I crimini di Stalin in un rapporto segreto   

I crimini di Stalin in un rapporto segreto   

Un giovane Krusciov accanto a Stalin nel 1936 (Wikimedia commons)

Rivelati da Krusciov nel XX congresso del Pcus

Il XX Congresso del Partito comunista dell’Urss, il primo dalla morte di Stalin, è convocato a Mosca il 16 febbraio 1956 e l’inizio dei lavori appare simile a tutti i precedenti. La solita coreografia, le solite gigantografie degli eroi del socialismo e l’enorme statua di Lenin alle spalle della presidenza. Tutto il mondo, non solo quello comunista, guarda a Mosca per conoscere meglio il successore di Stalin e la sua linea politica. L’attesa dei compagni italiani è alta e pregna d’aspettative per le conquiste che attendono il proletariato mondiale.



Francobollo celebrativo del XX congresso del Pcus (cr. Poste sovietiche Wikimedia commons)


La delegazione italiana è composta dai rappresentanti di due partiti: il Pci e il Pc del Territorio Libero di Trieste. A guidarli sono rispettivamente Palmiro Togliatti e Vittorio Vidali.

Palmiro Togliatti con Nilde Iotti nel 1964 (Wikimedia commons) 

Nikita Krusciov appare a molti delegati un uomo rozzo, esuberante, aggressivo e imprevedibile. Eppure conoscono la sua storia e sanno che è un uomo determinato, capace di scelte difficili e imprevedibili. Tutti i presenti nel grande salone dei congressi notano con grande sconcerto che il nome di Stalin non viene mai nominato nella relazione del segretario. Il silenzio che cala sui lavori è opprimente.


Vidali nella copertina del libro di Patrick Karlsen, Il Mulino editore


Lo stalinista Vidali è particolarmente irritato e rinuncia a salire alla tribuna, limitandosi a inviare un messaggio di saluto alla presidenza. Togliatti lo rimprovera aspramente e gli consiglia prudenza. Al termine della prima giornata i delegati tornano nei rispettivi alberghi confusi e sospettosi di ciò che potrà attendere nei giorni successivi. La sera del 17 febbraio Togliatti riceve in albergo, come tutti i capi delegazioni, una misteriosa busta sigillata.

Stalin in un'immagine di propaganda sovietica (Wikimedia commons)

Si tratta del famoso rapporto segreto nel quale Krusciov accusa Stalin di ogni misfatto (arresti arbitrari, gulag, deportazioni di interi popoli) e di aver perseguito il culto della personalità, causando milioni di morti e gli insuccessi in campo economico. Il nuovo capo del Cremlino in realtà sa che deve giocare d’anticipo se vuole conservare il potere, salvare l’Urss e avviare un nuovo processo politico.

Krusciov allo stadio Dinamo di Mosca (Wikimedia commons)

La relazione è letta il 25 febbraio, a lavori del congresso ormai terminati, in una sessione a porte chiuse, davanti a una platea di dirigenti ammutoliti, silenziosi e increduli. Ai compagni più fidati Krusciov confessa: “Se certe cose non le avessimo dette noi, sarebbero state dette da altri contro di noi”.

Il giornalista Giorgio Bocca nel 1953 (Wikimedia commons)

Secondo Giorgio Bocca i fatti si sarebbero svolti così: “Salgono nella sua stanza d’albergo due ufficiali sovietici, posano sul tavolo un cofano di metallo, lo aprono. Dentro c’è il rapporto: Togliatti può leggere, ma i due ufficiali stanno di guardia alla porta. L’ordine per ora è di tacere”. A Vidali, che sconvolto lo raggiunge in camera e gli chiede cosa potranno dire ai compagni una volta tornati in Italia, il Migliore, fedele alla raccomandazione sovietica di tenere per il momento tutto segreto, risponde semplicemente: “niente”.

L'ingresso del New York Times come appare oggi (cr. Bryan Ledgard Wikimedia commons)

I comunisti di tutto il mondo apprenderanno del rapporto segreto solo il 4 giugno, grazie alla sezione stampa dell’Usis (United State Information Service), che è stata autorizzata a pubblicarlo sul New York Times dal Dipartimento di Stato americano. I comunisti apprendono così dagli avversari che il loro leggendario e amatissimo capo era stato in realtà un despota, un assassino, un malato.  L’effetto suscitato è enorme. Con la sua relazione Krusciov manda, infatti, inesorabilmente in frantumi i vecchi schemi di politica interna e internazionale.

Krusciov durante il viaggio negli Stati Uniti (cr. CarlAlbert archives Wikimedia commons) 

La responsabilità della sua diffusione in occidente è attribuita ad alcuni comunisti polacchi ostili all’Urss, che avrebbero passato alcune copie in occidente, ma molti vedono l’intervento interessato dei servizi segreti sovietici, che probabilmente già tramano per destituire Krusciov.


La prima pagina della rivista Nuovi Argomenti (Wikimedia commons)


Il 13 giugno anche Togliatti, consapevole del grande sconcerto che regna tra i compagni e conscio dell’impossibilità di continuare a tacere, rilascia un’intervista a Nuovi Argomenti, che fa molto discutere. Il suo intento è quello d’assicurare l’unità del partito e la continuità dell’azione politica, pur non negando critiche a Stalin. Cerca addirittura di giocare d’attacco lanciando la teoria del policentrismo: ogni paese, pur nel rispetto del primato sovietico, può e deve seguire la propria via al socialismo.

Malenkov, secondo da sinistra, accanto a Stalin (Wikimedia commons)

L’opposizione interna al regime sovietico è durissima e disperata, tant’è che solo nel 1957 Krusciov riuscirà a sbarazzarsi del gruppo antipartito interno, costituito da Malenkov, Molotov, Kaganovic e Shepilov.

Carri armati sovietici circondati dalla folla a Praga, 1968 (Wikimedia commons)

Il XX Congresso ha creato aspettative e suscitato nuove speranze, che per il momento sfuggono ai dirigenti sovietici, ma che si diffondono rapidamente negli altri paesi del Patto di Varsavia, creando i presupposti politico-ideologici della ricerca di un radicale cambiamento, spingendo i popoli soggetti al giogo sovietico a rivendicare la propria autonomia e indipendenza dodici anni prima della Primavera di Praga e trentatré anni prima del crollo del muro di Berlino.

Gorbaciov con Reagan nel 1992 (cr. Bob Galbraith Wikimedia commons) 

La via tracciata al XX Congresso sarà inarrestabile, e seppur con alti e bassi, con fasi regressive e di rinnovamento, il comunismo sovietico e il suo impero arriveranno alla loro conclusione con il suo ultimo segretario Mihail Gorbaciov.  

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