La spada nella roccia, ma in Toscana

La spada nella roccia, ma in Toscana

L'elsa della spada di San Galgano che emerge dalla roccia (cr. Cisko66 Wikimedia commons)

Nel XII secolo Galgano la piantò per lasciare le cose terrene

Dimentichiamo subito Re Artù, Galvano, i templari e il Sacro Graal. La spada nella roccia di cui vogliamo raccontare non c’entra proprio niente e nessuno ci ha scritto sopra romanzi cortesi o cantato saghe. Ed è molto improbabile che il nostro protagonista avesse contezza della Historia Regum Britanniae di Geoffrey of Monmouth o delle storie di Chretien de Troyes che iniziavano a circolare proprio in quegli anni ma solo nelle corti di Francia.

Il cielo dall'interno dell'abbazia di San Galgano (cr. Pardi Marco Wikimedia commons)

Siamo in provincia, e si raccontano storie semplici, umane. Siamo a San Galgano, famosa abbazia senza il tetto, come ce ne sono tante in Europa. Ma questa ha qualcosa in più: è immersa in un paesaggio famoso in tutto il mondo, la campagna senese.

Primavera a San Galgano (cr. M. Rondoni Wikimedia commons)

San Galgano è visitata da migliaia di persone ogni anno. Si trova non proprio su circuiti frequentati (dista da Siena una trentina di chilometri, da Volterra una sessantina), ciononostante e non per caso attira molti turisti individualmente o in gruppo, per lo spettacolo dello splendido gotico cistercense pur ridotto a rovina e per le suggestioni che può dare una monumentale chiesa con la terra per pavimento e il cielo per tetto, in un non voluto ma singolare equilibrio fra spazio aperto e chiuso, fra antropico e naturale.

La cappella di Montesiepi (cr. A. Michael Wikimedia commons)

Non tutti, per i ritmi dettati dagli operatori turistici o semplicemente dai programmi individuali, arricchiscono la visita con la breve salita alla Cappella di Montesiepi. E’ qui l’origine di tutto, perché è proprio qui che Galgano scelse di ritirarsi dal mondo eleggendo il luogo a eremo. E già le prime agiografie, che al solito (siamo in anno francescano) insistono in modo sospetto sulla dissolutezza della vita precedente per dare più importanza alla scelta monastica, raccontano l’atto con cui il santo intese simboleggiare il passaggio: piantare la sua spada di cavaliere nel terreno, attestando una volontà di rinuncia e di pace e allo stesso tempo ottenendo una croce, disegnata dal manico, dall’elsa e dalla lama.

Ambrogio Lorenzetti "San Galgano e la spada" (cr. Sailko Wikimedia commons)

Solo quattro anni dopo la morte di Galgano (avvenuta nel 1181) la cappella celebrativa era già completata, salvo aggiunte posteriori. Caratterizzano la costruzione, e colpiscono il visitatore, la pianta rotonda, rara, che ha posto domande agli storici (era un mausoleo?) e la bicromia ottenuta con bande orizzontali di mattoni e travertino, con rispondenza all’interno dove la striatura si diffonde alla cupola, in stile pisano (si era allora in diocesi di Volterra) ma realizzando un ambiente quasi esotico.


Urbano da Cortona "Galgano conficca la spada nella roccia (Wikimedia commons)


Al centro della cappella, esattamente sulla vetta del colle, la roccia c’è, e la spada anche. Questo singolare monumento ha testimonianze in immagini trecentesche e quattrocentesche: un affresco di Ambrogio Lorenzetti all’interno della cappella stessa, una formella di Giovanni d’Agostino e (nei luoghi senesi dei monaci di San Galgano) anelli murari sormontati da spade e un bassorilievo in un bel tabernacolo recentemente restaurato.


G.B. Ruggeri "Il sogno di San Galgano" (cr. Sailko Wikimedia commons)


Sembra che fino al 1924 la spada si potesse a piacimento estrarre e reinserire, essendo infilata semplicemente in una fessura. Per evitare le troppe manipolazioni il parroco dell’epoca vi fece versare del piombo fuso. Nel 1991 un visitatore tentò di diventare re, come Artù, ma della stupidità giungendo a rompere l’elsa. Per questo da allora un robusto ma per nulla poetico guscio in plastica impedisce di avvicinare le mani.

La spada nella roccia protetta da una teca (cr. Giorces Wikimedia commons)

Uno studio storico e merceologico dell’Università di Pisa nel 2001 ha confermato che la spada è coeva a Galgano. Ma è il caso di ribadire che le agiografie raccontano di una spada conficcata nel terreno e non nella roccia.

Meglio quindi lasciarsi prendere dalle più intense suggestioni che ci danno la storia e la realtà delle cose. Un mondo medievale intriso di profonda religiosità. Un uomo che si eleva da questo mondo convinto fermamente che la ricerca di Dio sia possibile solo abbandonando la sua creazione. E la gente, assalita dalle paure della vita ma anche da quelle della vita dopo la morte, che vede nel santo una figura vicina a Dio, suo intermediario sulla terra, fino a far nascere un culto così intenso che la canonizzazione fu rapidissima e contemporanea alla consacrazione della cappella, nel 1185.

Panorama di Chiusdino (cr. LigaDue Wikimedia commons)

E a Montesiepi, osservata l’antica spada e volgendo lo sguardo per guadagnare l’uscita, si resta colpiti dal fatto che il pronao a tutto sesto inquadra esattamente, in alto, il castello-villaggio di Chiusdino, dove Galgano venne alla luce. Avvicinandosi alla soglia, l’immagine riempie sempre più il campo visivo sino a dominarlo. Lo sconosciuto architetto o il committente, sicuramente e profondamente credenti, vollero gettare un ponte ideale fra il luogo della morte del santo e quello della sua nascita, bisognoso della sua protezione. Perché il santo guarda i viventi e la sua morte li illumina, come un omega che rinasce continuamente nell’alfa verso l’eternità.

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