Matteotti, l'eredità del suo pensiero
Ritratto fotografico del parlamentare Giacomo Matteotti (Wikimedia commons)
Gli ideali del martire trasmessi a tutti i sinceri democratici
Da nord a sud è pressoché impossibile trovare una città italiana che non abbia una via o una piazza intestata a Giacomo Matteotti. Al martire socialista sono intestate scuole, statue, monumenti e musei. Gli sono stati dedicati francobolli e premi, mostre e convegni. Numerosissimi omaggi artistici, letterari e cinematografici completano l’omaggio degli italiani al suo sacrificio.
L'omaggio di Bruno Buozzi nel luogo in cui Matteotti fu prelevato (Wikimedia commons)
Il più significativo per valenza simbolica è il monumento in bronzo eretto a Roma nel 1974 (a 50 anni dalla morte) nel punto in cui fu rapito. L’opera astratta dello scultore Iorio Vivarelli sorge sul lungotevere Arnaldo da Brescia. Recentemente sulla poltrona da lui occupata in Parlamento è stata affissa una targa con inciso il nome. In quel posto nessuno potrà più sedersi.
Dopo 102 anni
Tutto ciò si riferisce al culto della memoria dell’antifascista che più di ogni altro fece tremare il regime fascista e lo stesso Duce, e che la democrazia italiana ha voluto e vuole doverosamente tener viva. Dell’uomo Matteotti e delle sue scelte politiche ormai si sa tutto. Convegni, studi, libri ce l’hanno consegnato in tutta la sua interezza.

Sul lungotevere il monumento a Matteotti (cr. Lalupa Wikimedia commons)
Ma un interrogativo a oltre cent’anni dal suo assassinio si ripropone, ci interroga, mettendoci in discussione: quale è la sua eredità politica e umana nell’attuale società, così diversa da quella di allora? E se è ancora viva chi sono i suoi eredi? Innanzitutto penso che Matteotti possa essere considerato il padre della nostra democrazia. I valori che lo spinsero in politica furono, infatti, gli stessi che successivamente sono stati sanciti nella Costituzione repubblicana.
Le idee
I principi ispiratori che mossero Matteotti furono sostanzialmente tre: 1) la difesa della democrazia 2) la giustizia sociale 3) il valore e la difesa della pace e della libertà. Egli intese la politica come missione per il bene comune insieme all’impegno per rimediare alle diseguaglianze sociali e contrastare l’interesse privatistico cieco e amorale.
Il funerale di Giacomo Matteotti (da L'Illustrazione italiana Wikimedia commons)
Non fu un filosofo né un ideologo. Fu un moderno riformista, che aveva capito il legame che esiste tra le riforme strutturali della società e dello Stato e gli obiettivi della lotta per l’emancipazione delle classi più povere. Per questo motivo mise grande attenzione alla funzione della scuola laica, specie di quella al servizio dei lavoratori per renderli più consapevoli e capaci di combattere per i propri diritti.
La tomba di Matteotti a Fratta Polesine (cr. MadBob Wikimedia commons)
La sua autorevolezza politica nel partito e nel Parlamento derivò, oltre che dalla competenza giuridica, anche dagli approfonditi studi fatti in campo economico e finanziario, che gli permisero di confutare con ragion di causa i bilanci del governo e proporre soluzioni efficaci e realizzabili ai mali del Paese.

Luigi Einaudi con Alcide, padre dei sette fratelli Cervi (Wikimedia commons)
Per l’economista liberale Luigi Einaudi, Matteotti “aveva l’abito mentale dello studioso” che lottava per “l’elevazione di tutti gli uomini”. Rispettoso delle minoranze, delle diverse fedi religiose e dell’uomo inteso come individuo con i suoi limiti e sue potenzialità, considerò sempre la libertà di parola, di pensiero e di azione come un patrimonio dell’intera società da rispettare e difendere.

Il Duce Benito Mussolini (Wikimedia commons)
Nel ripudiare tutte le guerre e le dittature di destra e di sinistra, divenne l’alfiere della liberaldemocrazia, della centralità del Parlamento, dei diritti civili. Tutto il contrario di quanto voluto e realizzato dal fascismo. Non a caso Mussolini lo considerò il più pericoloso antifascista e lo volle morto.
Il lascito
Per tutte queste ragioni ritengo che i suoi eredi, oltre ai suoi discendenti diretti, cioè i socialisti, sia quelli della diaspora sia quelli che faticosamente cercano di ritrovarsi, possano essere individuati in tutti i sinceri democratici, indipendentemente dalle loro posizioni politiche, che ogni giorno fanno dei suoi valori la ragione del loro operare.
La cerimonia alla Camera nel centenario del delitto (Presidenza della Repubblica Wikimedia commons)
Il valore del pensiero e del sacrificio di Matteotti ha varcato i confini italiani per diffondersi in gran parte dell’occidente e non solo, conferendo un valore universale alla sua figura e al suo sacrificio. In un periodo storico come quello che stiamo vivendo nel quale tutto sembra rovesciarsi a favore del più forte, la sua voce risulta fra le più autorevoli nella lotta per l’affermazione della giustizia e della libertà di ogni popolo. Aveva ragione lui quando in punto di morte urlò ai suoi aguzzini “Uccidete me ma l’idea che è in me non la ucciderete mai”.
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