Agosto 1633, a Siena il primo Palio della storia
La mossa (partenza) del Palio di luglio del 2008 (cr. Mirco Mugnai Wikimedia commons)
Dalla peste nacque la festa con i cavalli e i tre giri della piazza
Oggi, cielo permettendo, si correrà a Siena il Palio dedicato all'Assunta. Lo storico Leonardo Conti ci illustra la nascita del Palio.
Nell’estate dell’anno del signore 1633 regnava a Siena una pace quasi surreale. Fuori delle mura, la peste di Marsiglia contagiava e mieteva vittime, mentre al suo interno la situazione era miracolosamente stabile: nessun contagio. Tanto bastò per convincere le autorità a vietare qualsiasi processione o festa per il 15 agosto prossimo venturo. Il motivo era evidente: richiamare gente in città era estremamente pericoloso.
Michelle Serre, "Marsiglia nei mesi della peste" (Wikimedia commons)
Il 15 agosto si correva da secoli un palio, ma era completamente diverso da quello che conosciamo: era il cosiddetto palio alla lunga, su un percorso che si snodava nel centro della città lungo circa un chilometro, a cui partecipavano cavalli scossi (senza il fantino) spesso appartenenti a signori altolocati (un paio di nomi fra tutti: Lorenzo il Magnifico e Cesare Borgia detto il Valentino) che avevano piacere di partecipare alla competizione. Le contrade non erano parte di questa competizione.
Le contrade in una xilografia del 1888 (Wikimedia commons)
Ma ecco il problema: i destrieri, infatti, avevano al seguito, come delle vere e proprie stelle tutta una serie di persone che li accudivano, ma anche i proprietari e i loro familiari che volevano assistere allo spettacolo. Molte, troppe persone. Di imperio, la Balìa, il governo cittadino di allora, stabilì che “il Palio per la Madonna d'Agosto si corra quest'anno con i cavalli per la piazza” e, per ovviare alla mancanza di cavalli adatti a correre il Palio, decise di chiedere alle Contrade la partecipazione con un proprio cavallo e, novità, un fantino di fiducia capace di affrontare le curve della pista.

L'Immacolata concezione nella tela di Giovanni di Lorenzo nell'oratorio della Contrada della Torre
Le Contrade sono nate tutte fra il XV e il XVI secolo e partecipavano alle pubbliche feste (gioco della pugna, cacce ai tori, bufalate) che si svolgevano in quel periodo, dimostrando già dall’inizio un forte radicamento territoriale, una grande organizzazione e una forte competizione fra loro. Inoltre, rappresentavano il popolo, non i signori che allevavano un cavallo e lo gettavano nella mischia, ma la Siena di ogni strato sociale, dal nobile al poveraccio, che abitava una determinata zona della città e si riuniva sotto un’unica bandiera. E questo spiega, tra l’altro, la loro grande importanza nella società della città e la loro sopravvivenza nei secoli.
Un'antica foto di Piazza del Campo (cr. f.lli Alinari Wikimedia commons)
Il palio si sarebbe corso con un’insolita (per l’epoca) formula: tre giri attorno alla conchiglia di Piazza del campo. Un numero, questo, non casuale: tre giri di pista in Piazza del Campo equivalgono alla distanza percorsa dal palio alla lunga (ricordiamo un chilometro).
In tempi recenti il drappellone in piazza (cr. Manudrago Wikimedia commons)
Sarebbe stato il primo palio corso alla tonda nella Piazza del Campo, dove tutti potevano assistere alla corsa, a differenza del palio alla lunga, in cui si poteva vedere solo in parte la corsa dove si era posizionati, essendo in mezzo alle vie della città.
Il premio alla contrada vincitrice sarebbe stato il pallium, di solito un pezzo di stoffa pregiata. Come si può notare è il premio a dare il nome all’intera festa.

Il primo palio nell'incisione di Bernarndino Capitelli (Wikimedia commons)
Risposero positivamente soltanto cinque contrade su sedici (la contrada dell’Aquila era all’epoca inattiva). Non conosciamo esattamente chi partecipò, ma sappiamo che l’Oca rifiutò in quanto "ochupata in altre spese". Non sappiamo neanche come fu la corsa: un’incisione del contemporaneo Bernardino Capitelli, oggi conservata in una sala del Palazzo Pubblico, ci descrive una fase movimentata della stessa, con i fantini, che già montavano a pelo, impegnati a percuotersi con il sovatto, un antenato del nerbo attuale, molto più offensivo.

Una prova del Palio (cr. Janus Kinase Wikimedia commons)
Vinse la Contrada della Tartuca, prendendosi il prezioso drappo di broccato che fu tenuto in consegna dal capitano fino a che la contrada non avesse ripagato le spese da lui affrontate per la vittoria. L’ignoto fantino, come leggiamo dai verbali della contrada, fu pagato con sei piastre. L’esperimento, una volta passato il morbo, non fu tuttavia ripetuto: l’anno dopo si tornò al vecchio palio alla lunga. Ma il seme era stato gettato: una corsa di cavalli avvincente, osservabile comodamente, a cui le contrade (e quindi il popolo che le abitava) potevano partecipare contendendosi il premio con ogni mezzo disponibile.
Il vessillo della contrada della Tartuca (Wikimedia commons)
Nel 1658 (o secondo altre fonti nel 1651), per festeggiare degnamente la Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta, titolare della Collegiata di Santa Maria in Provenzano, si decise di offrire, oltre al solito spettacolo di processioni, luminarie ed elargizioni di doti alle povere fanciulle della città, un Palio nella Piazza del Campo. Un Palio corso dalle contrade con cavalli montati a pelo. Insomma, nelle esatte forme del 1633.
Marcantonio Franceschini, "La visitazione" (Wikimedia commons)
Era il 2 luglio e si festeggiava appunto, secondo il calendario tridentino allora in vigore, la Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta. Era stato istituito il Palio, chiamato anche alla tonda per distinguerlo dal suo antenato alla lunga col passare del tempo sempre meno amato e abolito definitivamente ai primi dell’Ottocento.
Piazza del Campo piena in attesa del Palio, 1979 (cr. V. Menschen Wikimedia commons)
Una quarantina di anni dopo, la festa piacerà talmente tanto che alcune contrade vittoriose il 2 di luglio decideranno di organizzare un altro palio il 16 agosto. E da allora, salvo sospensioni per guerre e pandemie, la festa senese non avrebbe mai cessato di destare emozioni fra i senesi e non.
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