A Napoli il primo treno della penisola
Salvatore Fergola, "Il viaggio inaugurale della Napoli-Portici" (Wikimedia commons)
Il Papa e lo Zar ne ammirarono la modernità
Nessuno avrebbe mai pensato che una tale impresa fosse possibile. Se ne parlava da mesi, ma pochi credevano che proprio Napoli potesse occupare un posto di rilievo nella classifica delle città italiane più votate al progresso e all’innovazione. Eppure da Napoli venne un segnale preciso e inequivocabile: la penisola si era messa in movimento. Il 3 ottobre 1839 divenne una data storica, quel giorno re Ferdinando II inaugurò la prima linea ferroviaria, la Napoli-Portici.

Una locomotiva prodotta dalla Bayard (cr. R. Dietrich Wikimedia commons)
Il progetto di costruzione e gestione della ferrovia era stato affidato qualche anno prima alla società Armand Joseph Bayard & De Vergès, particolarmente esperta e notissima nel settore. Dall’idea iniziale erano trascorsi soli quattro anni quando si svolse l’inaugurazione.

Foto colorata della rievocazione di un viaggio in treno nell'800 (dalla pagina Fb Museo naz. Pietrarsa)
Le aspettative erano molte ma i dubbi ancora di più. In quella calda e assolata mattina d’autunno la locomotiva “Vesuvio”, di fabbricazione inglese (Longridge e Co di Newcastle), trainò lungo i 7,25 chilometri del percorso a due binari un convoglio formato da otto vagoni. La locomotiva sprigionava una potenza di 65 cavalli vapore, per l’epoca un’enormità, ed era in grado di raggiungere una velocità di 50 all’ora, impiegando per il tragitto il tempo record di nove minuti e mezzo.

Salvatore Fergola, "La stazione al Carmine" (Wikimedia commons)
Il primo viaggio, iniziato a Portici poiché la stazione di Napoli al Carmine non era ancora pronta, trasportò 258 passeggeri, composti da 48 personalità, 60 ufficiali, 30 fanti, 39 artiglieri e 60 marinai. Nell’ultima vettura prese posto la banda della guardia reale. L’evento fu immortalato dal pittore di corte Salvatore Fergola.
La sfida era stata felicemente vinta, il Regno delle Due Sicilie era in festa e Ferdinando II molto orgoglioso volle condividere la sua gioia offrendo un grandioso ricevimento alla sua corte e ai dignitari accreditati presso il Regno delle Due Sicilie. Le cronache del tempo raccontano che la folla accorsa ad assistere all’evento manifestò grande stupore e incredulità.

Foto colorata di passeggeri nella rievocazione di un viaggio in treno dell'800 (dalla pagina Fb Museo naz. di Pietrarsa)
Molti si domandarono quale altra diavoleria e quale futuro avrebbero dovuto attendersi dall’inventiva e dalla fantasia dei napoletani. Orgoglio e timore si alternavano nelle loro menti, ma poi come sempre prevalse l’ottimismo e la fiducia nel loro destino.
In realtà la Napoli-Portici rappresentava solo una parte di un progetto più vasto. Tre anni dopo veniva infatti inaugurato il tronco che portava a Castellammare e, due anni dopo, anche la diramazione per Pompei e Nocera inferiore. Negli anni successivi la ferrovia raggiunse Cava dei Tirreni e Vietri sul Mare.

Foto colorata di Pio IX affacciato al treno papale, 1863 (cr. M. Danesi Wikimedia commons)
Nel settembre 1849 anche papa Pio IX, probabilmente invitato dal re, volle provare quell’incredibile esperienza. Accompagnato da alcuni cardinali e circondato da un cordone di guardie, salì in treno insieme a Ferdinando II. All’arrivo fu visto scendere dal treno molto soddisfatto, manifestando il desiderio e la volontà di realizzare anche nello Stato Pontificio una rete ferroviaria.

Franz Kruger, "Lo Zar Nicola I" (Wikimedia commons)
Sull’onda di tale successo e in considerazione delle prospettive economiche che l’evento faceva intravedere, a partire dal 1840 sorsero a Pietrarsa e a San Giorgio a Cremano diverse officine specializzate nella costruzione di locomotive e materiale rotabile, che stupirono perfino lo zar Nicola I di Russia in una sua visita agli stabilimenti.

Un padiglione del museo di Pietrarsa (cr. B. Zsolt Wikimedia commons)
Quando, nel 1849, anche papa Pio IX visitò la fabbrica, gli operai vollero erigere una chiesa di fronte allo stabilimento, terminata nel 1953 e poi demolita nel 1919. Le “Officine di Pietrarsa” sono rimaste in funzione fino al 1975, per poi diventare sede del Museo nazionale ferroviario.

Il francobollo doppio dedicato alla Napoli-Portici
Le Poste italiane nel 150° anniversario vollero ricordare quell’impresa con l’emissione di due francobolli commemorativi.
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