Anagni e lo schiaffo mai dato
Lo schiaffo di Anagni (cartolina francese Wikimedia commons)
La relazione pericolosa fra Papa Bonifacio VIII e Re Filippo IV
Un modo divertente per studiare la storia del Medioevo, in particolare quella della Chiesa, è fare il gioco delle coppie: papi contro re o imperatori.
Le loro relazioni, chiamiamole con rispetto “pericolose”, hanno dato vita nei secoli a episodi che si sono incastrati nella Storia come pietre miliari. Uno di questi è lo “schiaffo di Anagni”; e la coppia che ne è protagonista è quella formata da Papa Bonifacio VIII e Filippo IV il Bello, re di Francia.
Filippo IV il bello re di Francia (Wikimedia commons)
È l’8 settembre 1303. Siamo ad Anagni, a una settantina di chilometri da Roma, nel palazzo della famiglia Caetani. Papa Bonifacio VIII, vestito con gli ornamenti sacri, è nella sua camera da letto. Pregando a fior di labbra, sente avvicinarsi i passi dei soldati, mentre echeggiano le urla dei servitori. Con un tonfo, la porta di legno si spalanca. Il Papa, con gli occhi sbarrati, vede dei soldati irrompere nella stanza. Uno di loro, i compagni lo chiamano Sciarra, gli si avvicina, lo tira per un braccio, lo trascina giù dal letto; e, appena si rialza, gli stampa in pieno volto un ceffone.

Dosso Dossi, "Ritratto di Giacomo Colonna Sciarra" (Wikimedia commons)
Quella appena raccontata è una versione fantasiosa della storia: pare che il contatto fisico tra i due non ci sia mai stato. L’importante, del resto, è l’affronto: l’uomo più potente al mondo costretto a barricarsi in casa e a lasciarsi malmenare da un nobile facinoroso. Il nome vero di Sciarra, infatti, è Giacomo Colonna; e la famiglia romana dei Colonna, da sempre ostile al papato, è ora alleata di Filippo IV il Bello nella sua lotta di potere contro Bonifacio VIII.

A. Caprioli, "Stampa di Federico II di Svevia" (Wikimedia commons)
L’obiettivo del pontefice è rafforzare la Chiesa. Alle spalle il Papa ha gli anni turbolenti delle lotte con Federico II di Svevia e del gran rifiuto di Celestino V. Sogna, perciò, di riunire sotto di sé una volta per tutte, i poteri delle “due spade”: quello temporale e quello spirituale. Tenta di farlo con le leggi, cioè le bolle: quattro per la precisione. La prima è Clericis Laicos, del 1296, con cui minaccia di scomunicare i laici che impongano tasse agli ecclesiastici. Filippo IV il Bello va su tutte le furie e si oppone al provvedimento. Bonifacio VIII reagisce male, ma alla fine la dà vinta al re, perché in casa ha dei problemi più gravi. A Roma si trama contro di lui: due cardinali della famiglia Colonna contestano la sua elezione e spargono il malcontento in mezzo al popolo e al clero. Il pontefice reagisce confiscando i beni dei ribelli e quelli della famiglia Colonna tutta; scomunica perfino Jacopone da Todi che lo aveva definito “novello anticristo”.

Paolo Uccello, "Jacopone da Todi" (Wikimedia commons)
Dopo il Giubileo del 1300, la relazione tra Papa Bonifacio VIII e Filippo IV il Bello riprende più pericolosa che mai. La posta in ballo è grossa, dal punto di vista del sovrano. Perciò Filippo si allea con il nuovo re di Germania, Alberto I d’Asburgo, accusato di aver ucciso un rivale. I fatti si susseguono veloci: il Papa ingiunge ad Alberto di presentarsi a Roma; il re rifiuta. Bonifacio emana allora la seconda bolla, Salvator Mundi, con cui toglie ai re la facoltà di esigere le tasse dai chierici. Il giorno dopo emanerà Ausculta Filii, con cui convocherà a concilio l’episcopato francese.
In reazione alle due bolle a lui ostili, Filippo scatena le fake news. Fa una sintesi dei due documenti, calcando la mano sui contenuti più odiosi. Missione compiuta: gli Stati Generali respingono le richieste del Papa. Lo scontro è aperto, quando arriva la quarta bolla, la più famosa: Unam Sanctam. È il 18 novembre 1302. Il cuore è questo: «Il potere spirituale è superiore ad ogni potere terreno in dignità e nobiltà, come le cose spirituali sono superiori a quelle temporali... Quindi noi affermiamo che è assolutamente necessario per la salvezza di ogni creatura umana che essa sia sottomessa al pontefice di Roma».
Niccolò Barabino, "Lo schiaffo di Anagni" (Wikimedia commons)
Il re scatena il suo think tank. Per annullare la bolla c’è solo una cosa da fare: contestarne l’autore. L’elezione del Papa non è valida, dice Filippo, perché il Papa è eretico. Il 12 marzo 1303 il Consiglio di Stato francese decide di processare Bonifacio VIII. Da Roma, qualcuno approva: la famiglia Colonna. Eccoci, dunque, alla scena da cui siamo partiti. Bonifacio VIII è ad Anagni, si prepara a scomunicare Filippo IV il Bello. L’esercito francese, guidato da Guglielmo Nogaret, marcia contro di lui. C’è anche Giacomo Colonna detto Sciarra, il facinoroso, con i suoi mercenari. Il Papa attende l’esercito con dignità, in camera da letto, vestito con i suoi ornamenti sacri. Nogaret e Sciarra irrompono nella stanza, fanno per avventarglisi contro, ma vengono trattenuti dai soldati francesi. Lo schiaffo, dunque, non c’è mai stato.

Papa Bonifacio VIII nell'affresco della bottega di Giotto (Wikimedia commons)
Bonifacio VIII viene invece segregato, mentre i soldati si riversano per le stanze del palazzo saccheggiandole. Sulle prime, i cittadini di Anagni restano attoniti, ma il giorno dopo scendono in piazza contro la milizia di Sciarra e Nogaret. In migliaia marciano sul palazzo papale; liberano Bonifacio VIII che poco dopo benedirà il popolo. Scortato dai cavalieri degli Orsini, il Papa tornerà a Roma qualche giorno dopo. Sconvolto dall’accaduto, morirà in meno di un mese, il 12 ottobre 1303.
Il palazzo dei Papi ad Avignone (Wikimedia commons)
Dopo il papato di transizione di Benedetto XI, la Chiesa entrerà in una nuova era. Nel 1305, in un conclave durato a Perugia più di un anno, verrà eletto Papa il francese Bernard de Got, cioè Clemente V. Egli farà due cose: convocherà un concilio a Lione e stabilirà ad Avignone la propria residenza. È l’inizio della cattività avignonese e di un’altra relazione con Filippo IV il Bello. E, anche questa, sarà pericolosa.
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