Berneri, anarchico fra i liberali

Berneri, anarchico fra i liberali

L'anarchico Camillo Berneri (Wikimedia commons)

Nella redazione del settimanale di Gobetti

Quando nel 1922 Piero Gobetti fondò il settimanale Rivoluzione Liberale desiderò subito avvalersi anche della collaborazione del giovane e colto anarchico Camillo Berneri. Pur essendo molto lontani dal punto di vista politico, entrambi provenivano da esperienze culturali quasi simili, data la comune frequentazione dei circoli culturali democratici fiorentini, che si rifacevano ai gruppi Lacerba-La Voce di Prezzolini-Papini e Unità di Salvemini.


Piero Gobetti (Wikimedia commons)


Il piemontese ribelle Gobetti e l’anarchico eretico Berneri, nato a Lodi ma reggiano d’adozione, esprimevano la stessa intransigenza morale e la medesima tendenza al realismo politico. Allievo di Salvemini, con il quale discusse la sua tesi laurea, Berneri aveva partecipato anche al Circolo di Studi Sociali, fondato a Firenze dai fratelli Rosselli e da Ernesto Rossi. Così quando nacque il giornale di Gobetti, vedendo la possibilità di continuare la ricerca delle ragioni di una convergenza liberal-socialista, accettò di buon grado di collaborare a Rivoluzione Liberale.

Giuseppe Prezzolini nel 1950 (Wikimedia commons) 

Il proposito di Gobetti di affidare alla sua rivista “la preparazione degli spiriti liberi, capaci di aderire, fuori dai pregiudizi, nel momento risolutivo, all’iniziativa popolare”, non poteva lasciare indifferente uno spirito aperto come quello di Berneri. Il settimanale raccolse in effetti i motivi filosofici e letterari de la Voce di Prezzolini e quelli politici e storici di Salvemini, convogliando attorno alla rivista intellettuali di diverso orientamento politico, dai vociani Giovanni Amendola, Vilfredo Pareto, Mario Missiroli, agli unitari Giustino Fortunato, Luigi Einaudi, Augusto Monti ed altri quali Carlo Rosselli, Ernesto Rossi, Riccardo Bauer, Carlo Levi, Emilio Lussu, Natalino Sapegno, Curzio Malaparte e Rodolfo Mondolfo.


La rivista "La rivoluzione liberale" fondata da Gobetti (Wikimedia commons)


La collaborazione di Camillo Berneri si dispiegò tra l’aprile 1923 e il marzo 1925, grazie a sei articoli. Nel suo primo contributo suggerì a Gobetti di promuovere una serie di studi sul liberalismo economico nel socialismo, convinto che “gli anarchici erano stati in seno all’Internazionale i liberali del socialismo”.

In due articoli successivi affrontò questioni di ordine pedagogico, polemizzando con Gentile per l’introduzione dell’insegnamento religioso nelle scuole di stato. Molto importante è poi l’articolo in cui, rispondendo al giornalista e scrittore Umberto Morra di Lavriano, sottolineò che era ormai tempo d’abbandonare il binomio anarchico-bomba. Analizzò inoltre l’idea del Partito del lavoro, che per lui doveva essere assolutamente apolitico, come alleanza di tutte le forze sindacali e godere di piena autonomia rispetto alle varie correnti politiche.


La macchina da scrivere di Gobetti (cr. Centro studi Gobetti Wikimedia commons)


Gli avvenimenti della vita, le scelte personali allontanarono in seguito Gobetti e Berneri. Ognuno per la sua strada diede il meglio di sé, lottarono entrambi contro il fascismo, rappresentarono nelle rispettive aree di riferimento ideale un esempio da imitare e un simbolo da onorare. Entrambi infine furono vittime dell’intolleranza e dell’autoritarismo di opposta matrice politica.

Nel 1926 Gobetti dovette rifugiarsi in Francia dove, assistito dalla famiglia Nitti, pochi giorni dopo morì, anche a causa delle ferite riportate nell’ultimo pestaggio subito nella sua Torino da parte di una squadra di fascisti. Il poeta Eugenio Montale, che fu l’ultimo amico ad averlo incontrato in Italia, intervistato circa l’attualizzazione del suo pensiero così si espresse: “La vera lezione di Gobetti in fondo è di non aver lasciato alcuna eredità, perché nessuno oggi può dire di essere il genuino continuatore del suo pensiero”.

I fratelli Carlo e Nello Rosselli (Wikimedia commons) 

Berneri esule in Francia e in altri paesi europei, tanto da essere considerato l’antifascista più espulso d’Europa, nel 1936 accorse in Spagna e con Carlo Rosselli costituì la Colonna Antifascista Italiana. Nel 1937, durante gli scontri di Barcellona (il maggio di sangue) tra le formazioni comuniste e quelle anarchiche, fu prelevato dalla sua abitazione e assassinato. La lunga mano di Stalin non poteva risparmiare proprio lui, che più di qualsiasi altro si stava spendendo per garantire uno sbocco antiautoritario alla rivoluzione spagnola.


Camillo Berneri nel 1910 (Wikimedia commons)


La loro morte destò grande emozione negli ambienti antifascisti di tutto il mondo. Per diversi anni il loro pensiero sopravvisse in ristretti circoli intellettuali, fino a quando con la liberazione e il secondo dopoguerra le loro opere vennero riscoperte, studiate, valorizzate e consegnate alle future generazioni.

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