Orsini, tre bombe contro l'imperatore
H. Vittori Romano, "L'attentato a Napoleone III" (Wikimedia commons)
Prima di morire commosse Napoleone III con una lettera
Il cospiratore Felice Orsini nacque nel 1819 a Meldola (vicino a Forlì), una cittadina romagnola dello Stato Pontificio, dall’ufficiale napoleonico Giacomo Andrea di Lugo di Romagna e dalla madre Francesca Ricci di Firenze. Ancora sedicenne scappò in Toscana perché accusato di aver ucciso, forse per gelosia di una fanciulla o forse accidentalmente, un domestico con un colpo di pistola.

Orsini fotografato poco prima della ghigliottina (Wikimedia commons)
Il tribunale di Imola lo condannò dapprima a sei mesi, per poi assolverlo a patto che si facesse gesuita. Le conoscenze altolocate del padre e il denaro familiare fecero evidentemente miracoli. Dopo pochi mesi di noviziato chiese e ottenne d’essere rimandato a casa.
Il vessillo della Giovane Italia (Wikimedia commons)
Raggiunta Bologna per laurearsi in legge fece conoscenza con giovani repubblicani e si iscrisse alla “Giovine Italia”, pur essendo ancora dedito a una vita disordinata di amori e di baldorie. Partecipò alla prima guerra d’indipendenza (1848) nel corpo dei Cacciatori dell’Alto Reno. Nel 1849 venne eletto, su indicazione di Mazzini, deputato alla Costituente romana.

Giuseppe Mazzini (cr. Alinari Wikimedia commons)
Caduta la Repubblica Romana, riparò a Firenze, poi a Genova e a Nizza, dove ebbe due figlie, Ernestina e Ida. Nel 1853 guidò due tentativi insurrezionali nella zona di Sarzana e Massa, che però fallirono sul nascere. Pur non dimostrandosi sempre in sintonia con Mazzini, essendo più istintivo e meno politico del maestro, fece di tutto in Italia e all’estero per liberare la patria dai tiranni.

F. Miethe, "Ritratto di Emma Siegmund" (Wikimedia commons)
Arrestato e incarcerato, nel 1856 riuscì a evadere dal carcere, grazie all’aiuto della facoltosa Emma Siegmund, che riuscì a corrompere i carcerieri, dal castello di San Giorgio a Mantova, dove gli austriaci lo avevano rinchiuso dopo averlo fermato a Hermannstadt, al confine fra la Transilvania e la Valacchia.
Napoleone III e la moglie Eugenia (cr. Winterthaler e Boutibonne Wikimedia commons)
Da Mantova via Genova raggiunse Londra, dove trovò un editore di Edimburgo disposto a pubblicare le sue opere. Dopo poco tempo decise di trasferirsi a Parigi per preparare, insieme agli amici di ventura Giovanni Andrea Pieri, Carlo Di Rudio, Antonio Gomez, l’attentato all’imperatore Napoleone III e alla consorte Eugenia. Si disse convinto che il risultato dell’operazione avrebbe significato la liberazione a catena di tutti i popoli oppressi d’Europa, a partire da quello romagnolo.
Michele Rosi, stampa colorata dell'attentato a Napoleone III (Wikimedia commons)
La sera del 14 gennaio 1858 mentre il corteo imperiale procedeva verso l’Opéra, vennero lanciate tre bombe verso la carrozza reale, che procurarono una strage: 8 morti e 156 feriti. La coppia imperiale però rimase miracolosamente illesa. L’attentato scosse di orrore tutto il continente. Orsini e Pieri furono condannati a morte, mentre gli altri due cospiratori vennero condannati all’ergastolo da scontare alla Cayenna. Uno degli obiettivi che Orsini si era proposto era quello di impedire o rallentare lo scambio di terre tra Savoia e Alta Italia, a partire dalla città di Nizza.

Il processo a Orsini, alle sue spalle seduti Di Rudio, Gomez e Pieri (Wikimedia commons)
La reazione francese non si fece attendere. Immediatamente Napoleone chiese, un po' troppo imperiosamente, a Torino leggi draconiane contro i mazziniani e i giornali che li sostenevano. La risposta di Vittorio Emanuele II fu piccata e precisa: “Seguo la voce dell’onore e di questo onore rispondo solo a Dio e al mio popolo… Noi portiamo la testa alta da 850 anni e nessuno ce la farà abbassare…”.

L'esecuzione di Felice Orsini (Wikimedia commons)
Orsini, prima d’essere ghigliottinato, scrisse una lettera a Napoleone III così nobile, commovente e politicamente astuta da commuovere perfino il sovrano, che volle renderla pubblica. Eccone alcuni stralci tra i più significativi:
“Per l’attuale assetto politico dell’Europa sta oggi in poter vostro di fare l’Italia indipendente o di tenerla schiava dell’Austria e di ogni altra specie di stranieri… Rammenti la Maestà Vostra Imperiale che gli italiani (il mio padre stesso) accorsero a versare il sangue per Napoleone il Grande dovunque a questi piacque di condurli… Rammenti che sino a che l’Italia non sia fatta indipendente la tranquillità dell’Europa e della Maestà Vostra Imperiale è un puro sogno. Non disprezzi la Maestà Vostra le parole di un patriota che sta sul limitare del patibolo; renda l’indipendenza alla mia patria e le benedizioni di 25 milioni di abitanti la seguiranno dovunque e per sempre”.
S. Capisanti, "Ricasoli presenta il plebiscito di annessione della Toscana all'Italia" (Wikimedia commons)
Il liberale toscano Bettino Ricasoli commentò: “Orsini da carnefice è quasi diventato un eroe, e da lui la causa italiana ha fatto un gran passo”. L’ambasciatore austriaco a Parigi, Hubner, annotava nel suo diario: “Il processo Orsini, la grande attività del Partito Nazionale Italiano hanno per il momento scompigliato le idee dell’imperatore, lusingato il suo amor proprio, e risvegliato ricordi e tradizioni di un altro periodo della sua vita, di cui egli non ha ancora potuto completamente disfarsi”.

Francois-Xavier Fabre, "Ritratto di Ugo Foscolo" (Wikimedia commons)
In realtà in politica estera le idee di Napoleone III si dimostrarono chiarissime sia nel voler continuare le trattative con il Regno di Sardegna che nella preparazione della guerra all’Austria. Nel suo testamento Orsini scrisse di voler essere sepolto a Londra accanto a Ugo Foscolo, ma la sua volontà non fu rispettata. Venne gettato in una fossa comune di Montparnasse, a Parigi.
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