il vento agita il lago e rende difficile raggiungere la riva. Gesù va loro incontro camminando sulle acque e dice: «Coraggio, sono io, non abbiate paura».
L'isola di San Paolo circondata dai Floating Peers (cr. NewtonCourt Wikimedia commons)
Il gesto non è uno spettacolo destinato a suscitare meraviglia. Le acque agitate evocano il caos primordiale; Gesù, che cammina sulle loro onde e le placa, si manifesta come il Signore della creazione. Il racconto culmina nella professione dei discepoli: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!». Matteo aggiunge l’episodio di Pietro, che chiede di raggiungere Gesù camminando anch’egli sulle acque. Finché si fida, procede; quando la paura prevale sulla fede, comincia ad affondare e grida al Signore di salvarlo.
Sulle acque in direzione di Monte Isola (cr. Marco de Assis Wikimedia commons)
Il confronto fra i due laghi non autorizza certo a chiamare miracolo l’opera di Christo. E tuttavia, tornando idealmente al giugno 2016, possiamo forse leggerla come una sorta di parabola moderna. In una società che ama definirsi liquida, uomini e donne di tutto il mondo percorrono una strada luminosa sopra l’acqua. Non è un miracolo, ma può diventare uno spazio di libertà e di attenzione: un’esperienza che, proprio perché effimera, invita a fermarsi, a guardare con occhi nuovi e a riconoscere, oltre la bellezza che passa, le tracce di una bellezza eterna.
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