Diplomazia, invenzione di greci e romani

Diplomazia, invenzione di greci e romani

Bandiere davanti alla sede dell'assemblea generale dell'Onu (cr. Yerpo Wikimedia commons)

Gli antichi ne erano maestri anche se sempre in guerra  

Mentre le guerre continuano a fare strage e il presidente Trump prende di mira la Presidente del consiglio Giorgia Meloni, la grecista Carri ci offre uno spaccato dell'attività diplomatica al tempo degli antichi, greci e romani.

La diplomazia è una pratica molto raffinata che i greci ci hanno lasciato in eredità e che essi crearono per regolamentare sia i rapporti fra le pòleis - data la frammentazione politica del loro territorio - sia i rapporti internazionali. Si potrebbe pensare che, poiché le guerre nel mondo antico erano praticamente una costante, la diplomazia non esistesse o non fosse abbastanza efficace; essa era al contrario molto presente, proprio per l’alto livello di conflittualità, che aveva una natura prevalentemente territoriale.


Frank Kavcic "L'addio fra Ettore e Andromaca" (Wikimedia commons)


Nell’Iliade troviamo un considerevole numero di azioni diplomatiche attraverso le quali i protagonisti cercano una soluzione a situazioni di alta tensione, o addirittura alla guerra: i due episodi più emblematici sono l’ambasceria ad Achille e l’assemblea per decidere di porre fine all’assedio con un duello fra principi, prototipi delle ambascerie e dei congressi di pace di età storica.

Una scena dall'Agemennone di Eschilo allestito nel 2008 (Wikimedia commons)

Nel primo un rissoso Agamennone, conscio ormai di non essere in grado di controllarsi, fa - come si direbbe oggi - un passo indietro e invia tre ambasciatori per cercare di convincere Achille a tornare in guerra: Odisseo, paziente tessitore di trame e abile oratore, l’anziano e saggio Fenice e il forte Aiace.

Il giuramento di Donald Trump (cr. The White House Wikimedia commons)

Il passo è una vera e propria lezione di diplomazia che i moderni statisti dovrebbero leggere ogni volta che si preparano a un incontro diplomatico e non solo per le virtù retoriche necessarie in un discorso che voglia essere persuasivo, per le formule di cortesia e di elogio con cui i personaggi aprono e concludono le loro orazioni, per gli argomenti calzanti e precisi, ma anche per la capacità di ascolto del destinatario, un Achille profondamente ferito e offeso, che tuttavia accoglie con tutti gli onori, ascolta, risponde, approva molte delle ragioni degli ambasciatori, benché alla fine li congedi, rifiutando le offerte, ma con gentilezza.


N.H. Tardieu "La collera di Achille", stampa colorata (Wikimedia commons)


La diplomazia era dunque un’arte che richiedeva molta circospezione e soprattutto rispetto della controparte, come il poema fondativo della civiltà greca mostrava ai greci e mostrerebbe anche a noi oggi, se lo leggessimo. Nel mondo greco e romano non esistevano - come oggi – ambasciate permanenti negli stati stranieri, ma si effettuavano delegazioni di ambasciatori per ogni situazione specifica (presbeìs e legati). Alla vigilia della guerra del Peloponneso, dopo un congresso che aveva già di fatto deciso la guerra, passarono mesi di contatti diplomatici prima che le ostilità si aprissero: probabilmente a scopo propagandistico, per convincere la rispettiva opinione pubblica, ma vi furono.



A. Bida, "Bruto e il fantasma di Cesare" (Wikimedia commons)


Le missioni diplomatiche erano frequentissime, per non dire continue: nel mondo romano il più assiduo utilizzatore di legati per trattare alleanze e stipulare accordi con le singole tribù fu Cesare, il condottiero a cui il nostro Trump ama paragonarsi. Cesare conquistò la Gallia certamente con le sue legioni, ma anche con un’abilissima e spregiudicata attività diplomatica, che aveva come obiettivo quello di dividere le tribù e impedire la formazione di una nazione gallica che i suoi avversari, Ariovisto e Vercingetorìge, cercarono invano di realizzare.

H.P. Motte, "La resa di Vercingetorige" (Wikimedia commons)

Nel mondo greco, perennemente diviso nella frammentazione delle pòleis e in relazione costante da una parte con un colosso, l’impero persiano, dall’altra con i quasi parenti dell’Italia del sud e poi con l’impero romano, la diplomazia ricoprì un’importanza fondamentale: nella fase finale della sua lunga storia, nel II secolo a.C., fu lo storico e diplomatico Polibio a trattare con i romani in rappresentanza della Lega Achea e a stabilire con i suoi interlocutori, niente meno che gli Scipioni, un rapporto di stima e di amicizia che durerà tutta la vita.


Lo storico Giuseppe Flavio (Wikimedia commons)


Tempo dopo, un altro storico ebreo, Giuseppe Flavio, nel I sec. d.C. diresse prima la guerra di resistenza del suo popolo contro i romani, poi, caduto prigioniero, cominciò a collaborare con loro, convinto che questa fosse l’unica via di salvezza per evitare il disastro: collaborazionista per alcuni, pragmatico intermediario secondo altri. Il caso di Giuseppe Flavio dimostra come il ruolo di diplomatico potesse anche essere molto pericoloso e si prestasse a critiche e recriminazioni, come capitò a Demostene, quando fu accusato di avere ricevuto denaro da Filippo durante la sua missione diplomatica presso il re macedone.

Le rovine di Megara (Wikimedia commons)

Che gli ambasciatori in missione fossero persone fidate e irreprensibili è un aspetto che le parti in causa soppesavano attentamente, come le fonti testimoniano. L’azione diplomatica poteva anche essere esercitata da un terzo, che nel caso della Grecia antica era sempre una città, quando non si riusciva tramite un trattato a risolvere le controversie.

Una veduta attuale di Corinto (cr. N. Hartmann Wikimedia commons)
 
A volte l’arbitrato richiedeva la costituzione di una commissione e di una ispezione: nel 242 a.C. Megara, incaricata di dirimere le controversie territoriali fra Epidauro e Corinto, inviò ben 151 giudici. Una sorta di consolato onorario per tutelare i cittadini che viaggiavano all’estero era la prossenia, un incarico a cui i cittadini più facoltosi ambivano perché remunerativo, ma soprattutto prestigioso e motivo di onore, in quanto significava ampliare le relazioni personali e contribuire a rafforzare quelle internazionali della propria città.

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