Ishii, il criminale di guerra mai processato
La persecuzioni dell'Unità 731 contro i cinesi (Wikimedia commons)
Microbiologo giapponese, sperimentò la guerra batteriologica su cavie umane cinesi
Dopo il processo di Norimberga del 1945 si tennero altri processi secondari dove furono giudicati, solo da corti statunitensi, imputati appartenenti a gruppi specifici del regime hitleriano: industriali, ministri, giudici, medici. Nel processo dei dottori finirono sul banco degli accusati in ventitré, tra responsabili della politica di eugenetica nazista e medici dei lager.

Imputati e difensori al processo di Norimberga (cr. Raymond D'Addario Wikimedia commons)
Sette di loro, tutti appartenenti alle SS, furono condannati a morte e giustiziati. Josef Mengele, il famigerato angelo della morte di Auschwitz-Birkenau, sarebbe stato certamente uno di questi. I suoi efferati esperimenti criminali, soprattutto quelli su bambini e coppie di gemelli, sono tristemente noti, anche se suoi colleghi compirono cose analoghe a Buchenwald, Dachau e altrove. Quasi sconosciuto in Occidente è invece il nome di Shirō Ishii, la cui opera nella Cina invasa dal Giappone rischia di far sembrare i crimini di Mengele e soci roba da dilettanti.
Al centro Josef Mengele, l'angelo della morte (Wikimedia commons)
Innanzitutto occorre inquadrare il contesto storico. Dopo la fine dell’impero e la proclamazione nel 1912 della repubblica con a capo Sun Yat-sen, leader del Kuomintang, la Cina venne sconvolta da colpi di stato militari e da una divisione dell’immenso paese in numerose regioni governate da grandi e piccoli signori della guerra (nasce qui la popolarità di questa definizione). Il caos durò più di dieci anni, fino a quando Chiang Kai-shek ereditò la leadership e riuscì a riunificare gran parte del paese, rompendo però l’alleanza con i comunisti e avviando la prima fase della guerra civile.

Sun Yat-Sen, leader del Kuomintang (cr. Hen Sil Mat Wikimedia commons)
Il Giappone, che già nel 1895 aveva sottratto alla Cina il controllo di Taiwan e della Corea, ne approfittò per invadere la Manciuria nel 1931, instaurandovi un governo fantoccio con a capo Pu Yi, l’ultimo imperatore (quello del film di Bertolucci). Nel 1935 si scatenò l’invasione generale che causò, in dieci anni di guerra, un numero di vittime militari e civili incalcolabile, probabilmente ben superiore ai 24 milioni di vittime sovietiche sul fronte europeo che oggi sono generalmente riconosciute. Solo nei mesi di dicembre 1937 e gennaio 1938 l’esercito giapponese massacrò, dopo la conquista di Nanchino, 250.000 civili sotto gli occhi attoniti degli osservatori europei, compresi alcuni esterrefatti nazisti tedeschi. Si tratta di una cifra più alta delle vittime di Hiroshima, Nagasaki e del bombardamento di Dresda messe insieme.

Chiang Kai-Shek nel 1940 (Wikimedia commons)
Shirō Ishii era un ufficiale giapponese, fanatico sostenitore della supremazia razziale nipponica, ma anche esperto microbiologo, che già nei primi anni Trenta ottenne di poter insediare in Manciuria un’installazione di ricerca sperimentale, poi conosciuta con il nome di Unità 731, che crebbe fino a diventare un’organizzazione con numerose sedi e migliaia di collaboratori, ben più grande di qualunque omologa istituzione nazista.

Shiro Ishii in divisa da ufficiale (Wikimedia commons)
Le cavie erano esseri umani, denominati in codice maruta, cioè tronchi o pezzi di legno, e il campo principale fu, con macabra ironia, mascherato e indicato come una segheria. I prigionieri erano procurati solitamente dalla Kempeitai, la terribile polizia militare (una via di mezzo tra Gestapo e SS, ma più feroce) ed erano per lo più membri della resistenza o semplici civili cinesi, mongoli o coreani.
Alcuni agenti della Kempeitai (cr. W. Pociagu Wikimedia commons)
Gli esperimenti prevedevano il congelamento progressivo, l'embolia indotta, il dissanguamento, ustioni progressive, l'esposizione a esplosioni ad altezze diverse, l'inoculazione di sostanze chimiche e germi patogeni. In tutti i casi si registravano accuratamente gli effetti fino alla morte finale del soggetto. Era prassi comune usare la vivisezione per controllare i risultati su organismi ancora viventi. Fin qui siamo ai livelli di Mengele, ma Ishii aveva una visione molto più ampia e ambiziosa: la guerra batteriologica.
L'edificio sede degli esperimenti su cavie umane (cr. Prince Roy Wikimedia commons)
Studiò e sperimentò sulle sue cavie peste bubbonica, tifo e colera, ma anche antrace, difterite, meningite, malattie veneree e molto altro. I suoi laboratori produssero quintali di batteri e germi patogeni nonché bombe e proiettili destinati a diffonderli. Dopo di che si passò ai test sul campo (almeno 12 accertati) rilasciando pulci infette su villaggi cinesi, infettando con il batterio del colera e
del tifo riserve idriche di alcune città e irrorandone le risaie.
Ricostruzione a grandezza naturale degli esperimenti di Ishii (cr. Gary Lee Todd Wikimedia commons)
Qui è letteralmente impossibile avere anche solo l’idea di un ordine di grandezza del numero di vittime, considerando pure che la Cina dopo vent’anni di guerre era già un paese martoriato da epidemie. Le stime più prudenti ipotizzano qualche decina di migliaia, di sicuro per anni dopo la fine della guerra la peste bubbonica flagellò la Cina settentrionale.

Shiro Ishii in divisa da parata (cr. Aising Wikimedia commons)
I sovietici catturarono e processarono molti dei sottoposti di Ishii, mentre lui, dopo aver fatto distruggere il più possibile la documentazione riguardo gli esperimenti, fuggì in Giappone. Qui venne arrestato dagli americani che però gli garantirono l’immunità a causa del potenziale militare delle sue ricerche e ne ottennero la collaborazione. Non fu mai condannato e il caso dell’Unità 731 fu insabbiato per decenni come altri crimini di guerra giapponesi (come la prostituzione obbligatoria nei bordelli militari a cui furono costrette decine di migliaia di donne cinesi e coreane) prima di tornare dolorosamente all’attenzione dell’opinione pubblica.
Ishii a una riunione di commilitoni dell'Unità 731 (cr. Aising Wikimedia commons)
Ishii visse tranquillamente da uomo libero ritrovandosi periodicamente con i suoi commilitoni. Morì nel 1959 e secondo la figlia fu battezzato cattolico sul letto di morte. Non si sa nulla di un suo pentimento.
Riproduzione riservata