In Italia non c'è più posto per i re
Cartolina realizzata per le nozze di Umberto di Savoia e Maria Josè del Belgio, 1930 (Wikimedia commons)
La nostra storia è diversa dalla tradizione nordeuropea
Abbiamo pubblicato ieri l'articolo di Mirta Pollari sull'uscita dell'Italia dalla palude della guerra con la scelta repubblicana. Oggi pubblichiamo un articolo di Lara Burroni, anche lei educatrice, sul senso delle monarchie nelle democrazie europee.
Il 2 giugno di 80 anni fa gli italiani si espressero sulla scelta fra repubblica e monarchia: sebbene il distacco fra le due opzioni non sia stato abissale, gli italiani scelsero di essere una repubblica e la forma repubblicana del nostro Stato è inserita nell’articolo 1 della Costituzione mentre l’articolo 139 sancisce che la forma repubblicana stessa non può essere oggetto di riforma costituzionale.
Il sorriso di Anna Iberti, simbolo della scelta repubblicana (A. Patellani Wikimedia commons)
Quindi se discutere di un ritorno di re e regine in Italia è esercizio puramente accademico privo di una concreta possibilità di avverarsi, vale invece la pena parlare del ruolo della monarchia a capo di Stati e Nazioni europei evoluti quanto l’Italia. Qual è il significato di una testa coronata in Stati assolutamente democratici dove la classe politica è determinata da elezioni?
La casa regnante di Danimarca nel 2010 (cr. B. Ebbesen Wikimedia commons)
Analizzando le monarchie costituzionali oggi presenti nel mondo, e in Europa in particolare, scopriamo che le famiglie regnanti rappresentano oggetto di attenzione mediatica, la storia delle loro dinastie sono sulle prime pagine delle riviste perché a colpire sono i loro vissuti personali, i loro agi e le vicende fuori dal normale che le vedono coinvolte.
Re Carlo III e la regina Camilla il giorno dell'incoronazione (cr. Dept. of culture, media, sport Wikimedia commons)
Re e regine, ma anche gli altri membri delle famiglie reali, diventano figure di rappresentanza mentre la concreta attività di governo spetta a parlamenti eletti e governi. E’ questo il caso delle monarchie più note come Regno Unito, Spagna, Olanda, Svezia, Danimarca e, restando in Europa, possiamo metterci anche il Lussemburgo pur se il capo di Stato non è un re ma un Granduca, oggi il Granduca Guglielmo. Menzione a parte spetta ad Andorra dove i capi di stato sono due: il presidente della Repubblica francese e il vescovo della diocesi di Urgell (regione della Catalogna).
Il Granduca Guglielmo V di Lussemburgo e la Granduchessa Stephanie (cr. A. Michailidis Wikimedia commons)
Le monarchie assolute, a titolo di puro esempio, le troviamo nel sultanato del Brunei, in Oman, in Arabia Saudita e lo stesso Stato del Vaticano può essere considerato monarchia assoluta anche se il Papa per la gestione del potere si serve di organi delegati.
Hassanal Bolkiah, sultano del Brunei, e Salman bin Abd al Aziz al Sa ud, re d'Arabia Saudita (cr. Chin Yu Chu e Cuomo Wikimedia commons)
Quindi che senso ha oggi il parlare di un ritorno di una casa reale in Italia? Visti i vincoli posti dalla Costituzione il dibattito si potrebbe chiudere prima ancora di cominciare, tuttavia qualche considerazione astratta è comunque possibile. In un’Italia immaginaria con una monarchia costituzionale, i regnanti e famiglie avrebbero il ruolo di figure secondarie rispetto al lavoro svolto dagli organi parlamentari. Il re sarebbe la figura da far apparire nelle cartoline o nei poster da comprare nei negozi nonché il personaggio pubblico che occupa le prime pagine delle riviste in giro per il mondo.
Piatto commemorativo dell'incoronazione di Carlo III (dal catalogo Etsy)
Occorre però sottolineare che in Italia questa sarebbe una tradizione da costruire. Negli altri Stati i sovrani e le sovrane sono figure che ispirano fiducia e rispetto e ne è esempio il Regno Unito dove la famiglia reale è impegnata a costruire un’immagine positiva di sé che rifletta una positiva opinione del regno da parte del resto del mondo. Lo scandalo recente del Principe Andrea è un evento più che eccezionale che non a caso la Corona britannica ha gestito con fermezza e decisione, senza alcuno sconto alla testa blasonata. Caso diverso, ed è sempre un esempio, è l’Olanda dove molto spesso i reali abbandonano le vesti paludate per farsi persone comuni e stare con il popolo.
Il futuro re Umberto II con Mussolini nel 1940 (Wikimedia commons)
In Italia non credo che situazioni come queste sarebbero riproducibili perché, come la storia insegna e trasmette, la monarchia ha lasciato il Paese al suo destino senza prenderne parte, come è stato ben descritto nell’articolo di ieri della collega Mirta Pollari. Anche il più nostalgico fra i monarchici deve essere realistico: in Italia il tempo di re e regine è fuggito per sempre e il ritorno di un regnante non sarebbe nemmeno un pensiero utopico, sarebbe piuttosto un pensiero folkloristico, niente di più.
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