La maestra uccisa da una calunnia
Una classe elementare fra fine 800 e primi del 900
La storia di Italia Donati che commosse tutto il Paese
Questa è una storia come tante altre che ancora oggi occupano quotidianamente le cronache dei giornali e dei media. La diffamazione, il pettegolezzo, l’invidia, il pregiudizio e l’ignoranza non perdonano e continuano a mietere vittime come oltre cento anni fa.

La maestra Italia Donati in una stampa (dalla pagina Fb La farfalla della gentilezza)
La triste storia di Italia Donati, che quando si verificò nel 1886 fece molto clamore e fu raccontata perfino dal Corriere della Sera, sembra proprio non aver insegnato nulla alle generazioni successive. Purtroppo, come si dice, la storia quando non la si comprende o non si conosce, inesorabilmente si ripete e i nuovi strumenti tecnologici hanno trasformato quel venticello maligno in un tornado omicida.
La notizia del suicidio sul Corriere della Sera
Italia Donati era una maestrina, figlia di un povero artigiano di spazzole di Cintolese, un paesino sui monti di Pistoia. La famiglia sopravviveva con l’aiuto di amici e parenti. Nata nel 1863, Italia aveva dimostrato fin da bambina tanta curiosità e capacità d’apprendimento da convincere i genitori a investire ogni risorsa nella sua educazione. Sfidando il destino famigliare la vollero a tutti i costi maestra. Il giorno del diploma fu il giorno più bello e allegro della famiglia Donati.
Il borgo di Porciano, dove avvenne la tragedia (cr. Mario 1952 Wikimedia commons)
Una volta conseguita l’abilitazione all’insegnamento, fu assegnata al comune di Porciano, che distava una decina di chilometri dal suo paese natio. Con il suo povero stipendio, quarantacinque lire al mese, riusciva a mantenere se stessa e a ripagare, almeno in parte, la famiglia dei tanti sacrifici per farla studiare. Italia si sentiva contenta e realizzata.
Maestra circondata dall'affetto dei bambini, secondo la retorica dell'epoca
Prese alloggio in una stanza della casa del sindaco, Raffaello Torrigiani, suo datore di lavoro secondo la legge Coppino, che affidava ai sindaci la responsabilità dell’educazione elementare. La casa ospitava al piano inferiore anche la piccola scuola del paese.
I pochi scolari che frequentavano le sue lezioni l’amavano come fosse una di loro.
Il sopruso
Ma Italia aveva un grave difetto: era bella, troppo bella. Destava l’invidia delle donne e il desiderio degli uomini. Subito dopo il suo arrivo in paese cominciarono, infatti, i pettegolezzi. Al sindaco, un bell’uomo sposato, venne attribuita la conquista della giovane maestra. In realtà i due avevano solamente allacciato un buon rapporto professionale e nulla più.

Il panorama dal portico della chiesa di Porciano (cr. Mario1952 Wikimedia commons)
Anche se probabilmente il sindaco era attratto dalla sua bellezza e la desiderava, nessuno poteva affermare di averli scoperti in atteggiamenti equivoci. In paese si mormorava anche di una relazione con il figlio del sindaco e perfino con il brigadiere dei carabinieri.
G. Fattori "Carabinieri a cavallo nella maremma" (Wikimedia commons)
Insomma Italia per il paese era un pericolo. Alcuni genitori stavano addirittura pensando di ritirare i propri figli dalla scuola per immoralità dell’insegnante. Il clima era irrespirabile. Ai genitori non disse nulla per non allarmarli. Solo il fratello ne era vagamente al corrente.
La maestrina con i bambini, copertina di un'edizione di Cuore
Non riuscendo più a sopportare tanta cattiveria, dopo aver informato il sindaco, chiese il trasferimento in un paese vicino, che però, per la cattiva fama che l’aveva preceduta, rifiutò di accoglierla.
Calunnia
Italia sentendosi sola, indifesa e non intravvedendo altra via d’uscita, si risolse a chiedere una visita ginecologica ufficiale per accertare la propria verginità. Era convinta che quella scelta estrema sarebbe stata la prova decisiva per tacitare ogni maldicenza. Anche il sindaco, che ora temeva la reazione della moglie, la incoraggiò in quella decisione. Il medico incaricato confermò e il referto fu comunicato addirittura in consiglio comunale alla presenza di un folto pubblico.
N. Bordigno, "La donna malata" (Wikimedia commons)
Ma anche la prova scientifica non sortì alcun cambiamento. Ricominciarono, infatti, i pettegolezzi, che ora la facevano addirittura incinta. La ragazza apparve a molti disperata, pallida, sciupata e trasandata nell’abbigliamento. La morale del tempo, la mentalità ristretta dei montanari che poco o nulla sapevano del mondo, non le lasciava scampo.
La tragedia
La sera del 31 maggio 1886 scrisse due lettere: una nella quale chiese perdono ai genitori e un’altra al fratello, Italiano Donati, con le sue ultime volontà. Il sogno di Italia di svolgere la sua professione in serenità e magari un giorno farsi una famiglia era orma svanito. La sua breve vita si era risolta in un fallimento.
Si diresse verso il mulino, lasciò in terra il grembiule rosso e si gettò nell’acqua del torrente. Una donna di passaggio riconobbe il grembiule e diede subito l’allarme. Le ricerche prontamente avviate la ritrovarono coperta dal fango del canale.

Il torrente Rimaggio nel quale la maestra morì (cr. Luca Nelli Flickr)
Nella lettera al fratello chiese, a riprova della sua illibatezza, che fosse eseguita dopo il suo ritrovamento una nuova perizia e di essere sepolta senza la partecipazione di chi l’aveva insultata. L’autopsia confermò ancora una volta la sua verginità e la pratica fu archiviata semplicemente come suicidio. Tutti i paesani si dichiararono all’oscuro di tutto. Solo il parroco ammise di aver sentito qualche maldicenza, ma di non aver dato peso alla cosa, giudicandole solo generiche e infondate voci di paese.

Anche Matilde Serao si interessò al caso (cr. Mario Nunes Vais Wikimedia commons)
Un piccolo corteo funebre, preceduto dal prete e seguito da una decina di alunne, raggiunse il cimitero. Pur trattandosi di un suicidio, il parroco decise di infrangere la legge che proibiva la sepoltura dei suicidi all’interno del cimitero cattolico, e dispose che fosse seppellita nell’angolo più lontano del cimitero, vicino al muro di cinta, con solo le iniziali del suo nome sulla croce.

La scuola intestata a Italia Donati a Cintolese (dal sito Cercalatuascuola)
I cintolesi commossi e amareggiati promossero una sottoscrizione per pagare il suo trasferimento nel locale cimitero. Del caso s’interessò sia il Corriere della Sera sia la stessa Matilde Serao, la quale trasse lo spunto per fare un’inchiesta sulla condizione delle insegnanti nelle scuole italiane. Una scuola oggi porta il suo nome.
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