Carnevale, sindacalista giustiziato
Salvatore Carnevale, il sindacalista socialista ucciso dalla mafia nel 1955 (Wikimedia commons)
La mafia gli fece pagare la lotta con i braccianti siciliani
“…Le lacrime non sono più lacrime, ma parole e le parole sono pietre”.
(Carlo Levi)
La mattina del 16 maggio 1955, nelle campagne siciliane di Sciara (in provincia di Palermo), in contrada Cozze Secche, venne ucciso con cinque colpi di lupara, due dei quali in viso in segno di disprezzo, il dirigente socialista e segretario della Camera del lavoro Salvatore Carnevale, detto Turi.
Un'immagine recente di Sciara (cr. azotoliquido Wikimedia commons)
Nato a Galati Mamertino (Messina), aveva 31 anni. Gran parte delle terre, circa mille ettari, erano state concesse per la lavorazione a mezzadri e campieri mafiosi dalla principessa Notarbartolo. Questi sottoponevano i lavoratori a un feroce sfruttamento, senza per altro ripartire equamente con i braccianti il frutto di tanta fatica. La terra era fertile e dava grano, olive, carciofi e molti altri prodotti di ottima qualità.

La prima pagina dell'Avanti! con la notizia del delitto (dal sito istituto euroarabo di Mazara del Vallo)
Per dire basta all’intollerabile e ingiusto sfruttamento che condannava alla miseria i lavoratori, era iniziata agli inizi degli anni cinquanta una estesa e partecipata mobilitazione popolare. Nel 1951, dopo aver fondato la sezione del Psi, Turi aveva promosso la Camera del lavoro, della quale divenne segretario. Autodidatta, aveva studiato fino alla quinta elementare, divenne il punto di riferimento dei contadini e degli operai di Sciara. Alla testa dei contadini che occuparono le terre del paese, ottenne significativi risultati come una più equa ripartizione dei prodotti agricoli a favore dei lavoratori. Carnevale sognava che venisse rispettata e applicata la legge agraria anche in Sicilia.

L'Unità con notizie sull'omicidio (dal sito Socialismo siciliano)
Gli interessi colpiti da queste conquiste furono tali che la reazione si fece presto sentire. I protagonisti di quelle proteste vennero intimiditi dai malavitosi con minacce fisiche, estese anche alle loro famiglie. Lo stesso Carnevale dovette lasciare il paese e per due anni si trasferì a Montevarchi in Toscana, dove trovò una cultura del lavoro e dei diritti sconosciuta in Sicilia, che gli diede forza e speranza.

Il funerale di Salvatore Carnevale (dall'archivio Lombardia beni culturali)
Tornato nel 1954 nella sua isola, trovò lavoro alla cava che forniva materiali al cantiere per il raddoppio della ferrovia locale. La terra, appartenente anch’essa al feudo Notarbartolo, era stata affidata, non certo gratuitamente, a un’impresa emiliana che non dimostrò scrupoli a far lavorare gli operai undici ore al giorno, pur pagandone solo otto. A quel punto l’irriducibile Turi promosse, il 12 maggio, uno sciopero e ottenne il pagamento delle ore che la ditta non corrispondeva da tempo, oltre al rispetto delle otto ore di lavoro.

Il cenotafio di Carnevale sul monte San Calogero (dal sito Istituto euroarabo di Mazara del Vallo)
I mafiosi, collegati ai lavori della ferrovia, si sentirono intaccati nel loro prestigio e si misero subito in azione. Considerato che né le lusinghe di future promozioni né le intimidazioni valsero a farlo desistere dai suoi propositi, passarono alle vie di fatto.

Pertini accanto alla lapide posta in memoria del sindacalista (Wikimedia commons)
Salvatore fu ucciso alle 5.30 del mattino mentre percorreva una mulattiera per recarsi al lavoro. Una decina di giorni dopo vennero individuati gli assassini, che si rivelarono essere uomini di fiducia della principessa: Giorgio Panzeca, Antonio Mangiafridda, Luigi Tardibuono e Giovanni di Bella.

Francesca Serio, madre dell'ucciso, con Carlo Levi (cr. U. Santino Wikimedia commons)
La madre Francesca Serio dimostrando grande coraggio si costituì parte civile e assistette a tutte le sedute del processo. La Corte d’assise condannò gli imputati all’ergastolo, ma in appello furono assolti per insufficienza di prove, verdetto poi confermato in Cassazione. I mandanti invece rimasero sconosciuti a tutti, tranne che agli abitanti di Sciara.

Leone con il segretario generale dell'Onu, Kurt Waldheim (Wikimedia commons)
Caso più unico che raro il processo vide opposti due futuri Presidenti della Repubblica: Giovanni Leone come difensore degli imputati e Sandro Pertini come patrono di parte civile. Lo stesso segretario nazionale della Cgil Di Vittorio spedì una affettuosa lettera alla madre, nella quale allegò un aiuto economico dell’organizzazione sindacale di 100.000 lire. Nenni, Macaluso, Pertini, Napolitano, Di Vittorio rimasero sempre vicini alla madre Francesca. La sua memoria vive nel libro di Carlo Levi Le parole sono pietre e nel film Un uomo da bruciare per la regia dei fratelli Taviani.
Il poeta Ignazio Buttitta compose questa poesia
Il poeta Ignazio Buttitta (Wikimedia commons)
Angelo era e non aveva le ali,
non santo eppur miracoli faceva,
in cielo saliva senza corde e scale
e senza alcun sostegno ne scendeva.
Era l’amore il suo capitale,
questa ricchezza a tutti la spartiva.
Turiddu Carnevali era chiamato
E come Cristo morì ammazzato.
Grazie al “Premio Salvatore Carnevale” e a quello dedicato alla madre “Premio Francesca Serio” la sua battaglia continua ancora oggi.
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