Gandhi, la morte violenta di un pacifista
Il mahatma Gandhi nel 1931 (cr. Elliott & Fry Wikimedia commons)
La fede non lo protesse dall’odio religioso
Dopo aver combattuto e piegato l’Inghilterra con azioni di disobbedienza civile, con storici digiuni, con imponenti raduni di folle per cantare e meditare, il “Mahatma”, (in sanscrito “grande anima”) soprannome datogli dal poeta Tagore, Gandhi venne assassinato a Delhi alle ore 17 del 30 gennaio 1948, da un fanatico indù. Erano trascorsi solo sei mesi dall’indipendenza del paese.

Il poeta Rabindranath Tagore (cr. Hugo Erfurt Wikimedia commons)
Grazie a lui infatti, il 15 ottobre 1947, l’India aveva finalmente raggiunto l’indipendenza e si avviava lentamente a diventare una delle più grandi realtà socio-politiche del mondo. Non ignorò l’occidente, ma rivendicò al suo Paese il diritto di presentarsi con il suo volto originale e le sue possibilità nel consesso dei popoli civili, che è la speranza di domani.
Odi religiosi
Il difficile cammino intrapreso con la conquista della libertà dovette fare i conti con i conflitti e gli odi che dividevano la comunità indù da quella musulmana. Le faticose e laboriose trattative avevano portato in realtà alla nascita di due nuovi stati: l’Unione Indiana e il Pakistan. Non si trattò però di un risultato indolore.

La bandiera indiana (cr. Hari Mangayil Wikimedia commons)
La profonda divisione religiosa comportò un massiccio spostamento di musulmani dalle regioni indù e viceversa, migrazioni segnate da massacri perpetuati da entrambe le parti, nonostante i suoi continui appelli e gli scioperi della fame tesi a pacificare i contendenti.
La cartina indica la ripartizione del territorio fra India e Pakistan (cr. Super nabla Wikimedia commons)
Non a caso fu la mano di un fanatico induista, deluso della realtà che si era venuta a determinare, a premere il grilletto della pistola e a ucciderlo mentre andava nel giardino.
La morte
Due milioni di indiani assistettero al funerale di quel piccolo, magro e sempre sorridente uomo che aveva sfidato e vinto, con la sola forza della parola e dell’azione non violenta, l’impero britannico. Le sue ceneri, rispettando la sua volontà, furono disperse in diversi fiumi del mondo: Tamigi, Nilo, Volga e Gange.
La pira accesa per la cremazione di Gandhi (Wikimedia commons)
Gandhi, l’uomo che ha dato coscienza nazionale a 400 milioni di indiani, anche quel giorno si presentò ai fedeli avvolto nel “dhoti” bianco e prima di cadere a terra rivolse lo sguardo all’omicida congiungendo le palme nel segno di saluto e di pace.
Gandhi morì quando l’India, l’Inghilterra e il mondo avevano più bisogno di lui, prima d’aver raccolto un frutto, nel quale, forse, non si sarebbe riconosciuto completamente. Il suo insegnamento non andò comunque perso, diffondendosi e catturando seguaci in tutto il mondo.

Il personale del treno che trasportò le ceneri di Gandhi (cr. Ministry of information Wikimedia commons)
Di religione Vaishnava, Mohandas Karamchand Gandhi era nato da una famiglia agiata il 2 ottobre 1869 a Portbandar, nell’India britannica, magistralmente descritta dalle opere di Kipling. Dopo aver studiato legge a Londra, visse in Sud Africa fra il 1893 e il 1915, dove conobbe la disperazione e le sofferenze dei suoi connazionali.

La folla assiepata al passaggio del treno (cr. Ministry of information Wikimedia commons)
Giunto in India e stabilitosi nel Sabarmati Ashram nella provincia del Gujarat, diventò il profeta dell’ahimsa (non violenza), affondando le radici del suo insegnamento nella tradizione religiosa indiana, che s’incentrava nella fede di un ordine morale e sulla compassione per ogni forma di vita.
Arrestato più volte, i suoi insegnamenti vennero applicati al piano sociale e politico e la non violenza diventò il principio ispiratore nella lotta per l’indipendenza del Paese. Il valore della “Satyagraha” (vera forza della verità e della non violenza) ha ispirato in tutto il mondo generazioni di attivisti democratici, inclusi Martin Luther King e Nelson Mandela.
I viaggi
Il Mahatma era solito dire e ripetere a se stesso: “La non violenza è il primo articolo della mia fede, ed è anche l’ultimo articolo del mio credo”. Ironia della sorte l’apostolo della non violenza morì invece per un atto di violenza. L’11 e il 12 dicembre 1931, di ritorno dalla Conferenza di Londra, Gandhi si fermò brevemente a Milano e a Roma. Sceso dal treno con la moglie, avvolto nel dhoti bianco, scalzo, sorridente e senza alcuna scorta militare, sorprese per semplicità e gentilezza le autorità fasciste giunte per il benvenuto. Nella capitale incontrò Mussolini a Palazzo Venezia e visitò luoghi istituzionali e simboli del fascismo. Non volle ripartire senza però visitare anche la Cappella Sistina.
Gandhi a Roma con giovani fascisti (Wikimedia commons)
Per quel che si sa, Gandhi giudicò la visita come una sorta di stordimento, pur dichiarando che a suo parere Mussolini desiderava servire il proprio popolo. Questo almeno è quanto riportato da alcuni gerarchi presenti all’incontro, che certo vollero far intendere la perfetta intesa nata tra i due statisti.

L'attore Ben Kingsley interprete di Gandhi nel 1982 (cr. Gage Skidmore Wikimedia commons)
Di Gandhi si occupò anche il cinema. Nel 1982 il regista Richard Attenborough realizzò un film di successo che ripercorse tutta la vita, il pensiero e le lotte della “Grande anima”. Gandhi era interpretato da Ben Kingsley.
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