Pilla, il professore eroe di Curtatone
Pietro Senno, "La battaglia di Curtatone e Montanara" (Wikimedia commons)
Morì in battaglia incitando i suoi studenti toscani
Nell'anniversario della morte, iosonospartaco ricorda il professor Leopoldo Pilla dell'università di Pisa, caduto alla testa dei suoi studenti nella battaglia di Curtatone e Montanara, esempio di eroe risorgimentale.
Nella complessa trama del Risorgimento italiano, la figura di Leopoldo Pilla rappresenta uno degli esempi più fulgidi e tragici di come l’intellighentia accademica del XIX secolo abbia saputo coniugare il rigore della ricerca scientifica con la passione politica e l’amor di patria. Geologo di fama europea e professore stimato, Pilla non si limitò a osservare i mutamenti geopolitici del suo tempo dalla cattedra universitaria; al contrario, scelse di incarnare l’ideale dell’intellettuale militante.

Stampa del professor Leopoldo Pilla (cr. Panteon dei martiri della libertà Wikimedia commons)
Nato a Venafro nel 1805, nel Regno delle Due Sicilie, Leopoldo Pilla mostrò fin dalla prima giovinezza una spiccata attitudine per le scienze naturali. Sebbene la famiglia lo avesse indirizzato verso gli studi di medicina e chirurgia presso l'Università di Napoli, la sua vera e viscerale vocazione si manifestò ben presto nel campo della geologia, della vulcanologia e della mineralogia. La Campania, con la sua complessa attività geologica, divenne il suo laboratorio a cielo aperto. La sua instancabile attività di ricerca sul campo lo portò a esplorare dettagliatamente l’area dei Campi Flegrei, l’attività del Vesuvio e le strutture tettoniche dell’Appennino meridionale. I suoi scritti e le sue intuizioni sulla formazione delle rocce ignee e sui fenomeni sismici gli guadagnarono rapidamente la stima e l'ammirazione della comunità scientifica internazionale.

Fumarole dei Campi flegrei (Wikimedia commons)
Nel 1842, la sua reputazione era talmente solida che il Granduca di Toscana, Leopoldo II, nell'ambito di una politica di forte rilancio culturale dello Stato, lo chiamò a ricoprire la prestigiosa e neonata cattedra di geologia presso l’università di Pisa. La città toscana, in quegli anni, non era soltanto un polo d’eccellenza accademica, ma anche un vivace e ribollente centro di fermento politico. Nelle aule universitarie, nei caffè e nei salotti pisani, le idee di libertà, indipendenza costituzionale e unificazione nazionale circolavano vigorosamente, contagiando sia i giovani studenti sia la classe docente più illuminata. Pilla si inserì perfettamente in questo contesto, diventando un punto di riferimento non solo per la scienza ma anche per il dibattito civile.

G. Bezzuoli, "Leopoldo II granduca di Toscana" (Wikimedia commons)
Il 1848, la cosiddetta "Primavera dei Popoli", travolse l’Europa e l’intera penisola italiana con un’ondata rivoluzionaria senza precedenti. Quando il Regno di Sardegna dichiarò guerra all'Impero Austriaco, dando inizio alla Prima guerra d’indipendenza, l’entusiasmo accese gli animi della gioventù toscana, che si mobilitò alle armi, costituendo così il celebre Battaglione Universitario Toscano, un corpo di volontari composto quasi interamente da studenti e professori. Leopoldo Pilla, nonostante lo status di stimato docente, un'età non più giovanissima per la prima linea e una carriera scientifica all'apice del successo, non esitò un solo istante. Rifiutò la sicurezza e l'agiatezza del suo studio pisano per arruolarsi come volontario, ottenendo il grado di capitano della prima compagnia dei volontari.

Palazzo della Sapienza, sede storica dell'università di Pisa (cr. Lombres Wikimedia commons)
Il battesimo del fuoco, che si sarebbe tragicamente rivelato anche il suo estremo sacrificio, avvenne il 29 maggio 1848 nei pressi di Mantova, precisamente nei piccoli borghi rurali di Curtatone e Montanara. Qui, il contingente toscano – forte di circa 6.000 uomini, in gran parte giovani studenti e volontari civili male equipaggiati, privi di un reale addestramento militare e con scarse munizioni – si trovò a dover sbarrare la strada all'imponente esercito austriaco guidato dall’esperto feldmaresciallo Josef Radetzky, il quale avanzava alla testa di oltre 20.000 soldati professionisti, determinati ad aggirare le posizioni piemontesi.

F. von Amerling, "Il feldmaresciallo Radetzky" (Wikimedia commons)
La sproporzione numerica e tattica era schiacciante ma l’ordine impartito ai volontari toscani era tassativo e disperato: resistere a ogni costo per rallentare l'avanzata nemica e permettere all'esercito piemontese di Carlo Alberto di riorganizzarsi e schierarsi strategicamente a Goito. In questo scenario infernale, Leopoldo Pilla si distinse per un coraggio encomiabile e una straordinaria lucidità. Continuò a incitare i suoi ragazzi sulla linea del fronte, proprio nel settore più esposto di Curtatone. Mentre l'artiglieria austriaca martellava le posizioni italiane e le linee cominciavano inevitabilmente a cedere sotto il peso del numero,
G. Fattori, "Il cannoniere Gasperi" che combattè dopo essersi tolti di dosso gli abiti andati a fuoco (Wikimedia commons)
Pilla venne colpito in pieno petto da una palla di fucile nemica. Le sue ultime parole, raccolte e tramandate dai giovani superstiti della sua compagnia, risuonarono come un estremo, straziante atto d’amore per la vita, per la scienza e per la causa italiana: «Ah, Dio! Che sventura!». Un grido pronunciato non per vigliaccheria o paura della morte, ma per il profondo rammarico di non poter assistere al compimento dell'opera risorgimentale.

Re Vittorio Emanuele II e Radetzky (cr. J. Luiz Sala del Risorgimento Siena Wikimedia commons)
La battaglia di Curtatone e Montanara si concluse con la ritirata dei toscani e la perdita di numerosissime giovani vite, ma dal punto di vista strategico si rivelò un successo decisivo per le sorti della campagna. Il prezioso tempo guadagnato grazie al sangue versato da Pilla e dai suoi studenti permise infatti ai piemontesi di bloccare Radetzky a Goito il giorno successivo, salvando l'esercito sabaudo dal disastro.

Nel giorno della festa dei madonnari, il piazzale del santuario delle Grazie dov'era accampato il Battaglione toscano (Wikimedia commons)
La figura di Leopoldo Pilla venne immediatamente elevata a simbolo del Risorgimento nazionale: il prototipo perfetto dell’intellettuale puro che non si barrica nella torre d’avorio del proprio sapere, ma che decide di mettere il proprio corpo, la propria intelligenza e il proprio futuro a disposizione della libertà collettiva. La sua morte destò profondo cordoglio in tutta Italia, dal natio Regno delle Due Sicilie fino al Granducato di Toscana. Oggi, l'università di Pisa custodisce la sua memoria con profonda venerazione; il suo nome rimane scolpito a lettere d'oro nell’aula magna della Sapienza pisana, a perenne e imperituro ricordo di quel maggio del 1848, quando la cultura italiana scelse di scendere in battaglia per farsi nazione.
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